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CONGREGAZIONE FEMMINILE SUORE SERVE DEI POVERI

BOCCONE DI VITA - 28 AGOSTO

E la vostra messe sarà abbondante

A M. Vincenzina Cusmano, [1882], LeA II, p. 492.

Iddio vi farà raccogliere in un giorno il frutto di tanti mesi o anni di lavoro. Bisogna però essere costanti e fedeli nel rispondere a Dio nel fare la sua santa volontà, nello sperare in Lui. Quando voi avrete formato Gesù nel vostro cuore, sarà immediatamente trasfuso nel cuore degli altri e la vostra messe sarà abbondante. Coraggio! sono più i nostri difensori che i nostri avversari; e se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?

LA PIU’ GRANDE PREDILEZIONE»

«”Rabbì, dove abiti?”. Disse loro: “Venite e vedrete”» (Gv 1,38)
«Mi auguro che il Signore dilaterà sempre più il tuo cuore
e ti farà conoscere l’altezza della missione
alla quale ti ha chiamata.
Allora, fortunati noi se sapremo rispondere ai disegni di Dio!
Se cammineremo sempre nella sua adorabile volontà!»
(P. Giacomo Cusmano)

La comunità bocconista è nata per ridestare nel mondo lo spirito della carità dei primi cristiani. Desiderio del Fondatore era da tempo vedere sorgere una tale comunità che, informata alla carità di Gesù Cristo, tutta si dedicasse al servizio dei Poveri, nel «ministero di carità» che le è proprio. È la «gran sorte» a cui son chiamati i Servi e le Serve dei Poveri; sono «le gioie del Paradiso sulla terra».
Ma è una vocazione esigente: occorre distacco, abnegazione, vita di osservanza nella santa Volontà di Dio, nell’esercizio vigoroso delle virtù, nel superamento gioioso delle prove che Dio manda per irrobustire la vocazione.
S’impone pertanto una scelta oculata degli aspiranti e delle aspiranti, nella rispondenza ai requisiti richiesti, una soda formazione e la preparazione adeguata delle Suore, in vista anche della continuità dell’istituto, la «cura specialissima» della comunità dei Frati e dei Missionari, vocati alla «missione apostolica di evangelizzare i Poveri».
La preghiera per le vere vocazioni allora è costante e insistente: «La messe è molta e gli operai sono pochi».

 

Giorno 1

Le benedizioni del cielo per il novello anno
Alle suore della comunità di Girgenti, (1-1-1884, LeA I/1, p. 51).

Prima di tutto per me e per tutte le comunità nostre io auguro a voi tutte le benedizioni del cielo per il novello anno, perché, piene dello spirito della vostra santa vocazione, possiate veramente imitare la vita di Gesù Cristo che è norma e regola della vita vostra. Con questo, se Dio esaudisce i miei voti, io speso vedervi felici in terra e piene di tutte le perfezioni ed i meriti che un’anima osservante in questa santa regola può meritarsi, anche nelle azioni che da sé sole sembrerebbero necessarie o indifferenti.

 

Giorno 2

L’anno nuovo sia principio di vita nuova
Alle suore della comunità di Girgenti, (1-1-1884, LeA I/1, p. 516).

Voi l’avete visto nascere bambino, povero, esposto ad ogni miseria e sofferenza; e par che vi abbia invitato dalla sua culla dicendovi: «Io fo questo per amor vostro, e voi, cosa farete per me?». Figlie mie, io vorrei che la vostra risposta fosse pronta e di pieno amore: «Voi per me, mio caro Gesù, ed io per Voi, pronta ad incontrare ogni pena ed ogni soffrire, per corrispondere amore per amore». E per questo ho pregato caldamente il Signore che l’anno nuovo sia principio di vita nuova nella nostra comunità, vita di amore e di sacrificio per potere così ottenere la sorte di portare lo spirito della santa vocazione.

 

Giorno 3

Il desiderio di una comunità religiosa
A P. Daniele da Bassano, (19-5-1882, LeA II, p.2).

Il mio desiderio era di veder sorgere una comunità religiosa, la quale, informandosi alla carità di Nostro Signore Gesù Cristo, che fece sue tutte le miserie dell’umanità, tutta si dedicasse al servizio dei Poveri nello scopo finale di avviarli dagli stenti di questa vita ai gaudi del cielo.

 

Giorno 4

Perché far parte di questa comunità
A Suor Lucina Imperati, (30-8-1884, LeA I/1, pp. 603-604).

I santi hanno detto: «O patire o morire!». Ed anche si sono spinti più avanti: «Patire e non morire!». E voi, se non sentite questo gran desiderio di patire e morire pel vostro Gesù, servendolo nei suoi Poverelli, non so capire perché siete venute a far parte di questa Comunità, che è nata appunto per questo: per ridestare nel mondo lo spirito della vera carità dei primi cristiani, che si amavano l’un l’altro, con tutto lo spirito del sacrifizio.

 

Giorno 5

Anime fortunate quelle chiamate alla nostra regola
A Suor Lucina Imperati, (11-7-1885, LeA I/2, pp. 83-84).

Io chiamo sempre anime fortunate quelle che comprendono lo spirito della loro vocazione e procurano di rispondere con ogni fedeltà; ma molto più fortunate quelle che sono chiamate a praticare la nostra regola, perché avranno un paradiso anticipato, servendo Gesù nei suoi Poverelli. Resto contento di tutti e ne ho lodato e ringraziato il Signore, che ha voluto accordarci tanto favore.

 

Giorno 6

La sorte di seguire l’Agnello
Alle suore della comunità di Valguarnera, (24-4-1883, LeA I/1, p. 350).

Oh! questa certezza, questa realtà ha tanto di sublime e di amore, che mi fa mancare la parola e mi rende impotente a manifestarvene le gioie, che a modo di viatori uguagliano quelle del paradiso, quando, elevate dal lume della gloria, le anime pure e verginali avranno la sorte di seguire l’Agnello immacolato ovunque andrà, cantando un cantico che non sarà dato a tutti di capire! Questo cantico è il vostro amore verso i Poverelli.

Giorno natale di M. Vincenzina Cusmano: Palermo, 1826.
Anniversario della fondazione della Casa di Agrigento, 1882.

 

Giorno 7

Chiamate al ministero della carità
Alle suore della comunità di Valguarnera, (24-4-1883, LeA I/1, p. 349).

Chiamate come siete al ministero della carità di Gesù Cristo, vostra vita e vostro unico amore, ho ragione di credere che voi siate qui venute così staccate da ogni affetto terreno e così piene dello spirito di abnegazione di voi stesse, da esser capaci di consumare senza alcun ostacolo gli atti che il mondo giudica del maggior sacrificio, e che per il vostro cuore saranno del maggior diletto, trattandosi di servire e di sollevare dalle sofferenze il vostro amante Gesù, che a voi si rivolge nelle sofferenze dei suoi Poverelli, per essere aiutato dal tenero amore della vostra santa corrispondenza.

 

Giorno 8

Sorte più grande non può incontrarsi
Alle suore della comunità di Girgenti, (1-1-1884, LeA I/1, p. 516).

Fermandovi un momento a contemplare la gran sorte che il Signore vi ha accordato chiamandovi al gran ministero del suo servizio nei suoi Poverelli, capirete facilmente che sorte più grande non può incontrarsi sulla terra, perché, mentre il Signore affida a voi il suo stesso ministero per la salute delle anime, vi ammette per questo alle finezze del suo santo amore.

 

Giorno 9

La sorte di chiamarvi al suo servizio
A Suor Rosalia Truden, (22-5-1883, LeA I/1, p. 387).

La mia presenza è inutile senza quella di Gesù. Il Signore vi ha dato la sorte grande di chiamarvi al suo santo servizio per la vocazione alla quale ha voluto elevarvi e, per conseguenza, bisogna che acquistiate tutta quella prudenza e fortezza ch’è necessaria ad una Serva dei Poveri.

 

Giorno 10

Il Signore ti ha prescelta fra mille
A Carolina Cusmano, (24-9-1875, LeA I/1, p. 113).

Allieta il tuo spirito, figlia mia, pensando sempre che fai la volontà del Signore, seguendo la voce dell’ubbidienza. Pensa che il Signore ti ha prescelta fra mille alla gran sorte della sua predilezione, ed esultante di gioia non lasciare mai di offrire a Lui tutta te stessa unitamente alle opere della giornata. Di questo modo l’animo tuo sarà sempre confortato dalla sua carità e qualunque patire ti abbonderà di gaudio di vita eterna.

 

Giorno 11

La più grande predilezione
A Suor Maddalena Cusmano, (30-10-1882, LeA I/1, p. 268).

Iddio ti benedica sempre più, figlia mia, e ti faccia sempre tirar maggior frutto di quello che ti dico per mezzo della fredda e morta parola. Se io potessi rendervi quello che il Signore mi fa sentire per voi e per la vostra gran sorte, voi ne sareste liete sino all’entusiasmo, e non ci sarebbe una fra voi che non bruciasse ad un tempo di un grande amore per Gesù Cristo e per lo spirito della santa e privilegiata vocazione, alla quale, chiamandovi, vi ha mostrato la più grande predilezione.

 

Giorno 12

Corrispondente alla grazia della vocazione
A una suora, (19-7-1884, LeF II, p. 91).

Quando il Signore chiama un’anima a vivere in una comunità, infonde in essa il desiderio di quella tale osservanza, che forma lo spirito di quella Regola; e allora quell’anima sarà corrispondente alla grazia della vocazione, quando vive veramente di quello spirito.

 

Giorno 13

Quanto è dolce e soave vivere in comunità!
A Suor Lucina Imperati, (30-9-1884, LeA I/1, p. 602).

Oh! quanto dolce e soave sarà il vivere in comunità, quando, per lo spirito della vera osservanza, ogni oggetto che la compone sarà un membro di quella unità che forma il mistico corpo di Gesù Cristo! Io ho accettato con vera speranza le vostre promesse, e le ho offerte al Signore perché le avvalori con l’aiuto della grazia sua e vi faccia perseverare in essa sino all’ultimo respiro della vostra vita. Ma se voi per esperienza non proverete la dolcezza della vita comune nella santa osservanza interna ed esterna, non potrete mai arrivare a

 

Giorno 14

Con quest’abito, quello di cristiano
A M. Vincenzina Cusmano, (7-1-1883, LeA II, pp. 132-133).

Dissi (alle suore) come tutta la vita cristiana si riduce a dare a Dio la nostra volontà per fare in tutto l’adorabilissima volontà di Dio, nella quale è tutto il paradiso e la pace dei viatori; e chi non si fida di fare questo, farà benissimo di domandarmi di svestirsi, calcolando che con quest’abito svestono ancora quello di cristiano. Ma chi vuole continuare, deve veramente risolversi a dare a Dio la propria volontà e vivere di osservanza alla santa Regola. […] Preghiamo il Signore che tutti ne profittino e possano fare la buona risoluzione e mantenerla per tutta la vita; ma quelle che non risolvono andranno fuori.

 

Giorno 15

L’essenziale bisogno delle vere vocazioni
A M. Vincenzina Cusmano, (25-7-1883, LeA II, p. 102).

Oh! Sorella e figlia mia in Gesù Cristo, non posso io manifestare la forza del desiderio che sente l’anima mia per questo essenziale bisogno delle vere vocazioni, perché lo spirito della vera osservanza formi la nostra Comunità. Questo è il più gran regalo che le suore, figlie mie carissime, potrebbero farmi per vedere in loro l’immagine di Gesù Cristo e vedere ad un tempo assicurata la loro eterna salute e la perpetuità dell’Opera.

 

Giorno 16

Confermandovi Dio nella grazia della vocazione
A una suora, (7-11-1882, LeA I/1, p. 304).

Tutto, figlia mia, serve al Signore per compire l’importantissimo fatto della nostra salute! Confermandovi Dio nella grazia immensa della vostra santa vocazione, avete il bisogno di molta virtù ed accorgimento per sapervi ben regolare in tutte le vicende, che incontrerete per sostenere l’onore e la gloria del Signore; e questi ammaestramenti vi saranno salutari, per non perdere mai più la calma dello spirito in simili occasioni.

 

Giorno 17

Ho bisogno di sorelle secondo il cuore di Dio
A M. Vincenzina Cusmano, (12-5-1882, LeA II, p. 69).

Ma ho bisogno di sorelle e di sorelle secondo il cuore di Dio. Per questo do un voto di fiducia a te, cara sorella, perché sai scegliere le più adatte tra quelle che si presentano, prese le debite informazioni dell’onestà della famiglia alla quale appartengono, esaminata la vocazione e le virtù che adornano le postulanti, mettendole alle strette per la vita di sacrificio che debbono abbracciare, ove incontreranno lavori e sofferenze senza misura, e non altro compenso che quello di potere soffrire e morire per amore di servire a Gesù Cristo nei suoi Poverelli, facendo sempre e ad ogni costo la santa ubbidienza.

 

Giorno 18

Quando il Signore ci chiama
A una suora, (24-10-1882, LeA I/1, p. 265).

Figlia mia, sono sicuro che il buon Gesù vi ha scelto per sua sposa e vi ha chiamato al ministero del suo apostolato, perché nel vostro cuore non penetrasse altro amore fuori del suo, e gli interessi e le premure vostre non fossero altre che quelli della sua gloria, nell’interesse della salute delle anime. Quando però il Signore ci chiama, è necessario che l’anima sia pronta a rispondere coll’adesione della sua volontà; e come Dio si dà tutto a lei, così l’anima si dia tutta a Dio, in maniera che non abbia più propria volontà, propri desideri, ma la volontà stessa di Dio.

 

Giorno 19

La prova della vocazione
A una suora, (27-9-1885, LeA I/2, p.125).

La sua letterina mi ha addolorato moltissimo, non per la prova in cui trovasi l’anima sua, perché la tribolazione visita sempre le anime da Dio predilette, ma per il falso indirizzo che lei piglia. Deputato da Dio alla direzione dell’anima sua, ne sento tutto lo zelo caritatevole, e lei per la grazia della vocazione non dovrebbe né potrebbe rimanere tranquilla standomi tanto lontana.

 

Giorno 20

Come l’oro al fuoco
A una suora, (27-8-1885, LeA I/2, p. 126).

Da questa inversione alle disposizioni dell’adorabile volontà di Dio e allo spirito della vocazione, in cui il Signore si è degnato chiamarla, origina il disturbo che lei soffre, perché dà retta al suo cuore; e Dio permette questo, perché vuol purgarla come l’oro al fuoco.

 

Giorno 21

I rapporti d’amore con Gesù
Alle suore della comunità di Girgenti, (1-1- 1884, LeA I/1, p. 517).

Quanto sarete fortunate, figlie carissime, se entrerete in questi rapporti di amore con Gesù Cristo, vita nostra. Voi avrete il Paradiso anche in terra, perché sarete sempre unite al Signore e, con esso, sarete nel patire, lo sarete ancora nel gaudio eterno del cielo. Di questi momenti preziosi io ve ne auguro tanti quanti saranno quelli cella vostra vita, perché non vada perduto un respiro del vostro petto, un palpito del vostro cuore che non sia pel vostro Gesù.

 

Giorno 22

Innamorate di tanto bene
Alle suore della comunità di Girgenti, (1-1-1884, LeA I/1, p. 517).

Ho scritto mentre ho dovuto sentire e parlare con altri; e, per conseguenza, prego il Signore che vi dia quello che io non so darvi, il suo santo amore. Io mi sento struggere di questo desiderio di vedervi innamorate di tanto bene e non potrò essere tranquillo, finché non potrò vedervi così. […] Le tante fatiche furono accresciute da quelle del santo Ritiro con 25 aspiranti, delle quali 19 pigliarono l’abito e colla fondazione di questa casa in Monreale. […] Superiora, figlia mia, va avanti sempre a procurare la gloria di Dio e la salute delle anime, operando sempre pel suo santo amore e per la sua maggior gloria, quando non puoi riuscire ad avere le risposte che ti bisognano.

 

Giorno 23

Ad un unico tipo, secondo le proprie capacità
A P. Salvatore Boscarini, (18-6-1883, LeA I/1, p. 397).

Le fondazioni che si domandano sono senza fine ed io mi confondo, mancando di soggetti. […] Con la mia gita a Girgenti spero far scendere un altro buon numero di postulanti che vi attendono. Se la Signoria Vostra mandasse un buon contingente, da qui a poco si aprirebbe un altro santo Ritiro per equilibrare le forze di queste attuali case e fornire al più presto quella di Monreale e poi, nucleata la casa dei Sacerdoti, spero far durare un anno le aspiranti pria di entrare nel santo Ritiro per avere il tempo di istruirle ed educarle ad unico tipo e per tutto, secondo le proprie capacità.

 

Giorno 24

Quel tipo salesiano che studiammo
A M. Vincenzina Cusmano, [29-1- senza anno], LeA II, p. 497.

Come è bello questo giorno destinato a solennizzare la memoria di quel Santo ch’ebbe la sorte d’imitare Gesù Cristo nella santa mitezza ed umiltà del cuore! Quante reminiscenze care non ridesta nelle anime nostre per quel tipo salesiano che noi studiammo tanto da vicino, e del quale abbiamo la gran sorte di essere indirizzati alla vera vita, all’amore dolcissimo di Gesù Cristo, Vita nostra! Oh! preghiamolo, sorella e figlia mia, questo santo glorioso e dolcissimo, perché c’impetri la grazia di seguire il suo esempio, perseverando nelle norme che il padre nostro ci diede, e così acquistando la santa mitezza e l’umiltà del cuore, poterci fare tutti a tutti e guadagnare tutti a Gesù Cristo.

 

Giorno 25

Al servizio dei Poverelli
A un aspirante al sacerdozio, (10-7-1882, LeF I, p. 507).

Io non mi stanco di pregare per te il Signore a ciò ti faccia sacerdote secondo il suo cuore e disponga di te come egli vuole. Dirai al P. Filippello che io prego sempre il Signore, perché gli conservi questo desiderio di dedicarsi al servizio dei Poverelli di Gesù Cristo, e confido nel Signore che saprà trovare i mezzi di farlo ordinare presto. Si faccia però sempre la di lui SS. Volontà.

 

Giorno 26

Il Signore benedice l’istituzione
A P. Salvatore Boscarini, (21-5-1883, LeA I/1, pp. 385-386).

Son lieto nel vedere come il Signore benedice l’istituzione sin dal principio del suo avvicinamento, ed anche pria che le iniziali S.d.P. si fossero aggiunte alla onorevole e riverita sua firma. […] È appena nata cotesta casa, e già vi sono due sacerdoti, che gareggiano nello spirito della carità per la missione apostolica di evangelizzare i Poveri; e va a trovare quanti se ne aggiungeranno! Come vuole che io non festeggi questo tenerissimo avvenimento? Si faccia sempre più santo, carissimo Padre Salvatore, e ci attiri sempre più le benedizioni del Signore in quest’opera nostra nascente, la quale, se avrà soggetti che diranno davvero, farà gran bene per la gloria di Dio e la salute delle anime.

 

Giorno 27

Per questo, sorella mia, il Signore ci ha uniti
A M. Vincenzina Cusmano, (2-7-1877, LeA I/1, p. 158).

Guarda Gesù che pende dalla croce per la salute delle anime, senti la sete ardentissima che ha per la salute delle stesse, e supera ogni ostacolo per cooperarti a salvarle. Per questo, sorella mia, il Signore ci ha uniti; e quando noi consumeremo la nostra vita per sì santo fine, avremo fatto il migliore affare, saremo sicuri della vita eterna.

Introduzione della Causa di Beatificazione di M. Vincenzina Cusmano: Palermo, 1997.

 

Giorno 28

La nascente comunità dei frati e sacerdoti
A M. Vincenzina Cusmano, (7-3-1884, LeA II, pp. 211-212).

Sono in questa casa per ordinare il servizio dei Poverelli ed avviare la nascente comunità dei frati e sacerdoti. Il Signore sembra che volesse benedire anche questa altra parte della santa Istituzione, oltremodo interessante. E già abbiamo 7 Sacerdoti: P. Cusmano, P. Gambino, P. Amato, P. Luzio, P. Filippello, P. Boscarini, P. Indorante, Ch. Cacioppo, Ch. Cangelosi, e più 12 Frati, tra i quali uno è del continente. Vedi benissimo, quanto è necessario che io attenda un poco ad ordinare questa nascente comunità, la quale ha bisogno di una cura specialissima, perché trattasi dell’elemento più interessante, non solo, ma perché nasce ora ed ha bisogno di essere bene avviata.

 

Giorno 29

Un buon numero di frati ascenda al sacerdozio
Alla comunità dei Missionari e Frati Servi dei Poveri, (21-5-1883, LeA I/2, pp. 34-35)

Bisogna lavorare seriamente sulla comunità dei frati; e lo spirito della santa osservanza è oltre ogni credere necessaria, perché questo corpo interessantissimo sia da Dio prosperato e benedetto, colla misura che sarà necessaria allo sviluppo delle opere della maggior gloria di Dio. In breve io ritengo che saranno molte le fondazioni a farsi e bisogna che vi fossero un buon numero di frati, capaci per la scuola e per le arti; per questo mi raccomando molto alla carità dei PP. Missionari, non perdendo di mira quel piccolo nucleo, che fra essi frati possono preparasi per ascendere al sacerdozio.

 

Giorno 30

Il Signore mandi operai in questa vigna
A M. Vincenzina Cusmano, (18-11-1875, LeA I/1, p. 117).

Vogliono l’impianto del Boccone del Povero; ma io penso rimetterlo a tempi migliori, quando avremo soggetti nostri da inviare e non deve affidarsi l’opera a persone di altro spirito. Prega tu il Signore, sorella mia carissima, che mandi gli operai in questa sua vigna, giacché molta è la messe e gli operai sono pochi.

 

Giorno 31

La preghiera per lo spirito della vocazione
A Suor Maddalena Cusmano, (8-6-1885, LeA I/2, p. 51).

Benedissi il Signore e ringraziai la Mamma Santissima per la scampata catastrofe della casa nostra; desidero che giornalmente si faccia preghiera per lo spirito della vocazione, per ottenere operai nella vigna del Signore e per la custodia delle case nostre dai mali di contagio di ogni genere.

«UN PIEDE SUL CUORE E VEDRAI DIO»

«Prendete perciò l’armatura di Dio,
perché possiate resistere nel giorno malvagio
e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove» (Ef 6,13)
«Vuoi il segreto della perfezione?
Tieni sempre un piede sopra il tuo cuore
e vedrai Dio»
(P. Giacomo Cusmano)

Il termine «conversione» caratterizza un’inversione di tendenza, di rotta; non è una nozione statica, ma dinamica. Comporta due aspetti: uno negativo, l’altro positivo. Il lato negativo è rivolto verso il passato e presuppone la constatazione di trovarsi in una cattiva strada, stato di cui ci si comincia a pentire. Il lato positivo è rivolto verso l’avvenire e apre a chi si pente una nuova via, sulla quale egli non potrà impegnarsi che a prezzo di un rinnovamento.
La conversione deve avvenire fondamentalmente una volta per tutte ed essere decisiva. Ma è pur vero che nel processo della conversione siamo spinti a superare dialetticamente la tensione delle forze opposte che ci allontanano e ci avvicinano a Cristo. Non possiamo adagiarci nella convinzione di aver risolto una volta per tutte il nostro ritorno a Lui, perché continuamente e costantemente dobbiamo staccarci dalla situazione sbagliata, rinnovare l’adesione e riprendere il cammino con Cristo: un cammino per tutta la vita, essendo la conversione momento iniziale del nostro itinerario spirituale, ma anche stato permanente del cristiano.
Il lavorio della grazia di conversione deve condurci allora alla metamorfosi spirituale: «da bruco a farfalla», secondo l’immagine che il Cusmano deriva dal suo maestro Domenico Turano, o «dall’uomo vecchio all’uomo nuovo», sul tema della nota espressione paolina.
Bisogna anzitutto partire dalla conoscenza e accettazione di sé: le proprie «miserie» aiutano a «distruggere l’amor proprio», ci umiliano e ci aprono alla vita di fede nella misericordia di Dio. Ma occorre un serio lavoro di autoeducazione; è il lavoro ascetico che il P. Giacomo compendia nella nota frase: «calpestare il cuore», a cui fanno eco espressioni come «fare guerra al cuore», «fare il contrario di quanto suggerisce l’amor proprio», ecc.
Solo così noi giungeremo a «vedere Dio»: «un piede sul cuore e vedrai Dio». Dio in questa vita si attinge per la via aspra della fede; bisogna allora cercare il Dio delle dolcezze, non le dolcezze di Dio. Aridità, prove, penitenza sono i mezzi che, con la grazia dei sacramenti e la pratica fedele delle virtù, ci aiutano a raggiungere la vera libertà dei figli di Dio. Sono la grazia della vera conversione, la scuola perfetta alla quale Gesù ci educa, con la guida della Mamma nostra SS.

 

Giorno 1

Dio mi converta a sé
A P. Vincenzo Datino, (28-3-1872, LeA I/1, p. 68).

Io spero non opporre nulla in quanto alla mia volontà, nell’adempimento in me del divino volere, pronto a qualunque emenda pel passato, e corrispondere con fedeltà per l’avvenire; ma ho bisogno che Dio mi converta tutto a sé e mi muti in altro uomo, perché la terribile corruzione del mio cuore finisca una volta di contrastare ed opporsi all’adorabile volontà di Dio. Preghino molto per me.

 

Giorno 2

Vedo sparire il sangue e la carne
A M. Vincenzina Cusmano, [1872], LeA I/1, pp. 88-89.

Quale sia la soavità del sentimento che scende sino all’intimo dell’anima mia per i legami spirituali con cui il Signore, per pura sua misericordia, incordia sempre più le anime nostre al suo puro amore, io non te lo so esprimere. Certo è che io vedo sparire il sangue e la carne, per incominciare tra noi quella nuova vita di rigenerazione che eleva tutto alla sublimità dello spirito, alla vita nostra vera, all’alta ragione del nostro essere, al Verbo sublime di Dio. […] Tacciano da ora innanzi le crudeli e fallaci ragioni della carne e del sangue, […] Egli solo sarà il nostro centro e la nostra unione […] e vivendo in lui e per lui, saremo anche con Lui glorificati eternamente nel cielo.

Anniversario della morte della M. Vincenzina Cusmano: Palermo 1894.

 

Giorno 3

Il giorno della conversione non sia quello della morte
A P. Vincenzo Datino, (16-4-1872, LeA I/1, p. 74).

Sarò sempre lieto se il Signore mi accorderà la sorte di potere essere l’ultimo dei servi nella casa dei suoi Poverelli; ma ho bisogno ancora di moltissima purga per arrivare a tanta fortuna e un gran timore è nell’animo mio che questo breve allontanamento non fosse la terribile minaccia d’una perenne proscrizione. Preghi per me moltissimo e faccia pregare, perché il giorno della mia conversione non fosse quello della mia morte e non avessi tempo di servire ed amare il Signore in questa vita e per conseguenza.

 

Giorno 4

La metamorfosi del bruco in farfalla
A Suor Veronica e a Suor Celeste Calascibetta, (Senza data, LeF II, pp. 435-436).

Bisogna che il vecchio Adamo muoia in noi per vivere soltanto Gesù Cristo. […] Ed io presento a voi, mie buone figlie, la bella e graziosa metamorfosi del bruco in farfalla, siccome l’immagine della stupenda e divina trasformazione, che attende da Dio ciascun fedele in G.C. […] Il destino del bruco non è di rimanere verme sì brutto, che striscia per terra e si pasce di fango. […] E’ mestieri ch’ei passi nello stato di larva, e poi in quello di crisalide o ninfa dorata, e finalmente diventi farfalla, adorna di vaghi colori, che si nutre di miele e d’aria purissima e spieghi verso il firmamento il suo volo. […] Dall’immagine di morte passa felicemente ad una vita migliore; da quella specie di sepolcro, ov’era nello stato di crisalide, risuscita e viene fuori farfalla gloriosa e bella.

 

Giorno 5

L’uomo vecchio si cambi nel nuovo
A Suor Giuseppina Marocco, (Senza data, LeF II, p. 351).

Alla scuola del Nazareno bisognano altre idee, altri linguaggi, altre abitudini, altre pratiche, altri desideri, altri amori, altri convincimenti, altri trasporti, altri interessi, altre cure; insomma bisogna che l’uomo vecchio si cambi nell’uomo nuovo; e allora […] comprenderete che per edificare bisogna distruggere, per vivere bisogna morire, per essere glorificata bisogna essere distrutta. E ciò perché dal secolo le cose si vedono a rovescio e poi alla scuola di Gesù si apprendono nella vera drittura; e quando vi sarete abituata a questa scuola, leggerete in tutto con l’occhio di Dio.

 

Giorno 6

Meglio morire che offendere Dio
A Carmela Cusmano, (5-10-1875, LeA I/1, p. 113).

Non è questo, figlia, mia, il programma della nostra vita? Se la natura inferma mal si regge al passo e vacilla e cade, purché non sia volontariamente, non vi è moralità; ma questo serve alla cognizione della propria miseria, a sentire maggiormente il bisogno di Dio, del suo divino aiuto e l’anima prega e geme, finché l’ottiene e si libera della propria corruzione e distrugge in sé l’uomo antico per formare il nuovo in Gesù Cristo nella pienezza dello Spirito Santo.

 

Giorno 7

La nostra debolezza, un mezzo nelle mani di Dio
A M. Vincenzina Cusmano, (20-5-1864, LeA I/1, p. 26).

Profitta delle tue debolezze per umiliarti al cospetto di Dio e sapere compatire il prossimo in simili circostanze. La nostra debolezza è un gran mezzo nelle mani di Dio, per elevarci sino a Lui. Per questo mezzo Egli svela all’anima nostra l’orrore della nostra miseria e così distrugge l’amor proprio per darci il suo e unificarci nella sua volontà e nel suo amore. Questo è il nostro patrimonio: debolezza e miseria.

 

Giorno 8

Il peso della mia miseria
A M. Vincenzina Cusmano, (3-6-1864, LeA I/1, p. 41).

Il Signore non mi fa sentire al momento il peso della mia miseria e, per conseguenza, appoggiato al mio orgoglio, non vedo che vanità; ed il mio spirito si dissipa come acqua che scende dalle pendici. Prega tu per me, aiutami coi tuoi lumi e con le tue sante ispirazioni; io non lascerò di fare altrettanto, quando Iddio me lo farà sentire.

 

Giorno 9

Abbandonarci in Lui interamente
A M. Vincenzina Cusmano, (21-5-1864, LeA I/1, p. 27).

Questa sera non so dirti nulla, arida è la mia mente, muto il mio cuore; pure io son contento di essere così e non sento nessuna alterazione nel mio interno. So, per quanto mi è dato conoscere, so di essere una creatura vilissima, inabile ad ogni cosa; se Dio non me lo dà, pronta ad ogni male, se Dio non mi trattiene; e l’uno e l’altro dipendendo dalla sua provvidenza, conviene abbandonarci in Lui interamente, aspettando che faccia di noi quello che vuole, quando vuole e come vuole.

 

Giorno 10

Abbandonati alla sua Provvidenza
A M. Vincenzina Cusmano, (17-5-1864, LeA I/1, p. 21).

La volontà di Dio sia nostra pace. Nessuna cosa deve turbarci, neanco le nostre miserie: certo è che nulla può avvenire che non sia disposto dalla Provvidenza, e quando essa permette, anche le nostre miserie servono a santificarci e a glorificarla. Non ti angustiare di nulla, abbandonati intera alla sua Provvidenza, perché a sua scelta ti guidi per il suo santo volere. Vengono le tristezze e le tribolazioni; non ci smarriamo, sorella mia; esse servono a svelarci l’orrore del nostro cuore, ad aprirci l’abisso delle nostre miserie, perché esinaniti nella nostra nudità ricorressimo a Dio nello spirito della preghiera per implorare il suo aiuto.

 

Giorno 11

La mia miseria e nullità
A M. Vincenzina Cusmano, (28-5-1864, LeA I/1, p. 37).

Lo zelo di cui Dio ha investito il nostro buon Padre […] mi dice che Dio ha pensieri di pace e di misericordia su di me; egli anzi mi ha detto apertamente quello che il Signore gli ha fatto soffrire per me, ed io, contro ogni mio interno sentire, credo nelle sue parole. Loda tu e ringrazia Dio, sorella mia, per la sua grande misericordia, mentre io non so farlo, sentendo nell’orrore della mia miseria e della mia nullità una negazione d’ogni bene di Dio; e permettimi che mi taccia per timore di dire errori ed orrori. […] Anzi usami la carità di lacerare la presente, dietro che la leggerai, mentre spero ottenere di incurvare l’orgogliosa mia volontà a quella di Dio per non offenderlo più in avvenire.

 

Giorno 12

Una farfalletta attorno al lume
A M. Vincenzina Cusmano, (6-6-1864, LeA I/1, p. 44).

L’anima che Dio ha prescelto […] abbia la bontà di farsi guidare e di fare per l’obbedienza tutto quello a cui si sente negata. […] Nel momento in cui scrivo uno spettacolo di gran dolore si presenta agli occhi miei: una farfalletta bianchissima è venuta ad aggirarsi intorno a lume. Tanto io che il nostro buon Padre abbiamo cercato di afferrarla per metterla fuori dal balcone e liberarla dal pericolo di bruciarsi; però è stato tutto inutile […] ed è finita col bruciarsi. […] Io sono stato preso da un fremito interno, pensando che in questo pericolo son io e saremo tutti, se non ubbidiremo alla voce dell’ubbidienza, che è quella di Dio per liberarci di bruciare eternamente nelle fiamme dell’inferno!

 

Giorno 13

Chiedendo perdono di tutto il passato.
A Mons. Domenico Turano, (31-1-1874, LeF I, p. 212).

Il desiderio dell’anima mia è quello di fare in tutto il divino volere; e il timore di non averlo fatto sinora è l’unico dolore equivalente ad un martirio. Mi umilio dinanzi al Signore chiedendo perdono di tutto il passato e fiducioso nella sua infinita misericordia dico: Incomincio da oggi.

 

Giorno 14

Combattiamo e vinceremo
A Suor Veronica Calascibetta,
10-11-1885, LeA I/2, p. 244.

La vittoria però sarà nostra, perché certamente sarà Dio contro di cui il demonio non potrà mai far nulla. Le lotte servono alle nostre anime per potere essere veramente soldati di Gesù Cristo, militare nelle guerre della sua e della nostra salute. Non sarà coronato se non colui che avrà legittimamente combattuto. Coraggio adunque! Combattiamo e vinceremo. La benedico con tutti.

 

Giorno 15

Un solo amore: la volontà di Dio. Un solo odio: il proprio cuore.
A Suor Lucina Imperati, (29-8-1887, LeA I/3, p. 258).

Non è mai buono prestar credito al proprio cuore, perché l’esperienza ci insegna essere stato sempre il nostro ingannatore. Ed io le ho sempre consigliato di tenere queste massime a buona regola della sua vita: «Un solo amore: per l’adorabile volontà di Dio. Un solo odio: per il proprio cuore. Una sola diligenza: per allontanare da noi tutto quello che disturba la pace interiore del proprio spirito». Se lei dinanzi al Signore esamina la sua coscienza per tutto il periodo della sua vita, troverà che il male che avrà potuto commettere è stato sempre consigliato dal proprio cuore. E’ veramente il nemico più terribile, e molto più quando non l’abbiamo per tale, perché ha l’arte di farsi credere come vero e sempre ci inganna.

 

Giorno 16

Il contrario di quello che il cuore desidera
A Suor Giuseppina Marocco, (Senza data, LeF I, p. 483).

Se tu vuoi cambiare il tuo cuore con quello del buon Gesù, che anela di dartelo, fa’ sempre il contrario di quello che il tuo cuore desidera; e quando vengono i momenti che questo cambio si effettua, tu lo vedrai tranquillo, contento, unito al divino volere, senza altro desiderio che quello di Dio e della sua volontà, amante della sua gloria e della salute delle anime, pacificamente operoso, immobile in mezzo ad una grande attività; a questi segni potrai riconoscere che il buon Gesù te l’ha cambiato, e allora ti conviene afferrarlo e tenerlo stretto stretto al tuo seno per non lasciarlo mai più sfuggire.

 

Giorno 17

Non è lavoro da farsi in un sol colpo
A M. Vincenzina Cusmano, (22-5-1864, LeA I/1, p. 29).

Non abbiamo fretta, sorella mia. […] Non è lavoro da farsi in un sol colpo, bisogna che la scure ritorni più e più volte nello stesso taglio. [L’amor proprio] è come il legno che si ammacca per non farsi tagliare, l’acqua della conca che calpestata s’innalza: è insomma il più fiero nemico dell’anima nostra e di Dio. […] Non gli diamo retta, […] facciamo anzitutto il contrario di quello che ci suggerisce e interamente abbandonati in Dio, saremo sicuri di vedere estirpata dal nostro cuore quella mala erba; e allora non ci spaventerà più l’abisso delle nostre miserie, esso sarà il talamo nuziale nel quale l’anima nostra si unirà a Dio tenacemente, inseparabilmente, eternamente.

 

Giorno 18

Un piede sul cuore e vedrai Dio
A Suor Giuseppina Marocco, (Senza data, LeF I, p. 483).

Come senti un menomo scontento, un sentimento contrario al volere di Dio, una menoma diminuzione di quella pace, oh! figlia mia, sta all’erta! Ritorna a fare il contrario e con verace contrizione di’ al tuo Gesù che non vuoi ritornare sotto la schiavitù del tuo cuore ribelle, ma che vuoi per sempre il suo, […] e che, se è suo piacere che tu gemi per averlo e che si piace di vederti comportare il tuo per ridurlo al suo amore, allora ritorna a contrariarlo ad ogni suo palpito, perché di questo modo solamente potrai educarlo al suo santo amore. Vuoi il segreto della perfezione? Tieni sempre un piede sopra il tuo cuore e non smarrirai mai di vedere Dio.

 

Giorno 19

Dio mio! Voi siete il mio tutto!
A Suor Veronica Calascibetta, (24-11-1880, LeA I/1, p. 210).

Dio mio! Dio mio! Voi siete il mio tutto! Così vorrei che ripetessero sempre le buone figlie mie; e all’insurrezione del cuore e dell’amor proprio, mettessero sempre un piè sopra per montare più in alto e ripetere sempre la stessa aspirazione. Finché questo non succede, spero di potere io ripetere queste dolci parole e per me e per voi, sia nelle prospere come nelle avverse, aspettando di veder compito questo gran desiderio e nelle anime vostre e in tutto il mondo.

 

Giorno 20

L’aridità non impedisce la preghiera
A M. Vincenzina Cusmano, (14-5-1864, LeA I/1, p. 16).

Abbandoniamoci interamente in Dio con tutte le nostre miserie e freddezze. Egli, volendo, potrà arricchirci di tutti i suoi doni; non lasciamo pertanto di pregarnelo per quanto possiamo. L’aridità non impedisce la preghiera né scema la sua efficacia, anzi la fa più accetta a Dio, perché presenta l’anima nella sua nudità nell’abisso della sua miseria: e Dio, che si compiace di arricchire i poverelli, si commuoverà più di noi.

 

Giorno 21

La Mamma SS. compirà l’opera incominciata
A Suor Veronica Calascibetta, (1-1-1884, LeA I/1, p. 517.

Ricorrete alla Mamma nostra Santissima. Essa, che ha patrocinato la vostra causa finora, compirà l’opera incominciata e vi farà ottenere tanto bene, se voi sarete sue figlie fedeli, seguendola nell’osservanza della santa Istituzione. Avvicinatela con affetto e confidenza filiale, per suo mezzo conoscerete ed amerete sempre più l’unigenito Figlio suo, sposo carissimo delle anime vostre e arriverete alla sorte che vi desidero.

Solennità della Beata Vergine Maria, Madre della Misericordia
Inizio del Boccone del Povero: Palermo 1867

 

Giorno 22

Una buona confessione, una santa comunione
A mastro Pasquale della prima Comunità, (31-3-1872, LeA I/1, p. 61).

Iddio vi ha dato una bella occasione per la vostra santificazione, chiamandovi al suo santo servizio in questa santa casa di santità. Come avete profittato delle sue grazie? qual uso avete fatto dei doni di Dio? Una buona confessione, una santa comunione basta per assicurare la nostra eterna salute! Pensateci un po’ seriamente e pregate per me, che talora, mentre sento zelo per le altrui anime, non trascuri la mia! perché rinati tutti nella carità di Gesù Cristo potessimo scambievolmente aiutarci per guadagnare alle nostre povere anime la vita eterna.

 

Giorno 23

Succede di sbagliare la via…
A Suor Amalia Sesti, (14-6-1886, LeA I/2, p. 380).

Abbiamo bisogno di una longanime pazienza, nell’aspettare il tempo stabilito, perseverando nella preghiera e nell’esercizio minutissimo di ogni virtù. Succede ai viandanti sbagliare la via; ma per questo non vi è altro rimedio che tornare indietro sui propri passi, per ripigliare la via conosciuta e che sicuramente conduce alla meta. Iddio però, che tutto vede, non grava le anime oltre la giusta misura; essendo Padre di misericordia, non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Egli anzi mitiga il vento per l’agnello tosato, e lo copre di lana per guardarlo dalla neve; ed è a titolo della nostra miseria che largisce la sua sovrabbondante misericordia.

 

Giorno 24

La santa libertà dei figliuoli di Dio
A fra Giuseppe, della prima Comunità, (31-3-1872, LeA I/1, p. 59).

Trionfate oggi con G.C. nostro liberatore, pestate sotto i piedi il proprio cuore, acquistate la santa libertà dei figliuoli di Dio, che vi renda immune da qualunque schiavitù e vi fa signoreggiare sulle proprie passioni, rendete sempre più pure le vostre intenzioni nel divino servizio, rinunziate ogni tarlo che viene dall’amor proprio, dalla gelosia, dall’emulazione, dall’interesse.

 

Giorno 25

Il maestro dei maestri
A Suor Celeste Calascibetta, (11-3-1882, LeA I/1, pp. 233-234).

La scuola, alla quale il Signore educa le nostre anime, è la scuola più perfetta. Egli è il maestro dei maestri e sa toccare tutte le corde, tutte le fibre del nostro cuore, in maniera che, se sapremo profittare, cresceremo in ogni momento nella scienza dei santi, nel progresso della virtù e della carità. Non cade foglia senza volere di Dio, e quando il Signore permette le cose, ha sempre uno scopo santo a nostro riguardo, comunque in coloro che operano potesse esserci la malizia del mal fare.

 

Giorno 26

Vivendo in religione senza mutare le abitudini…
A M. Vincenzina Cusmano, (23-7-1887, LeA II, p. 384).

Io procuro impegnare questo tempo a far capire cosa importa la santa osservanza, perché, generalmente, non si capisce ed ogni lieve motivo basta per dispensarcene. Tutto quello che la Regola prescrive quanto allo spirito, si tiene come una bella notizia venuta dal cielo e, per questo, come una cosa molto alta e lontana da noi, sena mai riflettere che deve formare la norma della nostra vita attuale. […] E per conseguenza vivendo in religione, senza mutare le abitudini che si aveano pria di farne parte, non si acquista mai quella vita di fede, che ci deve far vivere, come gli angeli, della adorabile volontà di Dio.

 

Giorno 27

La grazia della vera conversione
A Suor Amalia Sesti, (1- 8 -1884, LeA I/1, p.570).

Preghiamo, figlie mie, che [la Gran Madre di Dio] ci ottenga la grazia della nostra vera conversione, e che potessimo dir davvero a corrispondere all’alta vocazione, alla quale il Signore per pura sua misericordia ci ha chiamato. […] Impegniamoci ad osservare la nostra santa regola per imitarla; e se non abbiamo avuto la sorte di essere sempre di Dio, procuriamo di esserlo da oggi in avanti e di esserlo interamente; non ci contentiamo delle apparenze, procuriamo la realtà e saremo felici.

 

Giorno 28

Via, dunque, e risolvi una volta.
A Suor Giuseppina Marocco, [1885], LeF II, p. 123.

Via, dunque, e risolvi una volta; il celeste Agricoltore viene ogni giorno nell’anima tua e se tu non lo cacci con le tue cattiverie, colle tue inosservanze, cogli umori del cuor tuo che inclinano a versarsi fuori della sua adorabile volontà, Egli stesso lavorerà con te e ti aiuterà a spiantare le erbe cattive, per mettervi quelle che producono buon frutto; e allora l’anima tua sarà colma e felice in qualunque travaglio e torture, perché dove è Gesù è sempre Paradiso.

 

Giorno 29

Cominciamo da capo
A Suor Giuseppina Marocco, [1885], LeF II, pp. 114, 116.

Non è questione di perdono. […] Quel che conviene è che tu attenda veramente ad un fare serio e costante, pel quale, ancorché il demonio o gli affetti di famiglia o i desideri dell’amor proprio vengano a disturbarti, tu abbia sempre una norma sicura del come regolarti per non farti ingannare mai più. ]…] Se anche tu per il passato avessi fatto tutto per tua volontà, per questo non devi mai cominciare a fare la volontà di Dio? Mettiamo punto fin qui. […] Non si parli più del passato. Cominciamo da capo. […] Sotto il manto e la protezione della nostra Mamma santissima.

«ALLA SCUOLA DEL CROCIFISSO»

«Abbà, Padre! Tutto è possibile a te,
allontana da me questo calice!
Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu!»
(Mc 14, 36)
«Avanti! non mirate il peso e la stanchezza della vostra carne,
avanti! con pienezza d’animo e di coraggio!
Ricordatevi che la croce porta al cielo!
e chi non si gloria in essa, non sarà per essa glorificata»
(P. Giacomo Cusmano)

La contemplazione dei misteri della Passione e l’immagine del Cristo Crocifisso accompagnano il cammino dell’anima innamorata del Cusmano e dei suoi seguaci. Mai riuscirà a staccare lo sguardo dalla croce chi ha decisamente imboccato il cammino della conversione che porta a Dio: vedrà Gesù gemere nell’orto degli ulivi, «pendere dalla croce per la salvezza delle anime», vittima dei peccati degli uomini; e sentirà in sé l’anelito a versare il suo sangue per cooperare con Lui alla salvezza dei fratelli, nel ricordo del sangue dei martiri, seme di nuovi cristiani.
Alla scuola del Crocifisso, l’anima cusmaniana imparerà a vivere nell’alveo della volontà di Dio, a perdonare i propri crocifissori, a cooperare anzi al loro bene, calcando le orme insanguinate del Cristo, convinta che «la croce porta al cielo» e che essa è la prova suprema dell’amore. Chi avrà legittimamente combattuto sarà coronato nel giorno eterno, il solo vero giorno: «tutto ciò che non è eterno è niente».
Allora chi segue il Cusmano dovrà mettere tutto l’impegno a imparare a «patire con Gesù», andando incontro con gioia alle contrarietà e alle sofferenze, nella convinzione che ivi troverà il suo Gesù: nelle contrarietà e nella croce. Lo cercherà allora al Calvario, seguendolo sulla via della croce. Correrà anzi ad «abbracciare la croce», perché solo così riuscirà a formare in sé «l’immagine di Colui che dev’essere il suo amore in eterno».

 

Giorno 1

Gesù che pende dalla croce
A M. Vincenzina Cusmano, 2-7-1877, LeA I/1, p. 158.

Guarda Gesù che pende dalla croce per la salute delle anime, senti la sete ardentissima che ha per la salute delle stesse e supera ogni ostacolo per cooperarti a salvarle. […] Non vi ha dubbio che, impegnati in tale missione, saranno molte le amarezze e le persecuzioni che ci attireremo. Vorremo incontrare noi una parte diversa di quella toccata a Gesù cristo, vita nostra?

 

Giorno 2

Gesù gemette nell’orto
A Suor Maddalena Cusmano, 28-9-1882, LeA I/1, p. 251.

Intorno a tutto ciò che si presenta amaro e difficile nell’interesse della gloria di Dio, che dobbiamo avere sempre come unico fine delle nostre intenzioni, anche nel cercare la salute delle anime, ricordiamoci che il nostro buon Gesù gemette tanto nell’orto finché ottenne la grazia sospirata. Preghiamo, adunque, e preghiamo con profondi gemiti del nostro cuore dinanzi al Signore, perché siano in tutti distrutti gli ostacoli di unione colla sua adorabile volontà; e tutti uniti a Gesù Cristo, nella preghiera, nell’amore e nelle opere, potessimo, dopo questo esilio, essere a Lui uniti nella gloria per cantare eternamente le sue misericordie.

 

Giorno 3

Il sangue dei martiri era il seme dei cristiani
A Suor Veronica Calascibetta, 1-4-1884, LeA I/1, p. 540.

Io vorrei che tu, carissima figlia, sollevassi un poco il tuo spirito, pensando che quello che soffri, hai la sorte di soffrirlo per amore di Gesù Cristo; e come il sangue dei martiri era il seme dei cristiani, perché molti per questo ottenevano la grazia della conversione, così vorrei che tu, offrendo sinceramente e con vera carità a Dio le tue sofferenze, ottenessi da Lui la grazia di vedere coteste anime piene del vero amore di Dio, siano dame, damigelle od orfane; e così la tua missione sarà la Dio benedetta.

 

Giorno 4

Padre, perdonateli, non sanno quello che fanno
A Suor Celeste Calascibetta, 11-3-1882, LeA I/1, p. 234.

Non dimenticate le parole proferite da Gesù Cristo sulla Croce, quando da quella cattedra di verità ammaestrava il mondo: «Padre, perdonateli, perché non sanno quello che fanno». Egli dice pei suoi crocifissori, e di questo modo mostra quanto è terribile il cuore umano, quando opera fuori la luce divina che può arrivare sino al deicidio! E come è immensa la divina misericordia che perdona anche questi enormi delitti, quando, per mancanza di vera luce, se ne ignora la malizia!

 

Giorno 5

Gesù si offre vittima
A una suora, 21-10-1882, LeA I/1, p. 255.

Egli è inchiodato nella croce da quei ribaldi crocifissori che lo volevano morto in mezzo ai più terribili strazi; lo schernivano, l’insultavano, lo calunniavano, lo bestemmiavano colla stessa ira e lo stesso odio di satana. […] E Gesù continua ad ammaestrarli dalla croce! Gesù sente il dolore dell’offesa del suo eterno Padre e si offre vittima! vede l’orrore della loro iniquità […] e prega per ottenere il loro perdono! […] Egli non s’indigna! non si vendica! non li castiga; ma muore per loro e col sangue che spiccia dal suo costato dà la vista al cieco che lo ferisce!

 

Giorno 6

Alla scuola del Crocifisso
A M. Vincenzina Cusmano, 2-7-1877, LeA I/1, p. 158.

Coraggio, adunque, sorella mia carissima, tempra il cuore all’ardente carità di Gesù Cristo e non temere mai i travagli e le pene che si possono incontrare nel cercare la gloria di Dio. […] Chi va alla scuola del Crocifisso apprender deve che si vive morendo e si vince perdendo; e, quando sarà maestro in questa strategia divina, allora sì che colla grazia del Signore sarà fatto degno di sostenere e di vincere le battaglie della maggior gloria di Dio.

 

Giorno 7

Non si lasci Gesù sulla croce pel trattenimento del Taborre
A Suor Maddalena Cusmano, 24-4-1883, LeA I/1, p. 353.

Superiora, figlia mia, a lei è affidata la santa osservanza nella misura della carità. Vadano tutte le suore alla comunione, al coro, ai ministeri della carità, ma in maniera che mentre una cosa si fa l’altra non si lasci. Non si lasci mai Gesù sulla croce pel dolce trattenimento del Taborre e chi oggi è al Taborre vi sia per avere maggior animo di seguirlo domani al Calvario.

 

Giorno 8

La pienezza del martirio
A Suor Maddalena Cusmano, 12-9-1883, LeA II, pp. 188-189.

Un’anima che si educa a tale scuola di sacrificio, non esiterà d’incontrare il martirio materiale più crudele; […] anzi lo incontrerà con maggiore prontezza e coraggio, perché troverà in esso la certezza di piacere a Dio e di eccitare la fede nel popolo spettatore delle sue strazianti torture, mentre costì è solo il Signore lo spettatore di sì grande spettacolo, e l’anima, in taluni momenti, non ha nemmeno il conforto di sapere che piace a Dio, anzi si sente da Dio abbandonata, come Gesù sulla croce; e in questo stato veramente viene a subire la pienezza del martirio, […] trattandosi non solamente del martirio del corpo, ma anche l’anima viene ad essere martirizzata in una tortura indicibile.

Anniversario della morte del P. Salvatore Gambino: Chihuahua (México), 1927.

 

Giorno 9

Calcando le orme insanguinate di Gesù
A P. Francesco Paolo Filippello, 28 – 5- 1887, LeA I/3, p. 63.

Oh! quanto è bella la dolcissima, ma incontrastabile volontà del Signore! Bisogna amarla sempre più finché riusciremo ad amarla unicamente a preferenza di ogni nostro volere, anzi col sacrificio della nostra stessa vita. E’ questo tutto il segreto della perfezione cristiana; fortunato chi lo raggiunge! Bisogna però spogliarsi di tutte le cose nostre, di noi stessi, e colla croce sulle spalle, calcando le orme insanguinate di Gesù Cristo, arriveremo a gustare la delizia di questa santa unione, che completamente può godersi nel gaudio del Paradiso.

 

Giorno 10

All’ombra della croce
A M. Vincenzina Cusmano, 28 – 4 – 1882, LeA II, p. 63.

Sento dentro di me un grave strazio, perché a me stesso sembra come se vi avessi lasciato in abbandono. Tanto sento nel mio cuore il desiderio di dividere i vostri stenti che quelli che [ho] qui mi sembrano pochi. Veramente il Buon Gesù mostra da ogni dove che ci vuole suoi seguaci e permette che la nostra debolezza si fortifichi all’ombra della sua croce, ove solamente troveremo vita e salute.

 

Giorno 11

Cooperarci al bene di coloro che ci crocifiggono
A M. Vincenzina Cusmano, 27-8-1882, LeA II, p. 115.

La mia debolezza ha desiderato le ali per esser con voi, ma il Signore mi ha incoraggiato; ed io spero che le buone figlie mie raccolgano la palma nel servizio del Signore non lasciandosi vincere nella pazienza e nella carità; ma piene di Spirito Santo cooperarsi sempre al bene di coloro che le insultano e le crocifiggono, ad imitazione di Colui che da noi e per noi è stato crocifisso nello spasimo più ardente della sua carità.

 

Giorno 12

La croce porta al cielo
A M. Vincenzina Cusmano, 21-7-1882, LeA II, p. 100.

Alla mia prossima venuta spero consolarmi moltissimo nel vostro spirito e nella vostra osservanza, perché Dio non opera invano e le sue cure paterne han dovuto fruttare molto nell’anima vostra; ne porto una specie di sicurezza. Fortunate voi che avete formato l’avanguardia nelle battaglie del Signore. Coraggio! La croce porta al cielo! E i vostri difensori sono assai più potenti e in maggior numero dei vostri nemici.

 

Giorno 13

Cosa vuol dire amare
A una suora, 30-8-1884, LeA I/1, p. 603.

Avanti! con pienezza d’animo e di coraggio! ricordatevi che la croce porta al cielo! e chi non si gloria in essa, non sarà per essa glorificata! E’ sulla croce che il Figliuolo di Dio glorifica il suo Eterno Padre, salva l’umanità decaduta, sposa le anime sue predilette! In essa dunque dobbiamo vedere il vessillo delle nostre vittorie! l’ancora della nostra salvezza! il talamo delle nostre nozze coll’Agnello immacolato! Chi non ama la croce non sa e non saprà cosa vuol dire amare!

 

Giorno 14

Tutto ciò che non è eterno è niente
A Suor Pasqualina Lauriano, 23-2-1888, LeA I/3, p.454.

La vera vita è nella fede, […] chi possiede questa vita ha già il possesso della vita eterna e conosce che tutto ciò che non è eterno è niente; per conseguenza si spoglia con facilità delle cose terrene e anche di se stesso, […] servendosene semplicemente per Dio e per l’eternità. Dette anime fortunate portano questa vita in pazienza, per questo solamente che serve loro per acquistarsi l’eterna, e la morte la portano in desiderio, perché la vedono come il principio della vera vita, che durerà in eterno, e che qui non possono gustare per altra via, che per quella della fede nella volontà di Dio.

Anniversario della morte del P. Giacomo Cusmano: Palermo, 1888

 

Giorno 15

Sarà coronato chi avrà combattuto
A M. Vincenzina Cusmano, 27-9-1884, LeA II, p. 234.

Non vi confondete delle contrarietà, se avrete l’umiltà, la pazienza e la carità di Gesù Cristo; col vostro sacrificio pianterete solidamente l’edificio della misericordia di Dio. Coraggio! la croce porta al cielo! e sarà coronato chi avrà legittimamente combattuto per Gesù Cristo; possiamo soffrire tutto, ed è sempre poco quello che abbiamo sofferto sinora.

Giorno natale di P. Giacomo Cusmano: Palermo, 1834

 

Giorno 16

La palma della gloria
A Suor Maddalena Cusmano, 27-8-1883, LeA I/1, p. 419.

Coraggio! La croce conduce al cielo! Bisogna avere grand’animo per camminare nelle vie di Dio, e chi si affida, senza esitare e senza pusillanimità, a cercare la sua gloria, non avrà mai nulla a temere, poiché Dio è la sua protezione eterna; e, a qualunque evento, avrà sempre raggiunto il vanto della sua retta intenzione, ch’è quella che costituisce il merito delle opere. Lavoriamo con amore e retta intenzione e raccoglieremo la palma della gloria, che il Signore riserva alle anime fedeli.

Battesimo del P. Giacomo Cusmano: Palermo, Parrocchia «S. Nicolò all’Albergheria», 1834

 

Giorno 17

Le parole senza le opere restano vane
A Suor Maddalena Cusmano, 2-10-1883, LeA I/1, pp. 433-434.

Cara figlia, bisogna dir davvero, dal detto al fatto vero è che corre un gran tratto, ma è pure vero che le parole senza le opere restano vane. Or io sono sicuro che la buona Suor Maddalena ha detto davvero che vuole correre in aiuto del suo buon Gesù, seguendo il suo esempio, imitando la svita; e quale occasione più propizia di questa potrà incontrare per confermare colle opere questo suo desiderio? Coraggio! figlia mia, la croce porta al cielo! non temere di nulla che il Signore ti aiuterà.

 

Giorno 18

Dio ci visita con la sua croce
A Suor Amalia Sesti, 2-2-1886, LeA I/2, p. 312.

Sia Dio benedetto che ci visita con la sua santa croce e più ancora se ci accorderà la grazia di portarla con verace amore. Coraggio! La croce porta al cielo! ed è il talamo nuziale dove l’anima nostra si unisce intimamente a Nostro Signore.

 

Giorno 19

A vespro il pianto, a mattutino letizia
A Suor Veronica e a Suor Veronica Calascibetta, 15-4-1875, LeA I/1, p. 111.

Figlie mie, la nostra vita, come dice il Profeta, può paragonarsi a un sol giorno; a vespro il pianto, a matutino letizia. Breve è il patire, eterno il godere. Fortunati noi se patiremo con Gesù Cristo; saremo con Lui glorificati. Coraggio! la croce conduce al cielo. L’amore di Dio rende soave il patire, ed il gaudio eterno non mancherà alle anime fedeli.

 

Giorno 20

L’amore si alimenta di sofferenza
A Suor Maddalena Cusmano, 20-11-1883, LeA I/1, p. 454.

Sia Gesù amato da tutti i cuori e la sua santa croce. […] Se il talamo nuziale è la croce, se l’amore si alimenta di sofferenza, perché ti scoraggi e ti affliggi? Io credo che starai male al punto da non fidarti più; e in questo caso ti do la santa ubbidienza di parlarmi assai chiaro per potervi rimediare; ma se questo non è, perché, mentre mostri di capire che l’amore sta nel patire, te ne addolori?

 

Giorno 21

Spirito di abnegazione e di sacrificio
A Suor Amalia Sesti, 15-10-1885, LeA I/2, pp. 201-202.

Non voglio che lei faccia voti, ma che viva del nostro spirito e il nostro spirito è spirito di abnegazione e sacrificio. E l’anima che non gioisce in questo stato, l’anima che non sa compatire Gesù sulla croce, quando sente l’abbandono del Padre suo, e con tutto questo terribile abbandono, pure abbandona tutta se stessa nelle braccia del Padre suo: «Pater, in manus tuas commendo spiritum meum», fuori di questo spirito non può trovare conforto nella nostra vocazione, che è quella di servire Gesù nel Povero.

 

Giorno 22

La croce si avvicina, correte ad abbracciarla
A Suor Lucina Imperati, 8-8-1885, LeA I/2, p. 115.

Noi sappiamo che il nostro buon Gesù, dopo l’Osanna, fu crocifisso e nella crocifissione liberò le anime nostre dall’inferno. Non temete adunque della croce, ma della lode; anzi, quando la croce si avvicina, correte ad abbracciarla, perché questo è il segno della nostra salute e delle nostre vittorie.

 

Giorno 23

La salute sta nelle contrarietà e nella croce
A Suor Giuseppina Marocco, 20-5-1882, LeF I, p. 499.

Guarda Gesù Crocifisso e capirai finalmente come la salute sta in ciò: nelle contrarietà e nella croce. […] Non vedi tu come Egli fu sitibondo per patire? L’ultima parola da Lui proferita sulla croce fu questa: «Consumatum est». Ora tu, figlia mia, devi sapere che nel testo originale ebraico questa parola è scritta col punto interrogativo: «Consumatum est?» Val quanto dire: che Gesù in quel momento che vedeva finire il suo patire ne aveva pena, perché tanto era il sentimento che portava nel suo divin cuore per la soddisfazione da dare al suo eterno Padre, e tanto l’immenso amore che sentiva per le anime nostre, che tutti quei terribili patimenti gli sembravano pochi; ed era come sorpreso, addolorato nel vederlo finire così presto.

 

Giorno 24

Vuoi trovare Gesù? Cercalo al Calvario
A Suor Giuseppina Marocco, 20-5-1882, LeF I, pp. 499-500.

Cosa va cercando la vergine sposa del Nazareno, quando fuggendo dalle umiliazioni, dai disprezzi, dalle calunnie, dalle sofferenze, va in traccia di conforti e di consolazioni? Ah! che non sia mai un tale orrore, un tale sbaglio! Ella senza saperlo si allontana dal suo amore! dal suo bene! dal suo sposo! dal suo vero ed unico amante e per conseguenza dalla sua vera felicità! Figlia mia, vuoi trovare il tuo Gesù in questa vita? Cercalo per tutti i luoghi… Dalla grotta di Betlem, che lo vide nascere, al Calvario, che lo vide morire, non passa che per un continuo soffrire… Se vuoi trovarlo adunque cercalo pel patire.

 

Giorno 25

Non è delle anime deboli
A una suora, 21-10-1882, LeA I/1, pp. 263-264.

Salire il Calvario, seguire Gesù nel cammino della croce, non è delle anime deboli, che mettono i loro affetti nelle creature, nelle cose terrene; e a questa prova non reggeranno, verranno meno per via, e si perderanno nella moltitudine…Non sia mai, sorelle mie, che alcuna fra voi venga meno e si perda. […] Oh! se non avete l’animo di amare veramente Gesù e di seguirlo sino al Calvario, abbiate almeno quello di pregare con Lui nell’orto di Getsemani! Aiutatemi colla preghiera, fate che il gran Dio si degni di accettare il mio sacrificio e di darmi la sorte di vedervi coronate con Lui nella gloria.

 

Giorno 26

Guardare Gesù sulla croce e offrirmi vittima con Lui
A Suor Veronica Calascibetta, 18-4-1884, LeA I/1. pp. 542-543.

Lette le tue affliggentissime note, non ho potuto fare altro che guardare Gesù sulla croce ed offrirmi vittima con Lui per la riparazione delle nostre ingrate corrispondenze. Oh! amato Signore, che moriste pregando per i vostri crocifissori, Voi mi fate sperare anche nei momenti della maggiore disperazione; ed io spero tutto dal vostro Cuore Santissimo anche nella posizione dove mi trovo. Questo solamente so dirti, figlia mia, in questi addoloratissimi istanti; e desidero che la tua preghiera si unisca alla mia nella fede più ardente dell’anima tua, per ottenere le grazie che bisognano nella nostra difficile posizione.

 

Giorno 27

L’unica via che conduce al cielo
A Suor Veronica Calascibetta, 18-4-1882, LeA I/1, pp. 543-544.

[La croce] è il più grande conforto della vita, è l’unica via che conduce al cielo. Coraggio dobbiamo avere nell’abbracciarla! e tanto più quanto più ci sarà dato di partecipare agli strazi e alle desolazioni del nostro amato Gesù.

 

Giorno 28

Fortunata se nessuno ti ama
A Suor Giuseppina Marocco, Febbraio 1885, LeF II, p. 133.

Fortunata tu, se veramente nessuno ti ama, se tutti ti odiano e ti disprezzano, e tanto fortunata tu quanto più sarai lieta di essere così disprezzata e abbandonata per amore di colui che volle essere disprezzato e abbandonato da tutti per amor tuo! … E di tutti questi disprezzi e abbandoni ti servi per conoscere maggiormente la tua miseria ed impegnarti a formare in te l’immagine di Colui che dev’essere il tuo amore in eterno.

 

Giorno 29

Abbracciare la croce
A Suor Amalia Sesti, 7-4-1886, LeA I/2, pp. 338-339.

Bisogna abbracciare la croce, perché in essa è la salute del mondo e di tutte le anime predilette da Dio. […] Oh! se le figlie mie capissero questo gran tesoro, come l’amerebbero! come farebbero scendere le celesti benedizioni sulla nostra istituzione, e colla loro apostolica missione. Oh! come sarebbero abbondanti i frutti del loro zelo! come si guadagnerebbero tutte le anime a Gesù Cristo! come si edificherebbero tutti i popoli! come sarebbero sollevati e guadagnati tutti i Poveri! come sarebbero santificate le loro stesse anime!

 

Giorno 30

L’abnegazione di noi stessi
A Suor Amalia Sesti, 7-4-1886, LeA I/2, p. 339.

Coraggio, figlie mie! la croce porta al cielo! risolvetevi di abbracciarla con amore e riuscirete a tutto. Ma badate che, per abbracciare con amore la croce, bisogna cominciare con l’abnegazione di noi stessi, col vivere di fede nell’adorabile volontà di Dio, per mezzo della santa osservanza e della perfetta obbedienza.

 

Giorno 31

Non vedi le orme del suo prezioso Sangue?
A una suora, Senza data, LeF II, p. 386.

È assai dolce all’anima assaporare i carismi di Dio, e sentire quella dolcezza che non gustata non si intende mai; ma non è in questo che si piace al Signore. Egli per venire a noi non prescelse la via dei fiori, ma quella delle spine, e tu lo sai, figlia mia, quanto volle patire per te, come nello stato di vittima sta sempre al cospetto del Padre suo per implorare continua misericordia sulle anime nostre. Abbracciamo la croce che Egli ci dà, saremo certe di ritrovarlo per questa via, perché è appunto quella per la quale Egli è venuto a noi; camminandovi non vedi tu le orme del suo prezioso Sangue che Egli vi ha stampate?

«LA RIVELAZIONE DELLA VERA VITA»

«Se dunque siete risorti con Cristo,
cercate le cose di lassù,
dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio»
(Rm 3,1)
«Vi benedico nel nome del Signore una per una,
tutte insieme coi Poverelli di Gesù Cristo.
Vi auguro la rivelazione della vera vita
nello spirito della fede di Gesù Cristo»
(P. Giacomo Cusmano)

«Nascere di nuovo» è il dinamismo del cristiano che è stato rigenerato dalla grazia e che vive la «vita nuova» in Cristo Gesù, quella vita teologale da Lui rivelataci e indicataci come traguardo del nostro itinerario spirituale. Mezzo efficace per conseguirla è la pratica costante della Regola cusmaniana.
Ma perché l’anima giunga alla meta, deve sottoporsi a un serio lavoro ascetico, che il Cusmano compendia nella nota frase: «calpestare il cuore», a cui fa eco l’espressione «fare il contrario di quanto suggerisce l’amor proprio». E’ un lavoro difficile e penoso, ma da farsi giorno per giorno con tenacia e fermezza. Solo così giungeremo a «vedere Dio»: «un piede sul cuore e vedrai Dio».
È evidente, però, che non è sufficiente l’ascesi negativa. Collaterale alla lotta al cuore deve esserci anche l’impegno positivo di «crescere nella virtù», perseguendo un cammino in costante crescita. A volte però il progresso nella virtù può accusare qualche battuta d’arresto; non bisogna scoraggiarsi, ma riprendere il cammino con coraggio e fiducia in Dio.
La «via dei sacramenti», la preghiera umile, unita al divino volere, il gusto profondo di «stare veramente nel Signore che bea», tutta intera la vita vissuta in un rapporto amoroso con Dio, «come l’ape attorno al favo di miele», fa già «vedere Dio» su questa terra e fa provare fin da ora «le gioie del Paradiso», pur tra le croci e le sofferenze.
È la «vita nuova» che il Padre augura alle sue figlie ed egli non si stanca mai di esortarle a lasciarsi invadere dall’amore divino fino a raggiungere lo stato di abituale unione.

 

Giorno 1

Nascere di nuovo importa…
A una superiora, Senza data, LeF II, p. 354.

Cosa importa nascer di nuovo? Nascer di nuovo importa che l’uomo, il quale per la sua prima vita avuta in Adamo doveva essere immortale tenendosi nell’innocenza naturale in cui Dio l’avea creato. Avendo perduto l’innocenza e con essa la vita, servendosi dei suoi sensi e della sua ragione che lo indussero a cadere nel peccato di origine; per riacquistare la nuova vita in Gesù Cristo non deve più vivere della sua ragione e dei suoi sensi, ma deve vivere di fede nella volontà di Dio.

 

Giorno 2

La suora che possiede la nuova vita
A una superiora, Senza data, LeF II, pp. 354-355

Qual è la suora che possiede questa nuova vita, e che può entrare nel regno di Dio? La suora che possiede questa nuova vita, e per conseguenza può entrare nel regno di Dio, è quella che non vive più dei suoi sensi e della sua ragione, ma di sola fede nella volontà di Dio.

 

Giorno 3

Come conoscere se una suora possiede la nuova vita
A una superiora, Senza data, Lef II, p. 355.

Come può conoscersi se una suora possiede questa nuova vita? Se essa tiene sempre la presenza di Dio, se fa ogni cosa per puro amore e gloria di Dio, se ama la di lui compagnia e porta sempre la contemplazione nella attività, e ama sempre di fare l’obbedienza, allora è certo che questa suora possiede questa nuova vita. Ma se non ha mai la presenza di Dio, […] se piglia le cose dalle mani delle creature, se fa le cose per piacere a se stessa o alle creature, se si trattiene sempre in compagnia del suo amor proprio, non contemplando Dio nell’attività, […] questa povera suora non vive della vita novella portata da Gesù Cristo e che conduce alla vita eterna, ma vive della vita naturale portata dal vecchio Adamo la quale finisce colla morte.

 

Giorno 4

La rivelazione della vera vita
A Suor Lucina Imperati, 27-3-1886, LeA I/3, pp. 341-342

Vi benedico nel nome del Signore una per una e tutte insieme coi Poverelli di Gesù Cristo. Vi auguro la rivelazione della vera vita nello spirito di fede di Gesù Cristo, nel quale voi, vivendo veramente, avrete la sorte di tener sempre la presenza di Dio; con immenso amore del vostro cuore avrete la sorte di ricevere tutto dalle mani di Dio con immensa pace, tranquillità ed edificazione; avrete la sorte di fare tutto per puro amore e gloria di Dio, di portare la contemplazione nella attività, di essere sempre sincere, semplici, umili e ubbidienti fino alla morte e alla morte della croce, e rendendo conto giornaliero, camminerete sempre per la via sicura dell’adorabile volontà di Dio.

 

Giorno 5

La vita dei giustificati è preghiera, sacrificio
A M. Vincenzina Cusmano, 25-5-1864, LeA I/1, p. 33.

Oh! come profondi i consigli dell’Altissimo! Chi può penetrarli? Adoriamoli nella nostra miseria e non desideriamo altrimenti. Per questo la vita dei giustificati nella misericordia di Dio per i meriti di Gesù Cristo, amor nostro, non è che una preghiera, un sacrificio. Ne sia sempre lodato e ringraziato ora e sempre e per tutti i secoli dei secoli.

Anniversario della fondazione della Casa di Valguarnera: 1883

 

Giorno 6

Dio ci purifichi e ci faccia suoi
A M. Vincenzina Cusmano, 4-6-1864, LeA I/1, pp. 42-43.

Preghiamo, preghiamo, sorella mia, perché Dio ci purifichi e ci faccia suoi; la sua misericordia sia la nostra speranza e la sua volontà la nostra pace; nel resto viviamo nella umiliazione del nostro nulla, come creta in mano del vasaio, pronti a pigliar quella forma che ci vien data.

Promulgazione della Lettera Pastorale dell’Arcivescovo Giovan Battista Naselli: Palermo, 1869.

 

Giorno 7

Custodire la grazia del Signore nel cuore
Al personale della prima Comunità, 31-3-1872, LeA I/1, p. 59.

Fratello Giuseppe, voi che avete ricevuto molte disposizioni naturali per ben ricevere, custodire e fare crescere la grazia del Signore nel vostro cuore, perché mentre siete dolente delle catene che vi ha legato al mondo, continuate a farvi schiavo delle pretensioni del vostro cuore? Trionfate oggi con Gesù Cristo nostro liberatore, pestate sotto i piedi il proprio cuore, acquistate la santa libertà dei figliuoli di Dio, che vi renda immune da qualunque schiavitù e vi fa signoreggiare sulle proprie passioni, rendete sempre più pure le vostre intenzioni nel divino servizio, rinunziate ogni tarlo che viene dall’amor proprio.

 

Giorno 8

Viva Dio che ha fatto tanta misericordia alla figlia mia!
A Suor Celeste e a Suor Veronica Calascibetta, 8-6-1877, LeA I/1, p. 178.

Il trionfo di un’anima contro la tentazione non solo è gaudio e consolazione della povera guida che porta lo zelo di Dio per la di lei salute, ma è ancora un grandissimo gaudio per tutto il Paradiso, perché in essa trionfa Gesù Cristo, ed il suo sangue prezioso viene ad essere glorificato. Viva Iddio che ha fatto tanta misericordia alla povera figlia mia! Viva il Sangue prezioso di Gesù Cristo che si è versato nella di lei anima avventurosa. Viva la Madre santissima che l’ha protetta così, e viva ancora la figlia mia che ha saputo lottare e vincere.

 

Giorno 9

Egli sa come ci deve guidare
A M. Vincenzina Cusmano, 18-5-1864, LeA I/1, p. 23.

Coraggio, sorella mia, se la nostra salute dipendesse da noi solamente, se l’edificio della nostra perfezione dovesse elevarsi secondo l’ideale della nostra perfezione, poveri noi! Ci riuscirebbe, come (fanno) le scimmie, di fabbricarlo nell’aria per vederlo rovinare in un momento. Lasciamo fare a Dio, sorella mia. Egli sa come ci deve guidare per distruggere in noi l’uomo antico ed edificarvi il nuovo.

 

Giorno 10

Il Signore vi corrobori nella sua grazia
A Suor Lucina Imperati, 8-8-1885, LeA I/2, p. 114.

Non una ma mille volte vi benedico, e lo fo tante volte ogni giorno, perché il Signore vi corrobori nella grazia sua e vi accordi le forze necessarie a sostenere in pace la lotta della sua gloria. Però mi pare che voi non dovreste mai agitarvi nelle contrarietà, ma dovreste accettarle come prova dalle mani di Dio, per esercitarvi nella fedeltà della vostra corrispondenza, prendendo consiglio dai vostri superiori, guardando la vostra regola, pregando il Signore che vi aiuti nei casi difficili, ad uscirne con quei mezzi pacati e pacifici che sa suggerire il santo amore di Dio.

 

Giorno 11

Le battaglie del Signore
A M. Vincenzina Cusmano, 31-3-1872, LeA I/1, pp. 80-81.

Per carità, scrivimi di tutto, di tutti e in particolare di te. Dimmi se la mia debole preghiera ha giovato all’anima tua, dimmi se la pace del Signore ha messo in calma il tuo cuore. Dimmi se, ceduta la tempesta, hai chiaramente conosciuto quale è l’economia del Signore nel permettere tante tribolazioni. Dimmi se ti sei incoraggiata a lottare nelle battaglie del Signore. Dimmi se hai ricevuto luce da conoscere come Dio è intimamente unito all’anima quando è Lui che la espone alla prova.

 

Giorno 12

La via dei sacramenti
A una suora, 12-11-1882, LeA I/1, pp. 312-313

E dico alla stessa (Suor Rosaria) che il nostro amato Signore che diede la sua vita per ognuno di noi, la diede ancora per quello avventuroso giovane, morto senza i conforti della religione; e quando gli diede la grazia di riceverlo nel suo cuore e di mondarsi l’anima, era Lui che andava a visitarlo ed a redimerlo colla sua grazia di predilezione, che ci accerta di averlo salvato. Noi siamo obbligati a cercarlo per la via dei sacramenti, e se non facciamo questo, non possiamo cooperare alla nostra salute.

 

Giorno 13

La coscienza, norma delle nostre azioni.
A una suora, 20-6-1884, LeF II, p. 87.

Il Signore ci ha dato la coscienza perché servisse per norma delle nostre azioni. Se lei ha fatto bene le sue confessioni non ha ragione di stare inquieta. Del resto io le ho detto sempre di pregare così: «Signore, se in questo stato io ci sono per colpa mia, ricordatevi che sono fattura delle vostre mani e redenta dal sangue preziosissimo del vostro Unigenito Figliuolo e redimetemi intera; se ci sono per volontà vostra, duri la prova quanto piace a Voi, purché Vi glorifichi in ogni mia miseria».

 

Giorno 14

Il Signore Padre nostro
A una suora, 28-9-1887, LeA I/3, p. 368

Sono contentissimo della sua lettera e molto più la incoraggio a sperare nella grazia del Signore, il quale, essendo Padre nostro, non vuole altroché il nostro bene e la nostra eterna salute e fossero i nostri peccati quanto l’arena del mare, appena con sincero dolore ci rivolgiamo a Lui, è sempre pronto a riceverci nelle sue braccia, anzi dentro il suo cuore.

 

Giorno 15

Romperla col proprio cuore
A Suor Giuseppina Marocco, Febbraio 1885, LeF II, p. 132.

Capisco che tali cose succedono a tutti e che non vi sarà anima che arrivar possa alla perfezione senza questa alternativa di cadute e di risorse; ma bisogna convenire che tante anime che sanno romperla presto e bene col proprio cuore, sono capaci di trar profitto dalla esperienza e dalle avvertenze nella via dello spirito.

 

Giorno 16

Mentre ti chiama, non ti vuole separare da Lui.
A una suora, Senza data, Lef II, p. 356

Tu, figlia mia, non sei Santa Teresa e con più ragione guardando un poco te stessa devi sentire il bisogno di cominciare da capo. Ma non di disperarsi perché la disperazione è l’ultimo delitto e non mostra un verace pentimento. Calmati, figlia mia, e confortati. Mentre il Signore ti avverte, vuol dire che vuole il mutamento e non la disperazione. Mentre ti chiama, è segno che vuol farti sua e non ti vuole separare da Lui. Risolvi adunque sul serio e appunto perché non puoi fidarti di te stessa tanto manchevole e tanto debole, appoggiati a Gesù Cristo via tua inseparabilmente.

 

Giorno 17

L’ubbidienza, assicurazione pel Paradiso.
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 358.

Possiamo tutti mancare, ma il trionfo della grazia è solo di Gesù Cristo, e per conseguenza bisogna sempre nelle ammonizioni prepararsi colla preghiera e coi santi lumi e ricorrervi come il mezzo più efficace, finché non si ottiene il pieno trionfo. Così tanto le suore che la superiora avrete tutte il gran merito della santa ubbidienza, la quale è sicura fonte di assicurazione pel Paradiso. Chi ubbidisce sempre può star sicura della sua eterna salute, come sventuratamente debbo dirvi che chi non sente l’amore vero ed unico di questa virtù trovasi sempre in grandissimo pericolo.

 

Giorno 18

La preghiera umile, unita al divino volere.
A Suor Lucina Imperati, 8-8-1887, LeA I/3, p. 171.

Fa benissimo a fare perseverare tutti nella preghiera. Procuri però d’ispirarle al vero gemito della preghiera umile, unita al divino volere, per amore e gloria sua, e col sentimento della vera contrizione, la risoluzione di volere essere tutte di Dio, il desiderio della vera conversione di tutti e soprattutto con quella fede viva, che assicura la grazia, perché nostro Signore Gesù Cristo ci ha insegnato che qualunque cosa noi domandiamo in suo nome all’Eterno suo Padre ci sarà accordata.

 

Giorno 19

La preghiera è onnipotente
A M. Vincenzina Cusmano, 25-9-1885, LeA II, p. 280.

Preghiamo! La preghiera è onnipotente e tutto si ottiene, quando vi si ricorre con fiducia e con santo distacco. Viva Gesù che ci ha arricchito di tanti beni e ci ha regalato la Mamma, che pensa a tutto e ci aiuta ad ottenere tutto.

 

Giorno 20

La preghiera forma l’uomo interiore
A Carmela Cusmano, 5-10-1875, LeA I/1, p. 114

Non lasciare la santa orazione; è da essa che si tira il vero spirito, che l’uomo interiore si forma, e l’anima viene ad elevarsi sulle cose create ed ascende fino a Dio. Ti raccomando l’ubbidienza ai superiori e la carità con tutti. Abbraccia la soave ma incontrastabile volontà di Dio e allora troverai la vera felicità.

 

Giorno 21

Il talamo nuziale nel quale l’anima si unirà a Dio.
A M. Vincenzina Cusmano, 22-5-1864, LeA I/1, p. 29.

Non gli diamo retta, sorella mia, né prima né dopo, facciamo anzitutto il contrario di quello che ci suggerisce (l’amor proprio) e interamente abbandonati in Dio saremo sicuri di vedere estirpata dal cuore questa mala erba. E allora non ci spaventerà più l’abisso delle nostre miserie, esso sarà un tesoro delle divine misericordie, sarà il talamo nuziale nel quale l’anima nostra si unirà a Dio tenacemente, inseparabilmente, eternamente; e allora, sorella mia, non ci resterà più nulla da fare qui in terra, saranno finite le nostre fatiche e Dio ci porterà ove ora aneliamo col desiderio.

 

Giorno 22

Le gioie del Paradiso sulla terra.
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 350.

Gesù è in loro che voi seguite, ed ecco l’altezza della vostra gran sorte, l’immensa profusione delle misericordie di Dio che vi ha voluto arricchire così, ed ecco le gioie del Paradiso sulla terra. Le sentite voi nel vostro cuore? oh! non mi dite di no, perché questo mi farebbe spavento! impegnatevi invece a sentirle, troncando, con generosa recisione, qualunque attacco che il vostro cuore potrebbe ancora occultamente conservare verso le creature e sotto qualunque titolo il più semplice, il più puro, il più santo; togliete ancora e con maggiore studio e destrezza quello che potrebbe restare verso voi stesse.

 

Giorno 23

Risvegliamoci da questo sonno di morte.
A una suora, 21-10-1882, LeA I/1, p. 259.

Figlia mia e sorelle mie carissime, risvegliamoci da questo sonno di morte: entriamo nelle dolci relazioni del nostro Dio. Egli ci ha prediletto, ci ha chiamati ad un perenne convito: non è noia né soffrire il servire il Signore! Gli angeli e i santi ne tirano la loro eterna beatitudine nell’eternità, e noi dovremo sentirne tutta la gioia e la felicità nel tempo! Dovremmo fare a gara per servirlo e sacrificarci per Lui.

 

Giorno 24

Siete reliquie del Dio vivo, che abita in voi.
A una suora, 21-10-1882, LeA I/1, pp. 261-262.

Quale fortuna non è mai questa per la povera e caduta umanità? E quanto più grande non è la nostra, avendoci Egli chiamato a servirlo ed amarlo nel nostro prossimo, nei suoi Poverelli! Deh, non guardate no, non guardate più coll’occhio vostro materiale le creature, con cui Dio vi fa convivere, e quelle ancora al cui servizio vi fa dedicare. Guardate, adunque, in voi stesse pria di tutti questo Dio dell’amore, perché coll’alito suo vi ha ispirato lo spirito della vita e vi ha creato in anima vivente a sua immagine e somiglianza. Voi siete adunque tante reliquie del Dio vivo, che abita in noi, e così dovrete apprezzarvi e custodirvi anche nei rapporti con voi stesse.

 

Giorno 25

Per possedervi un momento solo
mi contento di perdere tutto.
A Suor Veronica Calascibetta, 4-3-1877, LeA I/1, p. 145.

Dio mio, voi siete tutto per me. Non voglio altro che voi solo e per possedere voi solo rinunzio ogni cosa, vi desidero in ogni istante della mia vita e per possedervi un momento solo mi contento di perdere tutto. Fiat, Fiat, Fiat.

 

Giorno 26

Come l’ape attorno al favo di miele
A Suor Maddalena Cusmano, 30-10-1882, LeA I/1, p. 268.

E’ un perenne concerto lo stato vostro, e oltre la gioia e la pace del Signore nel vostro cuore non si dovrebbe trovare altro. Se il nemico vostro e di Dio vuol funestarla, cacciatelo subito e ricomponetevi sempre alla santa ilarità. Come l’ape attorno al favo di miele io vi vedo attorno a Gesù Cristo vita nostra, ed esulto nel supporvi così e nel vedere che il Signore così vi vuole. Coraggio e avanti sempre. Tutto per Gesù e con Cristo nel tempo e nella eternità.

 

Giorno 27

Lo stare nel Signore, che bea
A M. Vincenzina Cusmano, 11-8-1883, LeA II, p. 183.

Celebrai la santa messa ed ho pregato per tutti, ma in modo speciale per te, perché il Signore ti assista in tutte le cose e ti confermi nello spirito della santa osservanza, pel quale otterrai quel dir davvero, quello stare veramente nel Signore, che bea, che fa sante le anime per l’avvertita presenza di Dio, che ispira l’amore e assorbisce intera la creatura al suo creatore.

 

Giorno 28

Se non mi credi, fanne l’esperienza
A Suor Giuseppina Marocco, [1885], LeF II, p. 134.

Devi sapere, figlia mia, che il cuore è come una grande montagna che si frappone tra l’anima e Dio. Quando l’anima resta alle falde di questo gran monte, non può affatto vedere Dio, e se pure vuole seguirlo si trova sempre come tu ti sei trovata, in mille smarrimenti. Ma quando l’anima si avventura a salire per questo gran monte, a misura che lo va calpestando, andrà respirando un’aria più pura, e quando poi l’avrà calpestato tutto e starà sulla sua cima, allora vedrà Dio, ne sentirà il grato profumo e comincerà ad esserne attratta a seguirlo senza impedimento. Se tu non mi credi fanne l’esperienza, e quando sarai sulla cima allora mi saprai dire il resto.

 

Giorno 29

Le gioie del Paradiso sulla terra.
A Suor Lucina Imperati, 29-6-1887, LeA I/3, p. 83.

Oh! quale gioia sarà per me, quando potrò vederle piene di ogni dono di Dio, impegnate nel vero spirito della santa osservanza a servirlo nei suoi Poverelli! Fortunate, se diranno davvero a raggiungere tanto bene! proveranno le gioie del Paradiso sulla terra, e Gesù Cristo sarà la loro eterna mercede in Paradiso, ove, insieme alla Mamma nostra, lo godranno, lo benediranno senza tema di poterlo mai più perdere. Fiat.

Giorno 30

Vi auguro questa vita nuova
A una superiora, Senza data, LeF II, p. 355

Io vi auguro questa nuova vita in Gesù Cristo e con essa avrete ogni bene nel tempo e nell’eternità, e la pace del Signore sarà sempre con voi. Alle buone suore che mi hanno scritto, io dico una parola di paterno affetto nella carità di Gesù Cristo vita nostra. Vi benedico colle orfane, coi poveri e gli ammalati, raccomandandomi alle vostre preghiere.

«LA GRAN MADRE DI DIO E MADRE NOSTRA»

«D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente»
(Lc 1, 48)
«Volete piacere alla Madre? amate tenerissimamente il Figlio.
Volete piacere al Figlio? amate tenerissimamente la Madre»
(P. Giacomo Cusmano)

Il mese di Maggio, dedicato a Maria Santissima, è una celebrazione mariana di notevole rilievo nella pratica devozionale cusmaniana. Ma quello che importa soprattutto è che il mese mariano costituisca una tappa di ripresa nella vita spirituale e porti i suoi frutti.
Maria Santissima, nell’esperienza spirituale del P. Giacomo, è colei che meglio seppe copiare in sé la vita del Figlio suo; pertanto egli ce la presenta come modello di vita, l’esemplare della nostra Regola. Maria viene denominata la «Madre nostra», la «Gran Madre di Dio», la «nostra Fondatrice e prima Superiora», ancora meglio la «Superiora Generale».
E’ Fondatrice: evento saliente, in certo senso anche determinante, per la fondazione della comunità religiosa è il «sogno» avuto dal Cusmano nell’estate del 1878. Ivi Maria è l’animatrice, colei che rivela al P. Cusmano, già sul punto di abbandonare l’idea della nuova fondazione ed affidare ad altri le opere già iniziate, che la «sua opera è voluta da Dio»: rivelazione fatta per immagini, oniricamente, ma efficace e quasi determinante per il Fondatore.
Essendo «Fondatrice» è anche «Prima Superiora»; è soprattutto colei che meglio incarna la Regola delle Serve dei Poveri, perché come nessuno mai «ha copiato in sé la vita di Gesù Cristo»; è pertanto modello insuperabile a cui guardare costantemente.
Il Cusmano ne propone la vita di fedele seguace del Cristo: dalla perfetta osservanza della Regola alla preghiera costante per acquistare le virtù cristiane «alla sua scuola», alla partecipazione delle sue pene nel vivere con Gesù la dolorosa Passione, nell’unione al suo divino volere, nel suo zelo per la conversione di tutti all’amore di Gesù.
Ed è oltremodo gratificante considerare la presenza di Maria non solo nella vita, ma nella stessa genesi dell’istituzione delle Serve dei Poveri: il grande evento della fondazione di tale istituzione si data proprio il 23 maggio 1880, che allora coincideva con la solennità della SS. Trinità: reduplicato motivo per onorare in modo specialissimo la Madre Santissima nell’Istituto, quale Madre, Fondatrice e prima Superiora.

 

Giorno 1

Il mese della Mamma nostra
A Suor Amalia Sesti, 21-5-1884, LeA I/1, p. 490.

Pel mese della Mamma nostra oltre il primo giorno la predica non è più mancata; il nostro Rev.mo P. Salvatore sino al presente suppongo che avrà avuto la forza di continuare e la grazia d’infondere l’amore della Mamma nostra nel cuore di molti e di guadagnarli a G.C., nostra vita ed unico nostro amore.

 

Giorno 2

La Madre di Dio in aiuto del suo popolo
A Suor Lucina Imperati, 27-5-1887, LeA I/3, p. 59.

Siamo nel mese della Mamma nostra; la Madre di Dio si degni venire in aiuto del suo popolo ed arresti il braccio di un Dio indignato da maggiore punizione, per le tante bestemmie e pei grandi peccati che tutto il giorno e ovunque provocano la giustizia del Signore in più severi castighi.

 

Giorno 3

La Gran Madre di Dio
A P. Daniele da Bassano, 19-5-1882, LeA II, p. 7.

Fu estrema la sorpresa mia quando in quella donna ebbi a riconoscere la Gran Madre di Dio! Un alto grido ed un rapido slancio, che mi fe’ cadere genuflesso ai piedi della Madre Santissima, fecero tutti avvertiti di quello che accadeva; ma io non avea più altra intelligenza e capacità fuori di quella di baciare e ribaciare i piedi della Santissima Vergine, innanzi alla quale io prostrato mi stava con quel conforto, che un bambino smarrito e spaventato può trovare, quando in seno alla madre si trova al sicuro fuori di ogni pericolo.

 

Giorno 4

L’opera era accetta al Signore
A P. Daniele da Bassano, 19-5-1882, LeA II, p. 7.

Sarei rimasto là tutta la vita mia, se la tenera Madre, rilevandomi dai suoi santissimi Piedi, non mi avesse avvicinato al suo petto, dove un momento avanti io aveva veduto il Bambino; ed in quel mentre, che io non so ripensare senza commozione, mi confortava a sperare: che l’opera era accetta al Signore e che opportunamente sarebbe stata prosperata al gran fine per cui l’aveva fatto nascere.

 

Giorno 5

Benediceva quei frammenti
A P. Daniele da Bassano, 19-5-1882, LeA II, p. 8.

Allora mi alzai a pigliare i frammenti del pane che formavano tutta la nostra provvista; ma nel ritornare io non vedea che la sola Madre di Dio, dinanzi alla quale prostrato, domandai che avesse benedetto quei tozzettini per potere bastare a sfamare tutte le orfanelle. E la Madre Santissima con benigno aspetto accoglieva la mia preghiera e benediceva quei pochi frammenti, non nel modo solito, ma passandovi sopra la mano a modo di croce: ed io lieto mi alzava per dividerli alle orfanelle, quando volgendo lo sguardo allo spaccato della montagna, vedeva due pentoloni di ferro in mezzo ad un gran fuoco e l’acqua per l’ebollizione saltare insieme alla pasta che vi era dentro.

 

Giorno 6

Sempre dinanzi gli occhi la Madre Santissima
A P. Daniele da Bassano, 19-5-1882, LeA II, p. 10.

Non mi scoraggiava fra tante difficoltà. Poiché sin da quando feci quel sogno, ebbi sempre dinanzi gli occhi miei la Madre Santissima, e per una relazione che io non sapeva capire, m’immaginava sempre di vederla in una mia campagna, che nella mia mente ho consacrato a sostenere il mantenimento del nostro noviziato, sperando che sotto i di lei piedi, come alla Salette, scaturisse l’acqua, per potere migliorare circa dieci salme a giardino, e così nell’abbandono di tutti, trovare i mezzi di far fronte al bisognevole.

 

Giorno 7

La Madre nostra, Fondatrice e prima Superiora
A Suor Giuseppina Marocco, Senza data, LeA II, p. 13.

La vita di Gesù Cristo copiata dalla SS.ma Vergine sarà la regola delle Serve dei Poveri. […] Ecco il ritratto di una Serva dei Poveri che veramente è chiamata ad imitare la vita di Gesù Cristo nell’osservanza della regola della Gran Madre di Dio. […] Il demonio che conosce il gran bene che farà una comunità che vive di questa vita, mette ogni impegno per distruggerla in ogni singolo individuo. Ma la Gran Madre di Dio, che fu la prima a copiare in sé la vita di Gesù Cristo, per la nostra gran sorte è Madre nostra, Fondatrice e prima Superiora.

 

Giorno 8

Stare accanto a Lei.
A Suor Giuseppina Marocco, Senza data, LeA II, p. 20.

Il suo gran patrocinio dev’essere il nostro scudo e la nostra difesa in tutti i momenti della vita, ed anche ordinariamente dobbiamo stare accanto a Lei; […] in tutti i momenti dobbiamo dal suo materno aiuto, domandare i lumi e gli aiuti che ci sono necessari, per poterci dire con la grazia del Signore Servi dei Poveri.

 

Giorno 9

La Madre sì tenera e la sua uniforme
A una superiora, 7-12-1882, LeA I/,1, p. 328.

Volano i momenti del nostro tempo e nessuno potrà arrestarne un solo; quando meno ce lo aspetteremo, arriverà quello che ci presenterà al cospetto di Madre sì tenera! Che dolore se non avremo la sua uniforme! Chi potrà in quel momento riparare se non l’avrà custodito per tutta la vita. Figlie mie, fatemi questa carità, consolatemi tutte, rinnovate i voti del santo battesimo e le promesse della vostra dedica al servizio di Gesù.

 

Giorno 10

Come vuole la Gran Madre di Dio e Madre nostra
A una superiora, 26-6 -1883, LeA I/1, p. 402.

Carissima figlia, conto sul tuo zelo e sull’amore che il Signore ti ha dato per la santa osservanza, perché lo spirito delle nostre suore si formi come vuole la Gran Madre di Dio e Madre nostra, e che in nulla si manchi per ottenere quell’unione perfetta alla volontà di Dio, copiando perfettamente in noi la vita dell’amabilissimo nostro Gesù, per cui solamente dobbiamo vivere e morire. Viva Gesù!

 

Giorno 11

Un’Ave per un fratello assente
A M. Vincenzina Cusmano, 9-5-1864, LeA I/1, p. 12.

So quanto il Signore ha benedetto lo zelo del beneficiale Romano, e nel promuovere il culto e la venerazione della nostra Mamma Santissima, e ne godo immensamente; prego però la sua carità che faccia dire un’ave per un fratello assente che spera molto dalla preghiera degli innocenti e buoni figlioli di Maria.

 

Giorno 12

Per apprendere l’amore del vostro Figlio
A Suor Veronica Calascibetta, 2-11-1882, LeA I/1, p. 272.

Sorelle e Figlie mie, amate Gesù, amate Gesù, amate Gesù. Egli volge a voi il suo sguardo dimesso e addolorato pel disprezzo che gli uomini fanno del suo amore. Vi fidate ad essergli anche voi crudeli? sapete resistere a non amarlo? Oh! Madre Santissima, è a Voi che rivolgiamo la nostra preghiera, per apprendere l’amore di questo Figlio vostro, che tanto v’ama. Passate il nostro cuore colla spada dei vostri dolori; ci contentiamo meglio morire che non amarLo.

Inizio formale dell’Associazione del «Boccone del Povero»: Palermo, SS. Quaranta Martiri, 1867.

 

Giorno 13

La vita della Madonna
A M. Vincenzina Cusmano, 22-5-1887, LeA II, p. 378.

Spero in breve ricominciare le predicucce del mese della Mamma nostra. Le do la consolante notizia che le capitai la vita della Madonna tutta intera, perché Don Bosco la ristampò; la sto facendo legare e, come sarà sbrigata, la spedirò per la posta, se non vi sarà mezzo più economico. Sia Dio benedetto in eterno; io spero molto che detta vita infonda la vera virtù nelle nostre buone suore, e sia la consolidazione della nostra santa osservanza.

 

Giorno 14

Come va il mese della Mamma nostra?
A Suor Maddalena Cusmano, 6-5-1883, LeA I/1, p. 372.

Come va il mese della Mamma nostra? Si predica? si convertono tutte le anime? si prega? si esercitano le virtù? si offrono i fioretti, si dicono le giaculatorie? E le nostre carissime suore? e la nostra santa osservanza? E il buon Gesù è sempre in mezzo a voi? Viva Gesù

 

Giorno 15

Se la Mamma Santissima vorrà farci la carità…
A Suor Amalia Sesti, 15-5-1886, LeA I/2, p. 343.

Ripiglio a scrivere ora che contiamo: 15 di Maggio. […] Sarà facile imitare la vita di Gesù Cristo così fedelmente copiata dalla Santissima Vergine, ricevendo tutto dalle sue santissime mani, operando tutto per puro amore e gloria di Dio. […] Desidero una speciale preghiera che finisse col giorno della Santissima Triade, giorno assai memorando e interessante per noi. Oh! se la Mamma Santissima vorrà farci la carità che mi ha fatto desiderare, allora speriamo che comincerà una nuova fase nella nostra comunità.

 

Giorno 16

La Mamma Santissima, nostra Superiora Generale
A Suor Maddalena Cusmano, 6-5-1883, LeA I/1, p. 373.

La Mamma nostra Santissima, nostra Superiora Generale, saprà ispirarvi e guardarvi in questi santi esercizi di misericordia per riuscire a questo santo scopo, tanto desiderato dall’unigenito Figlio suo, che vi consumò la sua vita. Nel fare la carità ai Poveri non si fa mai male, ma sempre bene, ancorché si facesse a chi non la merita, perché noi sempre nel povero vediamo e guardiamo Gesù.

 

Giorno 17

Alla scuola della Mamma nostra
A M. Vincenzina Cusmano, 2-6-1887, LeA II, p. 380.

Andate alla scuola della Mamma nostra e prima nostra Superiora, per apprendere alla sua scuola l’imitazione perfetta di Gesù, vita nostra, e così vi riuscirete ammirevolmente. Il mese consacrato a Maria e questo al sacro Cuore di Gesù io ritengo che dovranno molto giovare a questo gran fine, e vi prego farlo con vera fede e con verace affetto.

 

Giorno 18

La Gran Madre di Dio e Madre nostra
A Suor Lucina Imperati, 24-7-1887, LeA I/3, p. 119.

Non lascino d’insistere nella preghiera, perché la preghiera è onnipotentissima, giacché vince e disarma l’Onnipotente. Presentiamo le nostre preghiere per mezzo della Gran Madre di Dio e Madre nostra e saremo sicuri di essere esauditi. […] Mamma Santissima, Voi che ci generaste ai piedi della Croce, illuminate le nostre menti, per potere ricevere la luce divina, dilatate i nostri cuori, per essere capaci dei grandi desideri dei giusti e fateci vostri ad ogni costo.

 

Giorno 19

Ricorrete alla Mamma nostra
A Suor Veronica Calascibetta, 1-1- 1884, LeA I/1, p. 517.

Ricorrete alla Mamma nostra Santissima. Essa, che ha patrocinato la vostra causa finora, compirà l’opera incominciata e vi farà ottenere tanto bene, se voi sarete sue figlie fedeli, seguendola nell’osservanza della santa istituzione. Avvicinatela con affetto e confidenza filiale, per suo mezzo conoscerete ed amerete sempre più l’Unigenito Figlio suo, sposo carissimo delle anime vostre e arriverete alla sorte che vi desidero.

 

Giorno 20

La Mamma che pensa a tutto
A M. Vincenzina Cusmano, 25-9-1885, LeA II, p. 280.

Preghiamo! La preghiera è onnipotentissima e tutto si ottiene, quando vi si ricorre con fiducia e con santo distacco. Viva Gesù che ci ha arricchito di tanti beni e ci ha regalato la Mamma, che pensa a tutto e ci aiuta a ottenere tutto.

 

Giorno 21

La statua della Mamma nostra Immacolata
A M. Vincenzina Cusmano, 5-9-1882, LeA II, p. 117.

Arrivai a Valguarnera. […] Nel centro del prospetto vi è collocata una bella statua della Mamma nostra Immacolata, che mi fece una bellissima sorpresa, perché mi sembrò proprio che fosse stata Essa la prima ad accogliermi in questo paese. Con questa gioia nel cuore, andai avanti in quella stradella, e arrivato ai piedi della Mamma, trovai che il prospetto dei lati lascia due porte, una che immette nella chiesa, l’altra nel fabbricato del convento […]. Vi è una discreta chiesetta dedicata all’Immacolata. […] Ti benedico nel nome del Signore.

 

Giorno 22

L’opera voluta dalla Gran Madre di Dio
A M. Vincenzina Cusmano, Senza data, LeA II, p. 492.

[Melania della Salette] manifesta per la prima volta e con molta chiarezza che l’opera fra noi nata è quella voluta dalla Gran Madre di Dio. […] Se Iddio così gratuitamente e spontaneamente ci benedice e la sua Gran Madre ci mostra così manifestamente la sua predilezione, perché dobbiamo esitare nel nostro cuore? Dio è con noi, la Mamma Santissima ci accoglie sotto il suo manto; coraggio adunque e procediamo avanti. Mettiamo ogni impegno di essere suoi e non temiamo di nulla.

 

Giorno 23

Un colloquio in un profluvio di lacrime
Relazione delle prime suore, In «Centro di Documentazione Cusmaniana».

Non sapevamo bene metterci in testa da noi stesse il velo; a tutte quasi lo mise Maddalena, così come lo aveva sognato. Andammo in chiesa così vestite. Il P. Giacomo celebrò la santa messa. All’ora della santa comunione ci avvicinammo all’altare e il P. Giacomo, fuor di sé, fece un colloquio in un profluvio di lacrime. Non avemmo l’accortezza di ritenere le precise parole. Sembrava in un’estasi d’amore. Rapì gli astanti; fece loro dimenticare la terra per conversare coi beati del cielo.

Anniversario della Vestizione delle prime sei suore Serve dei Poveri: Palermo, San Marco, 1880.

 

Giorno 24

La Madre Santissima, Auxilium Christianorum
A M. Vincenzina Cusmano, 24-5-1882, LeA II, p. 71.

Qui bisognai sospendere di scrivere, ed ora che siamo al giorno 24 Maggio e si festeggia la Madre nostra Santissima, sotto il titolo di Auxilium Christianorum, in gran fretta fo queste due parole. […] La Madre Santissima avrà gradito meglio il mese di Maggio fatto da voi stesse. […] Pel rendiconto e tutto il resto dell’osservanza, colle lacrime agli occhi, prego per te, e le buone Sorelle a nome della Gran Madre di Dio di rendervi immanchevoli, perché da questo dipende ogni bene e la formazione della nostra Comunità.

 

Giorno 25

La Madre di Dio ci ha consolato
A Salvatore e Giuseppina Marocco, 8-6-1880, LeF I, p. 442.

Ora che una vostra mi ha animato a credere che sarete per riguardare benignamente, vi do la notizia che la Madre di Dio ci ha consolato facendoci sapere per vie sicure che quest’opera è sua. E già le Serve dei Poveri (è questo il nome col quale si distinguono le Suore di questa istituzione) han preso l’abito del loro postulato e sono in esercizio per la colletta onde sovvenire i Poveri.

 

Giorno 26

Già abbiamo vestito l’abito
M. Vincenzina Cusmano alla sorella Giuseppina, 10-6-1880, in «Centro di Documentazione Cusmaniana».

Come hai rilevato dalla lettera del nostro fratello P. Giacomo, di già abbiamo vestito l’abito delle serve dei poverelli; […] sono entrate altre sorelle nuove e tutte siamo dieci e vi sono delle altre che vogliono entrare. Cara sorella, non posso dirti quante benedizioni dal cielo! e come la volontà di Dio si è fatta sentire manifesta! quando il Signore vorrà che siamo vicini, ti dirò tante belle cose; per ora ti dirò soltanto che siamo contentissime io e Nenè di appartenere ad un’opera tutta dedita al sollievo dei Poverelli di Gesù Cristo. Prega tu per me, carissima, acciò il Signore mi dia le vera carità.

 

Giorno 27

La Madre di Dio e il piccolo germoglio
A Melania della Salette, 11-11-1880, LeF I, p. 453.

Questa casa ha progredito un poco nell’esercizio della carità e le buone figlie che l’esercitano pare che a poco a poco progredissero nel loro spirito. Sembra che la Gran Madre di Dio non avesse abbandonato questo piccolo germoglio spuntato in terra arida e deserta, comunque non sorvegliato dalle provvide e affettuose cure di colei che qui si desidera e si appella Madre. […] Implori sopra di noi una speciale benedizione del Signore e della sua e nostra tenerissima Madre.

 

Giorno 28

La nostra Regola, copiata dalla SS. Madre
A una superiora, 31-7-1884, LeA I/I, p. 563.

E’ nostra regola la vita di Gesù Cristo, che fu tanto fedelmente copiata dalla sua Santissima Madre, la quale è anche Madre nostra e nostra prima Superiora: per conseguenza dobbiamo in tutto cercar d’imitarla e di farla imitare. […] Maria, dal primo istante della sua concezione, pei meriti anticipatamente applicati da Gesù Cristo, fu esente dalla colpa stessa d’origine, e per conseguenza sempre unita e presente a Dio per grazia, ricevendo tutto dalle mani di Dio, ed operando tutto per puro amore e gloria di Dio, con ogni sincerità, semplicità, umiltà ed ubbidienza sino alla morte, e alla morte stessa di croce, perché era ai piedi della croce quando la sua Vita sulla croce lasciava la vita.

 

Giorno 29

Maria partecipava alle pene di Gesù
A una superiora, 31-7-1884, LeA I/1, p. 564.

Maria partecipava a tutte le pene di Gesù, ma colla stessa costanza, colla stessa forza, colla stessa unione al divino volere. Essa accompagnava l’Unigenito Figlio suo nel doloroso viaggio; tutto il venerdì sta ai piedi della croce! ma ci sta con tutta la fermezza della vittima, porta una spada acutissima nel suo cuore. […] Compie intieramente con ogni fermezza questo doloroso ufficio senza venir meno, con profonda calma e rassegnazione si allontana dal sepolcro; accentra attorno a sé la Famiglia che il Figlio suo lasciò a lei affidata e ne prende tutta la cura. […] Guardi Gesù, guardi Maria; e nell’unione al divino volere avrà tutti i conforti.

 

Giorno 30

La regola che ci ha data la Gran Madre di Dio
A M. Vincenzina Cusmano, 21-10-1884, LeA II, p. 242.

La luce del Signore noi l’abbiamo nella regola, che ci ha dato la Gran Madre di Dio; quello che ci bisogna si è vivere dello spirito della nostra regola, e non vivere più secondo la naturalezza del nostro cuore; facendo questo avremo la luce per vedere, conoscere ed apprezzare la nostra gran fortuna, e ci formeremo il gusto a divenire sempre più fortunati.

 

Giorno 31

Cercar la salute delle anime
A P. Salvatore Boscarini, 18-6-1883, LeA I/1, p. 393.

Ho lodato e ringraziato il Signore e la Mamma nostra Santissima per avere assistito e benedetto la Signoria Vostra nelle fatiche del suo santo mese; per l’immenso bene operato nelle anime a suo onore e gloria, e per averle dato, con questa occasione, la chiave della predicazione per la missione apostolica a cui la Signoria Vostra è chiamato. Si infervori sempre più, per la santa orazione, a cercar la salute delle anime per la pura gloria di Dio e dell’amabilissimo nostro Gesù, ed opererà sempre un grandissimo bene.

«LA FAME DEL PANE EUCARISTICO»

«Prendete e mangiate: questo è il mio corpo»
(Mt 26,26)
«Venga in voi il santissimo Corpo di Gesù Cristo, vita nostra, e vi santifichi e vi abiti solo, e vi dia il suo amore, la sua pace, la sua volontà,
in modo da farvi felici e comunicarvi la vera vita»
(Beato Giacomo Cusmano)

Nell’esperienza spirituale del Cusmano vibra un’appassionata anima eucaristica, dagli evidenti influssi alfonsiani. L’Eucaristia è il «sacramento dell’Amore», dove Dio esaurisce la sua onnipotenza. È la prova suprema del suo amore e della sua onnipotenza, il fine ultimo della sua incarnazione e di tutti i misteri della redenzione.
Grande è la fiducia che il Cusmano ha nella forza santificatrice del sacrificio eucaristico e, conseguentemente, nella santa comunione. Donde le calde esortazioni a cibarsi giornalmente dell’eucaristia, tutti: sacerdoti, religiose e laici. Le sue più ferventi lettere sull’eucaristia sono scritte a laici: il fratello Pietro ed Emanuele Montana. Per tutti la comunione sacramentale deve essere «il pane quotidiano». E «senza questo pane quotidiano l’anima si indebolisce e muore», essendo l’eucaristia pane di vita eterna e fonte di vita. Non solo bisogna cibarsi giornalmente delle «carni immacolate» di Gesù, ma ci si deve fare apostoli dell’eucaristia, infondendo in tutti la fame di Dio e conducendoli attorno alla mensa eucaristica.
L’insistenza alla comunione frequente è un evidente orientamento antigiansenistico, proprio della scuola gesuitica e turaniana, a cui si era formato il Cusmano. Ed è anche espressione della sua forte esperienza eucaristica, quale intensità di vissuto spirituale e forza di zelante apostolato.
La comunione sacramentale inoltre è sostegno necessario per «salire con tutta robustezza la santa montagna» ove si respira l’aria pura e si guarisce da ogni infermità. Ecco perché l’insistente richiamo del Cusmano a «cercare sempre Gesù nella santa comunione, nelle sacre visite», favorite dalla «coabitazione reale con Gesù Cristo», che soprattutto le persone religiose godono abitando nella stessa casa di Gesù.
La centralità eucaristica, pertanto, domina tutta la vita dei figli e delle figlie del Cusmano: la loro vita di consacrazione, che è donazione totale a Dio presente sacramentalmente nel Povero, e la loro missione, che ha il fine di accendere in tutti i cuori il fuoco della «carità senza limiti».
All’adorazione eucaristica è congiunta la devozione al Cuore di Gesù, quale mezzo per rendere sensibile la reale presenza del Redentore, ai fini anche di un risveglio popolare della pietà eucaristica. Il Cusmano fa riferimento al clima «sensistico» che raffredda i cuori nei riguardi dell’amore di Dio, al secolarismo sempre più imperante. Ed egli vede nella rappresentazione del Cuore di Gesù, trafitto da una lancia, un’immagine plastica, efficace per attirare i cuori del popolo cristiano alla fiducia nella misericordia di Dio.

 

Giorno 1

Quel sublime sacramento
A Pietro Cusmano, 6-4-1872, LeA I/1, p. 93.

Che ti dice il battesimo, che la cresima e la penitenza? ma soprattutto che ti dice il sacramento della santa Eucaristia? Oh! fratello mio carissimo, in quel sublime sacramento dell’amore divino Dio esaurisce tutta la sua onnipotenza, essendo quel gran Dio che è, non può darci più di quello che ci ha dato. Egli stesso si dà a noi in quel sacramento, notte e giorno sta ad aspettarci in quel sacro ciborio per ricevere le nostre visite, per comunicarci i suoi lumi, le sue grazie.

 

Giorno 2

Amante appassionato, sta ivi carcerato
A Pietro Cusmano, 6-4-1872, LeA I/1, p. 93.

E’ proprio l’amante appassionato che non cura stenti e sofferenza, purché arrivi a vedere un momento solo l’oggetto del suo amore; e quasi che fossimo noi l’oggetto della sua felicità, sta ivi carcerato soffrendo tutte le nostre noncuranze, tutti i nostri disprezzi, le nostre dimenticanze, aspettando che arrivi il momento in cui ci avvicineremo a lui, lo cercheremo, ed allora non ci disprezzerà, non ci allontanerà da lui, ma anzi ci accoglierà in gran festa e ci inviterà alla sua mensa.

 

Giorno 3

Il convito d’amore
A Pietro Cusmano, 6-4-1872, LeA I/1, p. 93.

Ma cosa ci darà a mangiare nel suo convito di amore? In questo convito che ha desiderato, come Egli stesso diceva agli apostoli suoi: «Con gran desiderio»! «Desiderio desideravi hoc pascha manducare vobiscum»? L’amore, fratello mio, tende alla perfetta unione – e sebbene il mondo non faccia che bestemmiare questa parola quando profanandola ha l’ardire di proferirla -, pure ne sente l’istinto e nella sua aberrazione segue le forme; e per questa si nutre di patimenti e di martirio per l’oggetto amato, e non è mai sazio, finché tutto non si versi e si immedesimi nell’oggetto amato.

 

Giorno 4

Il desiderio di perfetta unione
A Pietro Cusmano, 6-4-1872, LeA I/1, p. 94.

Cosa desiderano due che si amano? se non di stare sempre uniti, di prevenirsi i pensieri, i desideri? E questo gran desiderio di perfetta unione è tanto grande che non si sazia mai. […] Questa unione è sempre imperfetta e lascia sempre desiderare un’intimità maggiore: divenire due anime in un corpo solo, anzi, come suol dirsi, un corpo e un’anima sola! e se a ciò fare fosse possibile che uno degli amanti si costituisse cibo dell’altro, lo farebbe di buona voglia […] in modo da vivere della sua vita, pensare coi suoi pensieri, amare col suo amore, intuire colla sua intelligenza, sentire coi suoi sensi. E questo non per un momento ma per sempre.

 

Giorno 5

Dio si è fatto cibo nostro
A Pietro Cusmano, 6-4-1872, LeA I/1, p. 94.

Questo che non sa né può fare il mondo, […] questo che non può fare la creatura limitata, […] lo fa Dio, lo fa Gesù Cristo vita nostra per noi, e in questo celeste convito della sua eucaristica mensa il cibo che ci dà è tutto se stesso. Sì, Dio solo, […] che è vero amore ed è onnipotenza del suo amore, si è fatto cibo nostro, e se necessaria non fosse stata la redenzione alla nostra salute, per questo solo si sarebbe incarnato, per stabilire questo gran Sacramento del suo amore, in cui si dà tutto a noi nel suo corpo, nel suo sangue, nella sua anima, nella sua divinità. Dio, essendo quel gran Dio ch’è, ha esaurito tutti i tesori dell’amor suo e della sua onnipotenza, donandosi in cibo alle anime, istituendo questo sublime sacramento dell’amor suo.

 

Giorno 6

I misteri della redenzione a questo fine diretti
A Pietro Cusmano, 6-4-1872, LeA I/1, p. 95.

Or bene in questo atto d’amore tu vedrai con prove più manifeste che Dio in ciò fare non ebbe riguardo soltanto all’umana natura, ma ad ogni umana persona e da questo desumerai che anche l’incarnazione, la passione, la morte e tutti i sublimi misteri della sua redenzione a questo fine furono diretti; e perciò a buon diritto ci insegna la Chiesa madre nostra, depositaria di tutta la dottrina e la fede del Cristo, che l’amato nostro Gesù ama ognuno di noi con lo stesso amore con cui amò tutti e fece e fa per ognuno di noi quello che fece e fa per tutti.

 

Giorno 7

La misura dell’amore che ho per te
A Pietro Cusmano, 6-4-1872, LeA I/1, p. 95.

Ti ho sempre col desiderio e l’amore dentro il mio cuore. […] Io perché ti amo, e tu lo senti ugualmente, vorrei esser teco; ma come posso esser teco, se sono limitato a me stesso? Ma io sento che la ragione del mio essere è in Colui che non è limitato a me solo, e che nell’esser mio, può essere tutto e di ogni creatura fortunata del mondo. Adunque, viviamo in lui, per lui; formiamo una cosa sola con lui, che saremo una sola cosa anche tra noi! Ecco, fratello mio. la forza dell’amore con cui ti ho amato da che ebbi la sorte di conoscere questa fiamma del divino amore, Gesù Cristo vita nostra.

 

Giorno 8

Il bene che cerchiamo è Gesù Cristo
A Pietro Cusmano, 6-4-1872, LeA I/1, p. 96.

Egli ha tenuto sempre aperto il suo cuore per consumarci ed unirci nelle fiamme dell’amor suo, e noi l’abbiamo disprezzato per seguire l’amore corrotto del secolo. […] Miserabili! dove andiamo? il bene che cerchiamo è Dio, è Gesù Cristo vita nostra, che, non solo è pronto a darsi a noi quando lo cerchiamo, ma ci cerca Egli stesso, ci aspetta con gran desiderio, si è fatto cibo per noi. Affrettiamoci, fratello carissimo, corriamo a lui, sfamiamoci di lui, cibandoci ogni giorno delle sue carni immacolate, che ci daranno la pace, la vita, l’unione, l’amore!

 

Giorno 9

La frazione del pane diede a conoscere Gesù ai discepoli di Emmaus
Conferenza alle Dame di Carità di Girgenti, Senza data, LeF II, p.550.

Osservammo come l’amore, che tende all’unione, ha bisogno della conoscenza dell’oggetto amato per appiccarsi ai nostri cuori; e vediamo, con nostro dolore, come il secolo nostro per la sconoscenza di Dio va lontano da questo Amore sostanziale e versa sempre più in gravissime miserie, che lo porteranno agli abissi. Vedemmo la gran necessità di adoperarci per portare questa conoscenza di Dio nelle nostre famiglie, avendola pria noi per la frequenza dei sacramenti della santa comunione, la frazione del pane che diede a conoscere Gesù Cristo ai discepoli di Emmaus.

 

Giorno 10

Vittima per amor vostro
A Suor Lucina Imperati, 9-2-1887, LeA I/3, p. 22.

Non pensi più a nulla, figlia mia, e quando questi pensieri e sentimenti ritornano da se stessi, ne sia contenta sol per questo: che può ritornare a ridonarli continuamente a Dio, a Gesù Cristo vita nostra, che per noi sta sempre come Agnello svenato dinanzi al trono del suo Padre celeste e continuamente s’immola per noi. Come è bello potere ripetere ogni momento: Voi per me vi fate vittima continuamente, ed io voglio essere vittima continuamente per amor vostro!

 

Giorno 11

Così vicini a Gesù Sacramentato!
A M. Vincenzina Cusmano, Filippello, I/1, p. 197.

Vedi, Vincenzina, questa casa dove abitiamo in comunicazione con la chiesa, è come una badia. Senza bisogno di uscir fuori, tu trovi qui Gesù Sacramentato. Tu, la zia, io, possiamo visitarlo quante volte vogliamo. A Lui possiamo attestare la nostra devozione, non solo pregando, meditando, contemplando, ma anche attivandoci nella cura degli altari e di tutto ciò che si riferisce al suo culto. Oh quanto siamo fortunati noi che possiamo stare così vicini a Gesù Sacramentato e prestargli i nostri umili servizi!

 

Giorno 12

Io, ministro, non devo aver cura della casa del Signore?
A M. Vincenzina Cusmano e alla zia Tina, Filippello, I/1, p. 199.

Assai, assai di più si merita da me la divina maestà. Noi abbiamo cura della nostra casa e delle cose nostre, attendiamo alla pulitezza della persona e degli oggetti; ed io, ministro, cioè servo di Dio, non devo aver cura della casa del Signore, non devo attendere pure alla mondezza del luogo santo? […] Noi amiamo Gesù? E come non amare questo Dio di amore che si degna stare in mezzo a noi, e a noi ha conceduto di abitare così vicino a Lui? Ora come non dev’essere Egli trattato e servito nella casa di coloro che Lo amano?

 

Giorno 13

La fame del pane eucaristico
A Suor Maddalena Cusmano, 6-5-1883, LeA I/1, p. 370.

Ispirate a tutti la fame del Pane Eucaristico, perché sentano il desiderio di cibarsene ogni giorno e di custodirsi sempre in grazia di Dio onde non perdere la santa comunione. Fate loro pigliare la santa abitudine di farsi l’esame di coscienza ogni sera, di non dormire senza riconciliarsi col Signore con l’atto di contrizione vera. Fate in modo che sentano il desiderio di camminare nella via della virtù e che amino sempre e a gara l’amabilissimo Gesù.

 

Giorno 14

Chi mangia questo pane vivrà eternamente
A Emanuele Montana, 24-10-1885, LeA I/2, p. 220.

L’allontanamento da Gesù Cristo è il maggiore di tutti i flagelli per la povera umanità e nessuno vi pensa! Gridi forte, carissimo compare, il Viva Gesù… e tiri a sé tutta Girgenti alla vita vera cristiana, alla Comunione giornaliera. […] Oh! che tesori perdono gli uomini nel secolo, che deviano dalla luce! […] Sembra che ci fosse veleno nel sacro Ciborio! Tanto gli uomini lo fuggono e ne stanno lontani! Lo dica a tutti, come S. Ambrogio: accostatevi, Pane è, non è veleno! Mangiatelo e vi troverete la vita! perché Gesù Cristo l’ha promesso che chi mangia questo pane vivrà eternamente, e per conseguenza chi non lo mangia, morrà.

 

Giorno 15

Senza questo pane quotidiano l’anima muore
A Carolina Cusmano, Senza data, LeF II, p. 375.

Non lasciare, figlia mia, la santa comunione; senza questo pane quotidiano, l’anima s’indebolisce e muore. Ah, figlia, non far morire ciò che il Signore alimenta col suo corpo, col suo sangue, colla sua anima, con la sua stessa divinità; fa’ invece ogni sforzo per mantenere questa vita ch’è la caparra di quella che godrai nell’eternità, se sarai sempre fedele ed ubbidiente. Ti benedico con tutti.

 

Giorno 16

Sentire la vera fame di Dio
A Carolina Cusmano, Senza data, LeF II, p. 373.

Ma tuttavia l’anima nostra non ha vera fame di Dio, e come le inferme che hanno poca appetenza, che gustano meglio gli intingoli saporosi che la carne, anzi di questa sentono nausea e si negano spesso a volerla mangiare; o se la mangiano, non la vogliono senza un intingolo saporoso. Carolina, figlia mia, procura di sentire la vera fame di Dio e proverai il vero gusto nel nutrimento sostanziale, se vuoi presto rafforzarti e salire con tutta robustezza la santa montagna. Su quelle vette l’aria pura e senza mutamento ti guarirà da ogni infermità.

 

Giorno 17

Gesù venga giornalmente nell’anima sua.
A Emanuele Montana, 14-7-1884, LeF II, p. 89.

Si muova lei, carissimo Don Emanuele, pel primo, a dare questa spinta all’avventurosa Girgenti; non tenga come sepolte in cuor suo le immense grazie che il Signore le ha largito; rompa ogni ritegno, e faccia che il buon Gesù nel sacramento del suo amore venga giornalmente ad abitare nell’anima sua. Ed essendo Dio, uguale al Padre, non ha saputo nascondere questo suo gran desiderio di esser cibo delle anime nostre! Perché tante freddure? E’ il pane della vita e chi lo mangia avrà la vita eterna; ed Egli stesso c’insegna a pregare per averlo giornalmente.

 

Giorno 18

Ti offersi con l’Ostia monda
A una suora, 15-3-1882, LeF I, pp. 494-495.

Lessi la tua pria di celebrare la santa messa ed offersi a Dio per te l’incruento sacrificio. Ti offersi con l’Ostia monda e ben cinque volte t’immersi insieme al Corpo Santissimo di Gesù Cristo nel suo Sangue prezioso che per l’anima tua si offriva a Dio. Sta lieta; Iddio ti ha perdonato e benedetto; e tu non fai bene a prestare orecchio ai falsi ragionamenti del demonio. Sta ferma in quello che Gesù Cristo ti ha detto per mezzo dell’angelo visibile della tua redenzione e ti troverai felice nelle braccia amorose di Gesù Cristo, vita tua e sposo fedelissimo ed amantissimo dell’anima tua.

 

Giorno 19

Crescete attorno alla fonte di vita eucaristica
A una suora, 7-12-1882, LeA I/1, p.329.

Sia reale la vita di Gesù e di Maria nei vostri cuori verginali, e non temete di nulla. Il Signore da questo granello di senapa potrà far sorgere un albero sì grande da riparare tutto il mondo. Crescete attorno alla fonte di vita eucaristica e sarete sempre abbondate dello Spirito Santo. Non mi dimenticate nelle vostre preghiere e nel desiderio di rivedervi. Vi benedico nei dolci nomi di Maria e di Gesù. Raccomando i Poverelli di Gesù Cristo affidati alle vostre cure caritatevoli. E’ fatto a lui ciò che loro fate.

 

Giorno 20

Il forame della pietra
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p 353.

Oh! Figlie mie, fermate la vostra dimora in questo Sacro Cuore e troverete la vostra felicità! E’ questo il forame della pietra, che vi dà a vivere nella santa solitudine, lontano dal frastuono e dalle violenze dei vostri nemici; è qui la cittadella munita ove il forte armato custodirà la vostra indipendenza dai crudeli tiranni, che vi han contrastato sinora la libertà dei figlioli di Dio. E voi da questo forte, sicure predicate con le vostre opere la libertà vera a tutte le creature che sono state redente dal sangue del vostro Gesù.

 

Giorno 21

Gesù per te e tu per Gesù
A Suor Giuseppina Marocco, Senza data, LeF I, pp. 485-486.

E tu, figlia mia, e tu hai ancora tempo di pensare a te stessa? di restare indifferente alle finezze del suo amore? alle tenere sofferenze del suo Cuore amante? e ti pungi e ti attristi perché devi soffrire qualche cosa per lui, e non hai animo di calpestare il tuo cuore col ribelle nemico che lo gonfia e che lo mette in sì crudele ed ingrata corrispondenza?! Coraggio adunque! e avanti sempre! Gesù per te e tu per Gesù; unita a Lui vincerai ogni lotta, supererai ogni noia, attutirai ogni strano gusto ed appetito, e i tuoi gusti e i tuoi amori saranno quelli del tuo Gesù.

 

Giorno 22

La mitezza e l’umiltà del Cuore di Gesù
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 351.

Il vostro amantissimo Gesù ha conosciuto quanto terribile sia il feroce nemico (l’amor proprio) alla vostra eterna salute e per conseguenza invitandovi ad agognare con tutto impegno di possedere la mitezza e l’umiltà del suo Cuore: «Et discite a me quia mitis sum et humilis corde» – «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» -, vi dice con il tono il più serio e severo: «Qui vult venire post me, abneget semetipsum, tollat crucem suam et sequatur me». «Chi vuol seguirmi deve assolutamente abnegare se stesso, deve con tutto amore abbracciare la sua croce e allora mi seguirà».

 

Giorno 23

Nascondersi nel Sacro Cuore di Gesù
A Emanuele Montana, 14-7-1884, LeF II, p. 90.

Procuri chi vuole di rendere immortale la sua memoria fra gli uomini per nuovi ritrovati di scienza, per fasti di ricchezza e di gloria. Ma lei, carissimo amico mio, segua il mio consiglio: procuri di nascondersi e di far nascondere tutto cotesto avventuroso popolo nel Sacro Cuore del nostro Gesù. Egli, a questo fine, permise che una lancia crudele l’avesse spaccato, per presentare alla misera umanità un nascondimento sicuro nel forame della pietra, nella caverna delle misericordie di Dio.

 

Giorno 24

La sensibile devozione al Cuore di Gesù
A Mons. Domenico Turano, 24- 9 -1874, LeF I, p. 222.

Approva che si facesse in questa chiesa l’esposizione del Divinissimo, ogni giovedì, dalle 8 sino a due ore dopo l’Ave Maria, in perpetua commemorazione dell’istituzione eucaristica? […] Mi approva che scrivessi a Roma, per ottenere che invece di esporre l’Ostia nel solito ostensorio, si facesse eseguire una statua del Redentore quanto il vero per come comparì alla Beata Margherita Alacoque e nel cuore sporgente e radiante collocarvi l’ostensorio? In un secolo in cui un sensismo spudorato tenta distruggere ogni sentimento di religione, e la sensibile divozione al Cuore di Gesù sembra l’unico mezzo di riparare a tanti mali, io credo che, riunendo alle forme sensibili la reale presenza del Redentore, dovrebbe rubarsi tutti i cuori d’una maniera sorprendente.

 

Giorno 25

L’ardente desiderio di guadagnare le anime
A Suor Maddalena Cusmano, 12-9-1883, LeA II, p. 189.

Coraggio adunque, figlia mia, e avanti, con animo tranquillo e pieno di quella calma, che dà il vero amore disinteressato! Che importa a noi se soffriremo un poco più o un poco meno, quando Dio è glorificato dalla nostra retta intenzione di piacere a Lui? dall’ardente desiderio di guadagnare le anime, che Egli ha ricomprato col prezioso suo Sangue? Quanti disprezzi, quante torture non dovette Egli soffrire, quando nella sua vita mortale portava il disegno della nostra redenzione nel suo Cuore divino?

 

Giorno 26

Seguiamo le orme del Nazareno
A Suor Maddalena Cusmano, 12-9-1883, LeA II, p. 189.

Se la ruvidezza nostra soffre tanto, nelle manifeste immoralità degli uomini, ed abbiamo così poco zelo della gloria di Dio e della salute delle anime, qual misura dovette pigliare la sofferenza in quel Cuore divino, che scopriva le più occulte iniquità degli uomini e bruciava del verace zelo, della gloria di Dio e della salute delle anime? Seguiamo, adunque con coraggio e tranquillità le orme del Nazareno; per esse arriveremo a raccogliere la palma delle nostre sudate fatiche, e il merito dell’apostolato delle nostre fatiche ci farà coronare, peri meriti di Gesù Cristo, dell’immortale gloria e del gaudio eterno.

 

Giorno 27

Quanto sarei lieto di vederti piena di Spirito Santo
A Carmela Cusmano, 24-9-1874, LeF I, p. 236.

O! quanto sarei lieto di vederti, come ti desidero, tutta piena di Spirito Santo, infiammata del divino amore, cercar sempre il tuo Gesù nella santa comunione, nell’orazione, nelle sacre visite, nelle ferventi giaculatorie, nel continuo stare alla presenza di Dio, nell’offrire a Lui tutti i tuoi travagli, le tue sofferenze, nella unione perfetta alla sua adorabile, soave ma incontrastabile volontà.

 

Giorno 28

Venga in voi il Santissimo Corpo di Gesù
A Suor Veronica a Suor Celeste Calascibetta, Senza data, LeA I/1, p. 138.

Sia oggi una grazia completa. Venga in voi il santissimo Corpo di Gesù Cristo, vita nostra, e vi santifichi, e vi abiti solo, e vi dia il suo amore, la sua pace, la sua volontà, in modo da farvi felici e comunicarvi la vera vita. Io ho un desiderio immenso di vedervi così per il vostro meglio temporale ed eterno.

 

Giorno 29

Quanto è amaro star diviso dall’amore dei nostri cuori
A Carolina Cusmano, Senza data, LeF II, p. 373.

Ti sei afflitta che a causa delle dirotte piogge hai dovuto lasciare la santa comunione; ed anche io sono dolente di ciò, sapendo per esperienza quanto è amaro lo star diviso un momento solo dall’unico amore dei nostri cuori. Ma ciò, figlia mia, non porta perdita alla povera anima nostra, né diminuisce l’amore dei nostri cuori, poiché migliore cosa è possedere Dio in quel modo che Egli vuol essere da noi posseduto, che cercare di possederlo a modo nostro.

 

Giorno 30

Gesù è sempre con voi nel Tabernacolo dell’altare
A Suor Rosalia Truden, 22-5-1883, LeA I/1, p. 387.

La mia presenza è inutile senza quella di Gesù. […] Gesù è sempre con voi come Dio e come uomo: come Dio, l’avete presente in ogni luogo, in voi e intorno a voi; basta solo osservare il primo articolo della vostra santa regola per stare sempre in sua compagnia nel maggiore conforto e nella più grande consolazione del vostro spirito. Come uomo, l’avete nel Tabernacolo dell’altare, dove potete sempre visitarlo, parlargli, consigliarvi, e, ogni giorno, averlo nel cuore e nell’anima vostra. Unita così al buon Gesù, non so capire perché desolarvi tanto, se non del doloroso pensiero che la vostra fede sia troppo languida per pascere il vostro cuore ad un amore sì reale, sostanziale e infinito!

«LA VITA DI GESU’ CRISTO
COPIATA DALLA SANTISSIMA VERGINE»

«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama.
Chi mi ama sarà amato dal padre mio e anch’io lo amerò
e mi manifesterò a lui»
(Gv 14, 21)
«La nostra Regola è la vita di Gesù Cristo
fedelmente copiata dalla sua SS. Madre,
la quale è la nostra Madre e prima Superiora»
(P. Giacomo Cusmano)

Ogni fondatore di un nuovo percorso spirituale nella via cristiana alla santità sintetizza in una «regola di vita» quanto lo Spirito gli ha rivelato, scoprendogli i tesori dell’amore di Dio e le luci sulla particolare missione che Dio gli ha affidata nella Chiesa. Nel suo cammino di santità egli ha individuato dei principi-guida, che sono divenuti le linee maestre della sua vita di santità e il segreto dell’efficacia santificatrice della sua missione. Questi principi diventano le direttive del cammino spirituale che egli propone ai suoi figli e alle sue figlie e si che concretizzano in una propria «regola», che poi, approvata dalla Chiesa, diventa per loro il «libro di vita» e il codice fondamentale.
Sintesi dell’esperienza spirituale del P. Giacomo Cusmano, quale egli ha interiorizzata durante il suo cammino spirituale, e insieme espressione più alta della proposta da lui presentata ai suoi figli e alle sue figlie, è appunto la sua «Regola». La formulazione di essa non è frutto di una riflessione immediata e superficiale. Per tutto l’arco della sua vita, di sacerdote prima e di fondatore dopo, troviamo nella riflessione personale del Cusmano in ordine alla propria santificazione e alla fondazione della sua opera, come poi alla sua conduzione, un continuo anelito a vivere la vita di Gesù Cristo, imitandola in tutto, sotto la guida della Vergine Santissima.
Centrale è infatti nella sua esperienza di fede e nella sua pratica di vita spirituale la persona del Cristo Verbo umanato e crocifisso, la sua kenosi nell’umile nascondimento in forma umana, e poi ancor più nella sua passione e morte in croce. E questo mistero d’amore il Cristo fa per noi: «Si carica di tutte le pene che erano a noi dovute, patisce tutto per noi, per rilevarci da ogni menoma sofferenza e arricchirci dei tesori della grazia sua». E’ la considerazione che accompagna il Cusmano in tutta la sua vita, nella sua meditazione quotidiana, infondendogli un grandissimo amore per Dio e per le anime da redimere, anche a prezzo della propria vita, come fece Gesù.
Dalla penetrazione del mistero d’amore del Cristo Verbo umanato e crocifisso deriva, per lui e conseguentemente per i suoi figli e le sue figlie spirituali, tutto un itinerario di vita: l’esigenza di «abbassarsi» come Lui «alla condizione del Povero che rappresenta G.C.», servirlo posponendosi a lui; e così imitare «la vita di Gesù Cristo, facendo per lui, che si nasconde nel Povero, quello che Gesù Cristo fece per l’anima sua, offrendosi vittima all’Eterno Padre». Dalla particolare proposta di imitazione della vita del Cristo deriva infatti l’istanza martiriale, sia pure incruenta, della vita cusmaniana.
Ma dalla interiorizzazione del Cristo Verbo umanato scaturisce ancora la considerazione di Gesù ipostaticamente unito al Padre e sempre attivo, modello per chi lo segue nella via della santità e della missione apostolica, sia pure alla maniera umanamente possibile. Principio-guida diventa allora: «Stare sempre alla presenza di Dio»: si giungerà così ad essere «consumati nel divino amore». E del Cristo è ancora la sua totale adesione alla volontà del Padre, in tutto l’arco della sua vita terrena, che coglie come centrale il Cusmano, che ha fatto della volontà di Dio la molla centrale della sua ascensione spirituale e il banco di prova della sua opera. Donde il secondo principio-guida: «Ricevere tutto dalle mani di Dio», vedendo inoltre «in tutti la sua immagine». E’ un robusto cammino ascetico che gradatamente conduce alla vera «visione» di Dio, all’unione con Lui, «facendoci maggiormente somigliare a Gesù Cristo vita nostra» e rendendoci immunizzati contro ogni attrattiva terrena, che mai «sarà capace di strappare una sola fibra del nostro cuore del solo e puro amor di Dio».
E infine Gesù, Verbo umanato, orientò tutta la sua vita terrena «per la gloria del suo Eterno Padre»; donde il motivo per l’altro principio-guida cusmaniano: «Fare tutto per puro amore e gloria di Dio», che è un difficile ma efficacissimo antidoto all’amor proprio, che è indispensabile vincere per «vedere Dio» e compiere autenticamente e soprannaturalmente la missione da Dio confidata.
Il ruolo di Maria poi, nell’inizio e nella vita dell’istituto, è fondamentale: se cristocentrica è la spiritualità cusmaniana, – e pertanto Cristo è il punto focale della regola – , Maria è colei che ci rende vicina l’immagine di Gesù e ce ne facilita l’imitazione. Lei in tutto l’arco della sua vita è stata la più fedele imitatrice del suo Figlio divino, dal primo istante del suo concepimento, per tutto il tempo della vita di Gesù, fino al Calvario e alla morte in croce del suo Figlio. In tutti gli eventi lei visse alla presenza di Dio, ricevette tutto dalle sue mani, fece tutto per la sua gloria. Pertanto è il modello dell’anima cusmaniana.
Con questo «ritratto della Serva dei Poveri» viene così offerta una via alla santità specifica cusmaniana, propria di chi vive perennemente nella contemplazione di Dio in un’attività continua e faticosa a servizio dei poveri; ma è una contemplazione, non puramente intellettuale, bensì vitale ed esperienziale, nutrita della santa orazione quale «perenne conversazione di Dio» continuata nella conduzione della vita pratica e nella relazione con quanti lei convive o serve.
Ed è una via alla santità semplice ed essenzialmente evangelica, come rilevò Sua Santità Giovanni Paolo II: «Egli guidò i suoi figli e le sue figlie spirituali all’esercizio della carità nella fedeltà ai consigli evangelici e nella tensione alla santità. […] L’idea centrale era questa: «Vivere alla presenza di Dio e in unione con Dio; ricevere tutto dalle mani di Dio; far tutto per puro amore e gloria di Dio» (Giovanni Paolo II, 30 ottobre 1983).

 

Giorno 1

La vita di Gesù Cristo
sarà la regola delle Serve dei Poveri
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 13.

La vita di Gesù Cristo copiata dalla Santissima Vergine sarà la regola delle Serve dei Poveri. Cosa è Gesù Cristo? Gesù Cristo è il Verbo umanato. Cosa fece il Verbo per farsi uomo? Assunse un corpo e un’anima come l’abbiamo noi, e così si fece uomo senza lasciare di essere Dio. Egli, essendo Dio consustanziale al Padre, si abbassa sino alla nostra miseria e la fa sua, e facendola sua, si carica di tutte le pene che erano a noi dovute, e patisce tutto per noi, per rilevarci da ogni menoma sofferenza e arricchirci dei tesori della grazia sua.

 

Giorno 2

Il Verbo umanato e la sua fedele imitatrice
A una superiora,
31-7-1884, LeA I/1, p. 563.

La nostra Regola è la vita di Gesù Cristo fedelmente copiata dalla sua Santissima Madre, la quale è nostra Madre e prima Superiora. Dobbiamo cercare di imitarla e di farla imitare, servendoci degli aiuti validissimi che troviamo negli articoli della santa regola. Io avrei da scrivere volumi, se potessi, per sviluppare quanto ho accennato; ma quello che non posso scrivere, Lei può contemplarlo guardando il Verbo umanato e la sua fedele imitatrice. […] Noi dobbiamo imitare questa vita di Gesù e di Maria, secondo la regola che ci è stata data, comprendendo come la nostra vita deve unirsi a quella di Gesù, vittima nella perfetta unione alla volontà di Dio.

 

Giorno 3

Scendere alla condizione del Povero
che rappresenta Gesù.
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 14.

Così l’anima, che desidera dedicarsi al servizio di Gesù nei Poverelli suoi, da qualunque nobiltà ed agiatezza che essa provenga, deve scendere sino alla condizione del Povero che le rappresenta Gesù Cristo; deve dare tutto quello che possiede, per arrivare alla sorte di poterlo servire. E poi deve fare sue le sofferenze dei Poveri, prendendo ogni cura di sollevarli da ogni loro miseria, mendicando, lavorando, e procurando con ogni suo sacrifizio di rilevarli da ogni menomo patire.

 

Giorno 4

L’unione ipostatica dell’umanità santa al Verbo Divino
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 15.

Il Verbo Divino, avendo assunto l’umanità, non solo ci ha dato questo spettacolo del suo amore, umiliandosi sino alla nostra bassezza, patendo per noi e dando anche la sua vita per la nostra salute nell’umanità santa di Gesù Cristo; ma, per l’unione ipostatica dell’umanità santa al Verbo Divino, venne ad insegnarci com’è necessario, volendo seguire il suo esempio, che noi per quanto ci è possibile fossimo uniti a Dio, col tenerci sempre alla sua presenza, amandolo sopra tutte le cose con tutta la nostra mente, con tutto il nostro cuore, con tutte le nostre forze.

 

Giorno 5

Primo precetto: tenerci alla presenza di Dio
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 15.

Per conseguenza, il primo precetto, dietro avere avuto la sorte di dedicare la nostra vita al servizio di Gesù nei suoi Poverelli, è appunto questo: di tenerci sempre alla presenza di Dio, in maniera da non smarrirla mai, e portarla sempre con noi in tutti i momenti della nostra vita; vedendolo in tutto, amandolo in tutto, poiché è pur troppo vero che noi siamo in Lui, viviamo in Lui, ci moviamo in Lui, e non può trovarsi un sol punto dello spazio dove Dio non vi sia.

 

Giorno 6

Iddio sia sempre presente alla sua mente
A Suor Pasqualina Lauriano,
28-7-1887, LeA I/3, p. 129.

Il 1° articolo è la presenza di Dio. Ogni anima che abbraccia la nostra Regola deve adoperare tutta la sua diligenza, perché Iddio ch’è in Cielo, in terra, ed in ogni luogo, sia sempre presente alla sua mente, e non lo dimentichi mai. Quando l’anima con questo sforzo di diligenza, riesce a tenersi sempre alla presenza di Dio, da questa pratica nasce l’amore verso questo Dio di bontà. E quando si arriva ad amarlo, allora l’amore accende talmente il cuore che sarà impossibile dimenticarlo un momento solo, e calda di quel fuoco, andrà per ogni luogo, «amor cantando amor».

 

Giorno 7

Consumata nel divino amore
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 15.

L’anima che pratica veramente questo primo precetto di nostra santa Regola, deve quanto prima essere consumata nel divino Amore, perché praticando sempre con Dio, non può fare a meno di amarlo; ed amarlo sopra tutte le cose, con tutta la sua mente, con tutto il suo cuore, con tutte le forze.

 

Giorno 8

Le delizie del cielo
A Suor Lucina Imperati,
9-9-1887, LeA I/3, pp. 292-293.

Per questa continua pratica di stare presente a Dio, l’anima nostra e lo stesso cuor nostro si sentono spinti ad amarlo, perché la pratica genera l’amore. E quando per questo mezzo di viva fede si acquista la sorte di amare Dio, oh! allora ci eleveremo sopra le cose create, e i sensi nostri non potranno più cattivare la povera anima nostra alla schiavitù del peccato; ma elevati per questo amore divino alla vita dello spirito, si gustano le delizie del cielo!

 

Giorno 9

La volontà del suo Eterno Padre
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 15.

Gesù […] col suo esempio e con la sua parola c’insegna ch’è venuto al mondo per fare la volontà del suo Eterno Padre, che abita i cieli e che tutto dispone colla sua Provvidenza. Talché in tutta la sua vita non v’è circostanza o avvenimento di sorta, che Egli non riceve con prontezza ed amore dalle mani stesse del suo Eterno Padre: la povertà dei suoi genitori, la nascita nella grotta, la fuga in Egitto per la persecuzione di Erode, la vita laboriosa e nascosta, la vita pubblica, la passione e la morte.

 

Giorno 10

Secondo precetto: ricevere tutto dalle mani di Dio
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 16.

Da questo esempio di Gesù Cristo la Serva dei Poveri è tenuta ad osservare per secondo precetto di sua regola: ricevere tutto dalle mani di Dio, siano prospere o avverse le circostanze in cui possa trovarsi. Deve tutto ricevere dalle mani di Dio e attribuire tutto alla sua misericordia e alla sua giustizia, senza mai riguardare l’intermedio dell’uomo e attribuire le cose alla di lui bontà o malizia, ma calcolando sempre l’uomo come strumento nelle mani di Dio, che dispone tutto sempre pel bene della sua creatura. […] Accetterà tutto con piena pace e rassegnazione dalle sue sante mani unendosi in tutto al suo divino volere.

 

Giorno 11

Modificata dalla carità
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 17.

Dall’esecuzione di questo secondo precetto di nostra santa regola, la Serva dei Poveri tirerà l’infinita sorte di conservare la pace del Signore. […] Sarà esentata da quelle ribelli sensazioni di simpatia e antipatia, di amore disordinato e di odio, che trattando cogli uomini senza guardare Dio, l’umana natura corrotta pel peccato, è sempre pronta ad apprendere. Ed invece sarà sempre modificata dalla carità, e da questa elevata alla contemplazione dell’economia del divino amore.

 

Giorno 12

Le persone che ci fanno del male più care ci sembrano
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 17.

Da ciò quindi viene facile a capire come, invece di sentire odio contro le persone che ci fanno del male, più care ci sembrano, perché sono strumento di unirci a Dio, facendoci maggiormente somigliare a Gesù Cristo vita nostra; e come nessuna umana attrattiva nelle prosperità sarà capace di strappare una sola fibra del nostro cuore dal solo e puro amor di Dio.

 

Giorno 13

Guardare in tutti l’immagine di Dio
A Suor Lucina Imperati,
9-9-1887, LeA I/3, p. 293.

Allora questa presenza di Dio si rende anche sensibile, perché guardando in tutte le creature umane l’immagine del Signore, in questo caso avremo un continuo commercio con Dio, e ci eserciteremo continuamente a fare la sua adorabile volontà, che sarà tanto soave quanto il Paradiso, nessuna cosa ci toglierà da questo dolce commercio con Dio, e le cose prospere come le avverse ci saranno sempre care, perché tutte le riceveremo dalle mani di Dio.

 

Giorno 15

In ogni creatura vede e ama il suo Dio
A Suor Pasqualina Lauriano,
28-7-1887, LeA I/3, p. 130.

Questo secondo articolo viene in aiuto del primo, perché, guardando in tutti l’immagine del Signore, l’anima lungi dal distrarsi col cadere nell’amore particolare e disordinato delle creature, in ogni creatura vede e ama il suo Dio, e per conseguenza la presenza di Dio sarà continuata in lei, trattando anche con le creature. E per conseguenza non vi saranno mai sgarbi tra le anime osservanti, ma regnerà in tutti ed in tutte le circostanze la gara più elevata della carità di Gesù Cristo che si fece crocifiggere pei suoi crocifissori.

 

Giorno 16

Premurosa di servirlo in tutti
A Suor Pasqualina Lauriano,
28-7-1887, LeA I/3, pp. 129-130.

Guardando in tutti l’immagine di Dio, ogni anima osservante si calcolerà come sola nella casa del Signore, e guardando in tutti la sua immagine, non solo accetterà ogni cosa con piena calma dalle mani di Dio, ma sarà premurosa di servirlo in tutti; e per conseguenza porta in sé il vivo desiderio di portare non solo tutto il lavoro della casa sulle proprie spalle, ma sarà lieta, quando potrà fare sue le sofferenze di tutti, per sgravare ognuna dalla porzione di tutti, e in far ciò sentirebbe nel suo cuore la gioia di sgravare Gesù dall’enorme peso della Croce.

 

Giorno 17

Terzo precetto: far tutto per amore e gloria di Dio
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 18.

Gesù Cristo, lungo tutta la sua vita, non disse e non operò cosa alcuna che non fosse pel puro amore e per la gloria del suo Eterno Padre. […] Per raggiungere l’osservanza di questo terzo articolo di nostra santa regola: Far tutto per puro amore e gloria di Dio, bisogna che la Serva dei Poveri s’impegni a distruggere interamente il suo amor proprio; […] e conservi sempre in sé la sincerità, la semplicità, l’umiltà, e l’ubbidienza; e questa sino alla morte e alla morte di croce, senza guardare mai il proprio patire, il quale non deve far altro che accrescere le brame di più aumentarci per accrescere sempre più l’amore e la gloria di Dio.

 

Giorno 18

Dove la gloria e l’amore di Dio la spingono ad operare
A Suor Lucina Imperati,
9-9-1887, LeA I/3, p. 293.

Se la suora osservante unisce ai due articoli della nostra santa Regola anche il terzo: «Far tutto per puro amore e gloria di Dio», allora sarà come un angelo di Dio sopra la terra. Lontana non solo dalla menoma colpa, ma piena tanto del divino amore da essere pronta a qualunque sacrificio, purché sia in lei compita l’adorabile volontà di Dio. Essa non farà più nulla per amor proprio, per rispetto umano, ma sarà sempre attiva dove l’amore e la gloria di Dio la spingono ad operare.

 

Giorno 19

Dare la vita per Gesù Cristo come Gesù l’ha data per lei
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 18.

(La Serva dei Poveri) non viene per altro fine a far parte di questa Comunità, se non per questo, di dare la sua vita per Gesù Cristo, come Gesù Cristo l’ha data per lei; e questo desiderio sempre più ardente lo porta nel suo cuore in ogni momento della sua vita, come Gesù Cristo che pria di andare a patire morte e passione per le anime nostre, volendosi nell’eccesso dell’amore misticamente immolarsi, disse ai suoi discepoli: «Desiderio desideravi hoc Pascha manducare vobiscum».

 

Giorno 20

Amore ardente d’immolarsi
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 18.

Con questo amore ardente d’immolarsi per Lui, sia che Gesù le si presenti sotto l’aspetto di Povero, di sorella, di superiora, correrà sempre per riverirlo ed amarlo e servirlo in tutti, s’impegnerà a sostenere la fatica di tutti, le pene di tutti, per rilevarlo in ognuna delle sue sofferenze e questo senza mai lasciare d’ubbidire in ogni menoma cosa. […] E così, facendo in tutto la volontà di Dio, sarà sempre in esatta osservanza, sempre alla presenza del Signore, riceverà tutto dalle sue mani, farà tutto per la sua gloria e per suo amore, non lascerà mai di portare la contemplazione nell’attività.

Apertura della casa di San Cataldo, 1884.

 

Giorno 21

La perenne contemplazione
A Suor Pasqualina Lauriano,
28-7-1887, LeA I/3, p. 131.

Per sostentare le forze del corpo, noi andiamo tre volte al giorno al refettorio; così per tenere le forze dell’anima le Costituzioni inculcano che tre volte al giorno si vada in coro, perché l’anima pigli il suo cibo nella santa orazione. E come il cibo materiale del corpo sorregge le forze materiali per lo spazio di 6 ore, così il cibo dell’anima, rinnovellato tre volte al giorno, deve mantenere le forze spirituali nella perenne contemplazione.

 

Giorno 22

Unita a Dio nella santa orazione
A Suor Pasqualina Lauriano,
28-7-1887, LeA I/3, p. 131.

L’anima si mantenga sempre unita al suo Dio nella santa orazione, e di tutto deve profittare per risvegliare e nutrire in sé quello spirito che ha ricavato dalla santa orazione proposta nel coro del vespro, ricordata pria del riposo, e immediatamente dopo la sveglia, riletta nel coro del mattino; in questa santa conversazione starà al suo lavoro ed anche nel riposo. «Le luci dormono ma veglia il cor»; e se la notte si sveglia, il primo pensiero deve essere quello di ricordare la conversazione avuto col suo Signore per ripigliarla. La santa contemplazione ci fa scordare di noi stessi e ci fa vivere in Dio e per Dio; e per questo s’inculca il silenzio interno ed esterno.

 

Giorno 23

Lo spirito della santa contemplazione
A Suor Lucina Imperati,
9-9-1887, LeA I/3, p. 294.

Questo commercio continuato con Dio la farà semplice, sincera, umile e ubbidiente sino alla morte e alla morte stessa della croce. Fate questo, figlie mie, e sarete felici anche in cielo. In terra, perché osservando così la santa Regola otterrete lo spirito della santa contemplazione, che vi farà beare nella perenne conversazione di Dio; in cielo, perché sono queste anime fedeli che riceveranno il premio della eterna gloria.

 

Giorno 24

Che bella anticamera di Paradiso!
A Suor Pasqualina Lauriano,
28-7-1887, LeA I/3, p. 133.

La suora inoltre è obbligata dalla Regola ad essere sempre sincera, semplice, umile ed ubbidiente sino alla morte e alla morte della stessa croce. Per conseguenza deve sempre portare in sé il sentimento di essere la più indegna, deve portare in sé lo spirito della mortificazione e dell’abnegazione, desiderando di volere patire e morire per Gesù Cristo servendolo nei suoi Poverelli, come Egli volle patire e morire per l’anima sua. Oh! che bella anticamera di Paradiso sarà quella casa dove abitano di tali suore! Che Iddio accordi a lei questa sorte e la consoli nella sua missione che io le auguro portare con ogni fedeltà.

 

Giorno 25

Il più gran regalo delle figlie mie:
vedere in loro l’immagine di G.C.
A M. Vincenzina Cusmano,
25-7-1882, LeA II, p. 102.

Ho offerto la messa per l’istituzione e per conseguenza per ognuna di voi, sperando che il santo Apostolo, di cui indegnamente io porto il nome, volesse anche intercedere per darmi la maggiore delle consolazioni: la vera vostra conformazione nello spirito della vocazione, […] perché lo spirito della vera osservanza formi la nostra Comunità. Questo è il più gran regalo che le suore, figlie mie carissime, potrebbero farmi per vedere in loro l’immagine di Gesù Cristo e vedere ad un tempo assicurata la loro eterna salute e la perpetuità dell’Opera.

 

Giorno 26

Cosa fanno gli angeli?
A una suora,
9-8-1887, LeA I/3, p. 179.

Far tutto per puro amore e gloria di Dio è lo stesso che partecipare, come si può, da viatori alla gloria dei beati e degli angeli. Cosa fanno gli angeli? Stanno sempre alla presenza di Dio. Da chi ricevono gli ordini, i comandamenti? Da Dio. Per quale ragione si accingono ad operare? Per l’amore e per la gloria di Dio. Oh! figlie mie, e non vedete che Dio vi ha prescelto per essere come gli angeli suoi sulla terra! Perché volete operare ancora all’umana? Signore, fateci secondo il vostro cuore; rivelateci questa nuova vita di fede nella vostra adorabile volontà, e saremo sempre con Voi, perciò sempre felici!

 

Giorno 27

Osservanza: principalmente dell’interno
A Suor Maddalena Cusmano,
21-5-1884, LeA I/1, p. 499.

Dobbiamo crescere nella nostra osservanza; ed io nel dire osservanza non parlo semplicemente di ciò ch’è esterno, ma parlo in principale dell’interno. Tale son io quale sono dinanzi a Dio! […] Che mi dice della contemplazione? della presenza di Dio? del ricever tutto dalle mani di Dio? della carità scambievole? del vedere in tutti il buon Gesù? del silenzio? della semplicità, sincerità, umiltà ed obbedienza? dell’osservanza di orario? dell’amore a patire tutto da tutti, per sollevare l’afflizione di ognuno? della santa modestia, purità? etc. etc.

 

Giorno 28

Una regola santa e santificante
A Suor Amalia Sesti,
15-5-1886, LeA I/2, p. 344.

Il Signore, chiamandoci in questa santa osservanza, ci ha dato una regola veramente santa e santificante. Fortunata l’anima, che, rinunciando se stessa, carica la croce sulle spalle e segue le orme insanguinate di Gesù Cristo! Essa troverà la via, la verità e la vita; avrà la presenza di Dio in sé perennemente, e con questa gran luce sarà facile imitare la vita di Gesù Cristo così fedelmente copiata dalla Santissima Vergine, ricevendo tutto dalle sue santissime mani, operando tutto per puro amore e gloria di Dio. E’ questo, figlia mia, che bisogna far sempre, se vogliamo vivere di fede nella volontà di Dio e partecipare alla vera vita che ci portò Gesù cristo vita nostra.

 

Giorno 29

Spesso col mio spirito sono in mezzo a voi
A M. Vincenzina Cusmano,
28-4-1882, LeA II, p. 65.

Ah! come trovo sempre più ricca di tesori questa regola santa e benedetta! Io non posso dirvi come il Signore mi regala sempre nuova luce nell’interpretarla, e di quanta gioia si ricolma il mio cuore nel vedere la gran sorte alla quale il Signore ci ha chiamati; e vivo fiducioso che quando la comprenderete, senza volere, andrete ballando e saltando in gran tripudio per la grande gioia che inonderà il vostro cuore, fortunate, fortunatissime figlie!…Spesso col mio spirito sono in mezzo a voi, e m’immagino di vedere tutto ordinato e pulito, e la regola sopra tutto in grande osservanza.

 

Giorno 30

Il ritratto della Serva dei Poveri
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, pp. 18-20.

Con queste norme, ecco il ritratto di una Serva dei Poveri che veramente è chiamata dal Signore a imitare la virtù di Gesù Cristo nella osservanza delle regola della Gran Madre di Dio. […] Solo avrà il desiderio di potere al più presto dare la sua vita per Gesù Cristo, perché consumato il suo amore puramente per Lui sopra la terra, potesse volare a goderlo e glorificarlo nel Cielo. Il demonio, che conosce il gran bene che farà una comunità che vive di questa vita, mette ogni impegno per distruggerla in ogni singolo individuo.

 

Giorno 31

La Gran Madre di Dio: Fondatrice e prima Superiora
A Suor Giuseppina Marocco,
Senza data, LeA II, p. 20.

Ma la Gran Madre di Dio che fu la prima a copiare in sé la vita di Gesù Cristo, per la nostra gran sorte, è Madre nostra, Fondatrice e prima nostra Superiora. Il suo gran patrocinio dev’essere il nostro scudo e la nostra difesa in tutti i momenti della vita, ed anche ordinariamente dobbiamo stare accanto a Lei, […] dal suo materno aiuto domandare i lumi e gli aiuti che ci sono necessari per poterci dire con la grazia del Signore Servi dei Poveri!

LA VITA DI FEDE NELLA VOLONTA’ DI DIO

«Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!
Però non come voglio io, ma come vuoi tu!»
(Mt 26,39)
«O soave e dolcissima volontà di Dio, tu sei la vera felicità
in cielo e in terra, il conforto degli afflitti, la forza dei deboli, la luce tra le tenebre,
la gloria di chi ti ama!» (P. Giacomo Cusmano).

Elemento unificante che segna l’ascensione spirituale è l’adesione alla «volontà soavissima del Signore», che «è la pace del cuore».
La volontà di Dio, nella esperienza spirituale del Cusmano, è punto di partenza e meta finale: se egli è nella volontà di Dio, è sicuro di essere con Dio. Anche la sua opera apostolica è frutto del suo aderire a Dio: se Dio mostra di non volerla, egli è disposto a lasciare tutto, anche il suo impegno per i poveri.
Ne deriva la santa «indifferenza» verso la volontà di Dio, espressa «per i superiori ordinari e per tutti gli eventi ove non opera il volere nostro». Ed è da tale adesione che deriva anche la pace inalterabile, che viene dalla sicurezza di avere un volere all’unisono con quello di Dio. La persona spirituale in tutti gli avvenimenti, lieti o tristi, riesce a vedere un filo misterioso dall’alto che tutto dispone per il suo bene e sa dire il sì gioioso alla Provvidenza, che arriva veicolata dagli avvenimenti di ogni giorno.
Il timore di essere fuori della volontà di Dio spinge il Cusmano a una continua e umile ricerca di essa e gli fa esprimere aneliti alla divina volontà, con un linguaggio a volte anche lirico. Il vero paradiso è la volontà di Dio e la distruzione del proprio essere è la condizione necessaria per vivere di essa. Tutta la vita del Cusmano è un inno sofferto e amoroso alla volontà di Dio e la conformità a essa produce un’ascensione spirituale che si esprime in una continua tensione. Ed è così che dal suo cuore innamorato della croce si leva l’inno di grazie a Dio per tutte le sofferenze che gli è dato gustare per suo amore: esse sono una «economia di Dio»; le croci si rivelano un dono di Dio per il cammino verso di Lui e per la purificazione della propria volontà nell’adempimento della missione da Dio affidata.
Naturalmente, in tale cammino di unione alla volontà divina, si incontrano ostacoli da superare e disposizioni virtuose da acquisire. E’ il cammino ascetico che il raggiungimento di ogni meta spirituale esige. Ed è rilevante notare come nel Cusmano tale cammino ascetico-mistico coincida con quello altre volte segnato come cammino di conversione del «cuore». La meta è infatti la stessa: giungere a morire a se stessi e a vivere solo di Gesù Cristo, partecipando alla sua missione redentiva nei riguardi dei poveri e di tutte le creature umane.
I frutti della volontà di Dio allora saranno l’abbandono, l’accettazione serena della croce, l’ubbidienza, la virtù della «santa indifferenza», l’abnegazione. E ancora l’anima così unita a Dio sarà presa dallo zelo per la gloria di Dio e sperimenterà l’efficacia apostolica, godrà letizia, zelo e pace inalterabile. E pertanto vivrà già su questa terra la vita eterna, «spoglia delle cose terrene e di se stessa», convinta che «tutto ciò che non è eterno è niente».

 

Giorno 1

La volontà di Dio è più dolce del Paradiso
A Suor Amalia Sesti, 31-7-1884, LeA I/1, p. 564

Dobbiamo imitare questa vita di Gesù e di Maria, osservando la regola che ci è stata data, la quale ci fa capire che la vita è nella volontà di Dio. «Vita in voluntate Domini»; e per essa rinunzieremo ogni cosa nostra, noi stessi, qualunque conforto e consolazione di spirito, perché la volontà di Dio è più dolce del Paradiso. […] Guardi Gesù, guardi Maria, e nell’unione al divino volere avrà tutti i conforti senza bisogno di cercarne altri e nella santa osservanza della regola, tutta la voce dell’ubbidienza, che può farla secondo il cuore di Dio.

 

Giorno 2

L’unione perfetta alla volontà di Dio
A Suor Maddalena Cusmano, 26-6-1883, LeA I/1, p. 402.

Carissima figlia, conto sul tuo zelo e sull’amore che il Signore ti ha dato per la santa osservanza, perché lo spirito delle nostre suore si formi come vuole la Gran Madre di Dio e Madre nostra, e che in nulla si manchi per ottenere quell’unione perfetta alla volontà di Dio, copiando perfettamente in noi la vita dell’amabilissimo Gesù, per cui solamente dobbiamo vivere e morire. Viva Gesù!

 

Giorno 3

L’adorabile e soavissima volontà di Dio
A Carmela Cusmano, 23-11-1872, LeA I/1, p. 100

Ti raccomando di non lasciare la santa orazione e non allontanarti dalla buona regola in cui il Signore ti ha guidato sinora. Sta ferma sempre e contenta nell’adorabile e soavissima volontà di Dio; chi la gusta, vi trova le gioie del paradiso ed io desidero che fossero tutte nel tuo cuore per vederti piena di pace e di felicità.

 

Giorno 4

Non voglio, Signore, il mio volere, ma il tuo.
A M. Vincenzina Cusmano, 14-11-1875, LeA I/1, p. 115.

Ringrazialo per me e pregalo efficacemente perché […] mi faccia amare, a preferenza del Paradiso, la sua adorabile Volontà, e mi assicuri di vivere in essa comunque strazii la mia e distrugga l’essere mio, poiché grande è il desiderio che io sento di esser distrutto per l’aura di vera vita che arriva da questa distruzione medesima. No, non voglio, o Signore, il mio volere! ma il tuo; ed ora, per allora, quando nelle convulsioni del mio sfacelo, sentirò distruggere l’essere mio, non voglio altro che la tua adorabile volontà. Lo spavento però che ha l’anima di trovarsi lontana da questo principio di vita è peggiore della morte.

 

Giorno 5

Disgrazia è avere una volontà diversa da quella di Dio
A Pietro Cusmano, 12-8-1877, LeF I, p. 279

L’amore a questa divina volontà ci fa pacifici e rassegnati ad ogni evento, perché nessu\na cosa avviene che non sia disposta dal Signore, ed Egli, nella economia della Sua Provvidenza, dispone tutto per nostro meglio. Sarà che la nostra corta veduta non si persuade a prima vista del bene che il Signore dispone in quella disgrazia di quell’avversità, ma chi adora i divini disegni si accorgerà ben presto che la disgrazia e la contrarietà è una sola nella vita: quella di avere una volontà diversa da quella di Dio.

Approvazione e benedizione dell’Associazione «Boccone del Povero», Sua Santità Pio IX, 1868.

 

Giorno 6

Come creta in mano del vasaio
A M. Vincenzina Cusmano, 4-6-1864, LeA I/1, p. 42

Preghiamo, preghiamo, sorella mia, perché Dio ci purifichi e ci faccia suoi; la sua misericordia sia la nostra speranza e la sua volontà la nostra pace; nel resto viviamo nell’umiliazione del nostro nulla, come creta in mano del vasaio, pronti a pigliar quella forma che ci vien data.

 

Giorno 7

La volontà del Signore è la pace del cuore
A Suor Veronica e a Suor Celeste Calascibetta, 30-1-1877, LeA I/1, pp. 142-143.

Io sto bene, quantunque in una grande attività che fa vivere come quelli dei lavori forzati, in una specie di condanna; la volontà però soavissima del Signore è la pace del mio cuore e dell’anima mia e muta in gioia ogni dolore; però ho bisogno di saper sempre che fo la divina volontà. E per questo desidero la preghiera vostra. State liete e preparate per confessarvi da sante o in modo da farvi sante.

 

Giorno 8

La volontà di Dio sia nostra pace.
A M. Vincenzina Cusmano, 17-5-1864, LeA I/1, p. 21.

Nessuna cosa deve turbarci, neanco le nostre miserie: certo è che nulla può avvenire che non sia disposto dalla Provvidenza, e quando essa permette, anche le nostre miserie servono a santificarci e a glorificarla. Non ti angustiare di nulla, abbandonati intera alla sua Provvidenza, perché a sua scelta ti guidi per il suo santo volere.

 

Giorno 9

La volontà di Dio, unico desiderio dell’anima
A Suor Maddalena Cusmano, 28-9-1882, LeA I/1, p. 251.

Stiamo sempre lieti nell’adorabile volontà di Dio, perché questa solamente deve essere l’unico amore dei cuori e l’unico desiderio dell’anima nostra. Intorno a tutto ciò che si presenta amaro e difficile nell’interesse della gloria di Dio, che dobbiamo avere sempre come unico fine delle nostre intenzioni, anche nel cercare la salute delle anime; ricordiamoci che il nostro buon Gesù gemette tanto nell’orto, finché ottenne la grazia sospirata. Preghiamo, adunque, e preghiamo con profondi gemiti del nostro cuore dinanzi al Signore, perché siano in tutti distrutti gli ostacoli di unione colla sua adorabile volontà.

 

Giorno 10

Non opporre nulla al divino volere
A P. Vincenzo Datino, 26-3-1872, LeA I/1, p. 68.

Io spero non opporre nulla in quanto alla mia volontà all’adempimento in me del divino volere, pronto a qualunque emenda pel passato, e corrispondere con fedeltà per l’avvenire; ma ho bisogno che Dio mi converta tutto a sé e mi muti in altro uomo, perché la terribile corruzione del mio cuore finisca una volta di contrastare ed opporsi all’adorabile volontà di Dio. Preghino molto per me.

 

Giorno 11

Mi educhi a fare il divino volere
A Don Ercole Tedeschi, 20-6-1868, LeA I/1, p. 51.

Povero me! se tirato dal cuore, ora frettoloso ed ora accidioso, non adempio il divino volere!!! E’ per evitare tanta sciagura che ho ricorso alla carità della Signoria Vostra Rev.ma, per seguire con sicura coscienza quella via che sarà benedetta, fosse anche in distruzione di quanto si è fatto finora, essendo lieto, se è questo il volere di Dio, di ritornare nella mia cara solitudine. […] Mi educhi a fare il divino volere; preghi per ottenermi tanta grazia, da me per lungo tempo desiderata; ma quando la possederò?

 

Giorno 12

Per morire a me stesso e vivere di Gesù Cristo
A Mons. Domenico Turano, 24-9-1874, LeF I, p. 221.

Padre mio buono e santo, la prego a volere per me ringraziare la divina misericordia, […] per le perdite avute in sì gran numero, per le continue contrarietà in cui versa la mia vita, per tutti i controgeni a cui è forza adattarmi sempre, per l’estrema miseria in cui sto, per le malattie, che mi attorniano in gran numero, per le opposte maniere di sentire e di pensare di coloro che mi assistono, per la desolazione desolantissima in cui sta la povera anima mia; poiché di questo modo solamente io spero un giorno potere uscire dalle violenze crudeli del mio cuore corrotto, che vorrei odiare come il mio più crudele nemico, per poter arrivare a morire a me stesso e vivere a Gesù Cristo.

 

Giorno 13

Sempre per nuove adesioni
A M. Vincenzina Cusmano, 3-9-1877, LeA I/1, p. 170.

E non comprendo […] come il Signore può tirar la sua gloria dalla nostra nullità e miseria profondissima e come in tutti questi strani aneddoti si compia il suo santo volere. Pure è così e bisogna adorare e crescere sempre nello spirito della rassegnazione e dell’amore che ci trasporti a non vivere più della nostra vita, ma di quella di Gesù Cristo, vita nostra, mettendoci sempre, per nuove adesioni, nelle sue braccia, nella quiete della sua pace santissima.

 

Giorno 14

Al posto del cuore, la volontà di Dio
A una suora, 9-8-1887, LeA I/3, p. 179.

La nuova vita, infusa all’umanità pel nostro divin Redentore, è tutta fondata nella fede e si alimenta dell’adorabile volontà di Dio. […] Al posto del cuore collochiamo l’adorabile volontà di Dio, e sia per noi essa sola l’unico nostro amore. Al posto della ragione collochiamo la fede, di cui la prima non è altro che ancella, per prestarvi in tutto ossequio ragionevole, e pieni di questa vera vita saremo trasformati nell’uomo nuovo, saremo come il Redentore ci vuole, come bambini semplici, sinceri, umili, innocenti, ubbidienti, ed in tutto vedremo e sentiremo le cose di ben altra maniera, non più all’umana, ma alla divina.

 

Giorno 15

Maria vola in cielo in anima e corpo
A Suor Celeste Calascibetta, 1-8-1884, LeA I/1, p. 570.

Siamo nella […] Assunzione della Gran Madre di Dio, la cui vita è regola della nostra. Preghiamo, figlie mie, che ci ottenga la grazia della nostra vera conversione, e che possiamo dire davvero a corrispondere all’alta vocazione, alla quale il Signore per pura sua misericordia ci ha chiamato. Essa vola al cielo in anima e corpo, perché fu tutta e sempre di Dio; procuriamo di esserlo da oggi avanti e di esserlo interamente. Non ci contentiamo delle apparenze, procuriamo la realtà e allora saremo felici.

 

Giorno 16

Dio è spirito di pace e di amore
A M. Vincenzina Cusmano, 11-8-1883, LeA II, p. 183.

Ti raccomando sempre di amare solamente l’adorabile volontà di Dio, di odiare il proprio cuore, e di allontanare sempre da te tutto ciò che disturba la pace interiore del tuo spirito, perché quel tanto che a questo ti spinge non proviene da Dio, ma dal demonio, poiché Dio è spirito di pace e di amore.

 

Giorno 17

Abbraccia la soave volontà di Dio
A Carmela Cusmano, 5-10-1875, LeA I/1, p. 114.

Non lasciare la santa orazione; è da essa che si tira il vero spirito, che l’uomo interiore si forma, e l’anima viene ad elevarsi sulle cose create ed ascende fino a Dio. Ti raccomando l’ubbidienza ai superiori e la carità con tutti. Abbraccia la soave ma incontrastabile volontà di Dio e allora troverai la vera felicità.

 

Giorno 18

L’adorabile volontà di Dio
A Carmela Cusmano, 24-9-1875, LeF I, p. 236.

Dammi spesso conto dell’anima tua per tenerla sempre pronta e lieta a portare la soave croce del Signore, ove solamente possiamo trovare la salute e la pace. Esercitati quotidianamente nell’adorabile volontà di Dio e gustane tutta la santa letizia, che proviene allo spirito veramente rassegnato.

 

Giorno 19

Dio e la sua adorabile volontà
A Suor Lucina Imperati, 3-8-1885, LeA I/2, p. 109.

Bisogna aver sempre presente Dio e la sua adorabile volontà e non avere altra premura che quella della sua gloria e del suo santo amore nella salute delle anime; e sempre morti a noi stessi e vivi nell’amore di Gesù Cristo, procurare col suo santo zelo di guadagnare tutti a lui, pel di cui amore dobbiamo essere pronti a sopportare qualunque molestia e qualunque umiliazione, meno quelle che offendono la sua santa legge o la nostra s. osservanza.

 

Giorno 20

Pace e amore nell’unione alla divina volontà
A una suora, 27-8-1885, LeA I/2, p. 127.

Questa sua volontà così diversa da quella del suo Gesù, la terrà continuamente in desideri, che non può raggiungere, e, se per sventura riesce a raggiungerli, troverà gli effetti contrari di quelli che s’immaginava ed andava cercando. E ciò perché è affatto impossibile arrivare alla pace, all’amore di Dio, che solamente può aversi nella perfetta unione della sua adorabile e divina volontà, quando da questa ci allontaniamo per seguire la nostra.

 

Giorno 21

La via della fede
A Suor Amalia Sesti, 28-10-1885, LeA I/2, p. 227.

Procuri sempre di vivere e di guidare la comunità nello spirito della santa osservanza per la via della fede, nella santa unione della volontà di Dio, e così farà tutte le suore forti nello spirito dell’abnegazione e del sacrificio, senza del quale non è possibile seguire Gesù.

 

Giorno 22

Colla croce sulle spalle
A Suor Amalia Sesti, 10-11-1885, LeA I/2, p. 242.

In quanto al suo spirito io sento sempre più crescere il bisogno di pregare il Signore, perché veramente la spogli di tutta quella sensibilità che in ogni cosa l’accompagna, per potere avere la sorte di potere scendere in quel tappeto di vera abnegazione da Gesù Cristo voluta, per ammetterci a seguirlo colla croce sulle spalle, vivendo di pura fede nella volontà di Dio.

 

Giorno 23

Fare una cosa o un’altra è ugualmente caro
A una nipote, 16-6-1876, LeA I/1, p. 132.

Non siamo venuti al mondo che per fare l’adorabile volontà di Dio; e questa adorabile e soave volontà dev’essere la nostra pace e felicità in terra, per come sarà la nostra beatitudine in cielo. Il fare una cosa o un’altra è sempre ugualmente cara alle anime che veramente amano questa adorabile volontà di Dio; ed io non so capire perché le anime spirituali trovano sempre motivo di essere scontente vivendo nella santa ubbidienza.

 

Giorno 24

Nelle braccia amorose di Dio
A Suor Maddalena Cusmano, 21-5-1884, LeA I/1, p. 489.

La nostra fiducia deve essere sempre nella Divina Provvidenza. Non dovete mai scoraggiarvi per gli eventi che volgarmente si dicono contrari: in essi maggiormente noi dobbiamo contare per l’incremento della nostra fede e del nostro totale abbandono nelle braccia amorose di Dio. Il Signore appositamente permette queste vicissitudini nella nostra vita, ma non ci abbandona mai.

 

Giorno 25

Un solo amore: all’adorabile volontà di Dio.
A P. Cataldo Pagano, 13-7-1886, LeA I/2, p. 396.

«Vita in voluntate Domini!» Ecco il segreto della perfezione cristiana, l’essenza che rende accettabile al cospetto del Signore ogni virtù; ecco il rimedio per tutti i nostri mali; ecco anzi la sorgente unica e vera di ogni bene, il possesso della pace, ch’è frutto della Redenzione di Gesù Cristo, vita nostra. Un solo amore: all’adorabile volontà di Dio. Un solo odio: al proprio cuore. Una sola diligenza per allontanare da noi tutto ciò che disturba la pace interiore del nostro spirito.

 

Giorno 26

Quando le cose ti vanno contrarie
A Suor Giuseppina Marocco, 20-5-1882, LeF II, p. 498.

Tu dici, figlia mia, che perdi la tua tranquillità quando le cose ti vanno contrarie. Or ti dico: questi sono i momenti più favorevoli al tuo spirito ed all’acquisto delle virtù. L’amor proprio chiama contrarie tutte le cose che vanno alla sua vera distruzione e ad infondere nel cuore l’amore vero a Dio. […] Quei momenti, quelle circostanze, quelle date occasioni, lungi dall’esserti contrarie, sono le più favorevoli per il tuo vero bene, per la tua temporale ed eterna felicità, perché ti spogliano di te stessa e ti fanno degna di possedere veramente Gesù Cristo vita tua e di unirti a Lui. Ardiresti più di chiamare contraria un’azione che ti dà il bene di unirti al tuo eterno amore?

 

Giorno 27

In cambio, il suo Cuore divino
A Suor Lucina Imperati, 11-6-1886, LeA I/2, pp. 375-376.

Sì, figlia mia, io non lascerò di pregare perché il Signore accetti il suo amore e il suo cuore e le dia in cambio il suo divino amore, il suo Cuore divino, per vederla non più sofferente in quest’offerta che ella fa dei suoi più cari affetti e di tutta se stessa, ma piena di Spirito Santo e di santa unione alla divina volontà, che è ragione di tutta gioia, di eterna ilarità e beatitudine.

 

Giorno 28

E la vostra messe sarà abbondante.
A M. Vincenzina Cusmano, [1882], LeA II, p. 492.

Iddio vi farà raccogliere in un giorno il frutto di tanti mesi o anni di lavoro. Bisogna però essere costanti e fedeli nel rispondere a Dio nel fare la sua santa volontà, nello sperare in Lui. Quando voi avrete formato Gesù nel vostro cuore, sarà immediatamente trasfuso nel cuore degli altri e la vostra messe sarà abbondante. Coraggio! sono più i nostri difensori che i nostri avversari; e se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?

 

Giorno 29

Che pace fare la sua santa volontà!
A M. Vincenzina Cusmano, 3-6-1864, LeA I/1, p. 42.

Oh come è bello, sorella mia, quando Dio ci dà la grazia di poter fare la sua adorabile volontà! che gran pace che gode l’anima! Cerchiamo di rinunciare ad ogni altra cosa anche contro nostra voglia, per unirci a quella santa volontà che dispone di tutto e ci fa beati.

 

Giorno 30

Chi possiede questa vita ha già il possesso dell’eterna.
A Suor Pasqualina Lauriano, 23-2-1888, LeA I/3, p. 454.

La vera vita è nella fede: «Justus ex fide vivit»; e questa vita si alimenta solamente della volontà di Dio; «Et vita in voluntate Domini». Chi possiede questa vita ha già il possesso della vita eterna e per conseguenza conosce che tutto ciò che non è eterno è niente: «Quod aeternum non est nihil est»; e per conseguenza si spoglia con facilità delle cose terrene e anche di se stesso.

 

Giorno 31

Soave e dolcissima volontà di Dio
A M. Vincenzina Cusmano, 21-5-1864, LeA I/1, p. 27.

Oh! soave e dolcissima volontà di Dio, tu sei la vera felicità in cielo e in terra, tu sei il conforto degli afflitti, la forza dei deboli, la luce tra le tenebre, la strada nel deserto, la pace in ogni guerra, la gloria di chi ti ama!

«VOLETE VEDERE GESU’? ECCO I POVERELLI»

«In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose
a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me»
(Mt 25,40)
«Volete vedere Gesù? Ecco i Poverelli!
essi sono come un altro sacramento,
imperocché nella persona del Povero
sta nascosto Gesù»
(P. Giacomo Cusmano)

La dignità e la sacralità della persona del povero partono anzitutto da un fondamento antropologico: il povero, anche il più piccolo e apparentemente insignificante, è l’«uomo», rivestito di tutta la dignità umana; in lui è presente tutta l’«umanità». Il Cusmano vede piuttosto emblematica la figura del povero, quasi vedesse racchiusa in lui tutta la nobiltà della condizione umana.
Il senso della dignità del povero viene poi avvalorato dal motivo teologico. Non sono due elementi staccati, ma ambedue poggiano su basi salde. Il povero è «figlio di Dio», è sua «immagine». Ed è così che l’equiparazione tra ricco e povero vien fatta sulla uguale figliolanza di Dio. Ma nel povero c’è un «più»: egli è «sacramento di Cristo»; donde il suo nesso con l’Eucaristia.
Ne è penetrata particolarmente l’esperienza del sacerdote Cusmano. Ed è così che egli presenta un modello originale di prete e una pregnante spiritualità sacerdotale: «Il sacerdote che serve il povero continua o rammemora il sacrificio dell’altare»; egli «sull’altare tratta e maneggia il corpo di Gesù Cristo» e «nel letto dell’ammalato tratta e maneggia il povero coperto di piaghe, che è l’immagine di Gesù Cristo».
Né meno esaltante è l’esperienza che il Cusmano propone alle sue religiose dedicate interamente al servizio di Dio nel povero, le quali egli chiama «fortunate» perché possono «avere Gesù nella loro casa, non in visione o in estatica contemplazione, ma in fede». Pertanto, la loro vita di servizio è un continuo godimento spirituale, allo stato mistico; con ciò loro godono «le gioie del paradiso sulla terra», perché «non marcano differenza tra il povero sofferente e Gesù in sacramento» e tutto fanno alla stessa persona del Cristo. Anzi, Gesù per loro è «il primo povero per il quale devono poi servire tutti gli altri».
Ugualmente per i laici cusmaniani, «il povero è persona sacra» ed essi riterranno una grazia di Dio poterlo servire. Anche per loro il povero è un «sacramento» ed essi lo devono considerare, come è, «il tesoro di Gesù Cristo» a loro affidato.
Così: servizio gioioso, abnegazione, posposizione, rispetto e riverenza, sono tutti atteggiamenti conseguenti a questa profonda fede della presenza di Cristo nel povero. E altrettanto facile dovrebbe divenire la condivisione della sua sorte, in una quotidianità senza eroismi e senza pose.

 

Giorno 1

La dignità dell’uomo
Ai consiglieri del Deposito di Mendicità,
«Sopra alcune considerazioni…», 1871.

Impariamo a rispettare la libertà umana nell’ultima delle fanciulle nostre recluse, più religiosamente che non si fa in un uomo maturo. […] Quelle creature così deboli sono l’uomo stesso, depositario di tutti i suoi destini, di tutte le speranze, di tutte le forze nascenti dell’umanità, rivestito di tutta l’operosità, di tutta la dignità umana. Impariamo a rispettarle. […] Il povero è uno spirito distaccato; esso sente più degli altri la dignità dell’uomo.

 

Giorno 2

Voi siete l’immagine di Gesù Cristo
Omelia ai Poveri della Quinta Casa,
Quarta domenica di Quaresima, 1884.

Poverelli di Gesù Cristo, voi siete gli amici di Dio, voi siete i nostri protettori, e le vostre preghiere per noi sono parimenti valevoli presso Dio che quelle dei santi del Cielo. Voi presso Dio siete onnipotenti, voi avete le chiavi del cielo, i vostri voti regolano i tempi e le stagioni; voi ci risparmiate i flagelli di Dio, voi ci liberate dalla morte eterna, voi siete l’immagine di Gesù Cristo, e per questo i santi, impediti di visitare Gesù in Sacramento, s’inginocchiavano dinanzi ai Poveri infermi.

 

Giorno 3

I Poverelli sono un altro sacramento
Omelia ai Poveri della Quinta Casa,
Quarta domenica di Quaresima, 1884.

O anime elette che siete sparse su tutta la faccia della terra; o anime elette che desiderate vedere Gesù, desistete da questo pio desiderio; in ciò vi sarebbe la soddisfazione dei sensi, ma i sensi potrebbero ingannarvi; però venite meco ed io appagherò il vostro desiderio. Volete vedere Gesù? ecco i Poverelli: essi sono un altro sacramento, imperocché nella persona del Povero sta nascosto Gesù.

 

Giorno 4

Vi condurrò alla casa dell’amor cristiano
Omelia ai Poveri della Quinta Casa,
Quarta domenica di Quaresima, 1884.

O voi che fate professione di amar Dio, il Dio nascosto, volete anche meglio amarlo? […] Venite meco e vi condurrò alla casa dell’amor cristiano, alla casa della carità. Sventura! quelle anime non vogliono seguire le mie pedate; anzi esse mi ripetono: «Ma per amar perfettamente Dio è forse necessario recarci dove siete voi, nella casa della carità?» Infelici! Ascoltate quello che vi risponde in mia vece lo Spirito Santo: «Come si può amar Dio che non si vede, se non si amano i propri fratelli che si vedono languire nella povertà?».

 

Giorno 5

Siavi raccomandato il mio tesoro
Omelia ai Poveri della Quinta Casa,
Quarta domenica di Quaresima, 1884.

O voi che desiderate tesori, volete acquistare il tesoro vero? Venite meco e vi farò ricchi. Io vi condurrò dal levita Stefano, da Francesco d’Assisi, da Vincenzo de’ Paoli, da Giovanni di Dio; essi vi additeranno il ricco tesoro nella persona dei Poverelli, imperocché i Poverelli sono il tesoro di Gesù Cristo. Udite infatti la sua voce che a noi dice: «Siavi raccomandato il mio tesoro».

 

Giorno 6

Lo faccio alla persona stessa di Gesù Cristo
Omelia ai Poveri della Quinta Casa,
Quarta domenica di Quaresima, 1884.

Gran cosa siete voi, o Poverelli di Gesù Cristo. Egli per voi impiegò gran parte della sua divina missione, egli elevò la povertà a sacramento, facendo di voi un oggetto di culto. Essendo così, ecco che io mi prostro ai vostri piedi e li bacio. Io credo che, facendo questo con voi, io lo faccio alla persona stessa di Gesù Cristo. Io tocco le vostre piaghe; curandole e medicandole colle mie mani sacerdotali, io credo di fare tutto ciò allo stesso Gesù Cristo.

 

Giorno 7

Il sacerdote continua il sacrificio dell’altare
Omelia ai Poveri della Quinta Casa,
Quarta domenica di Quaresima, 1884.

Il sacerdote che si esercita in questi uffici rinnova quello stesso che fece Gesù Cristo. Egli, secondo me, continua o rammemora il sacrificio dell’altare; imperocché sull’altare tratta e maneggia il corpo di Gesù Cristo che fu sacrificato e crocifisso, […] e nel letto dell’ammalato il sacerdote tratta e maneggia il Povero coperto di piaghe, che è l’immagine di Gesù Cristo. All’occhio della carne queste sono cose schifose, ma all’occhio dello spirito son cose divine.

 

Giorno 8

La Mamma Santissima compirà l’opera cominciata
A Suor Veronica Calascibetta, 1-1-1884, LeA I/1, p. 517.

Ricorrete alla Mamma nostra Santissima. Essa, che ha patrocinato la vostra causa finora, compirà l’opera incominciata e vi farà ottenere tanto bene, se voi sarete sue figlie fedeli, seguendola nell’osservanza della santa Istituzione. Avvicinatela con affetto e confidenza filiale, per suo mezzo conoscerete ed amerete sempre più l’Unigenito Figlio Suo, sposo carissimo delle anime vostre e arriverete alla sorte che vi desidero.

 

Giorno 9

Fortunate se nel Povero vedrete l’immagine di Gesù
A M. Vincenzina Cusmano, 29-10-1881, LeA II, p. 40.

Voi fortunate se nel povero vedrete l’immagine di Gesù Cristo e lo servite e l’ospitate con tanto amore! Oh, Egli versò tutto intero il suo sangue preziosissimo per ognuna di queste anime fatte ad immagine e somiglianza di Dio, se per la vostra cooperazione vede a lui ritornare queste anime dal suo Sangue ricomprate, oh! quanto vi sarà grato, quanto vi amerà! quanta misericordia non verserà sulle anime vostre!

 

Giorno 10

Potere avere Gesù nella nostra casa!
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, pp. 349-350.

Io non trovo parole per esprimervi l’ineffabile gioia che inonda il mio cuore e lo spirito mio. Potere avere Gesù nella nostra casa! povero! sofferente! desideroso delle premure del nostro amore, ed averlo, non in visione o in estatica contemplazione, ma in fede!! Vuol dire in virtù di quella parola per la quale ci accerta ch’è Egli che riceve il nostro aiuto, il nostro sollievo, le nostre amorose premure, quando le abbiamo usate verso il più piccolo, il più misero dei nostri fratelli!!

 

Giorno 11

Questo cantico è il vostro amore verso i Poverelli
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 350.

Oh! questa certezza, questa realtà ha tanto di sublime e di amore, che mi fa mancare la parola e mi rende impotente a manifestarvene le gioie, che a modo di viatori uguagliano quelle del paradiso, quando, elevate dal lume della gloria, le anime pure e verginali avranno la sorte di seguire l’Agnello immacolato ovunque andrà, cantando un cantico che non sarà dato a tutti di capire! Questo cantico è il vostro amore verso i Poverelli.

 

Giorno 12

Le gioie del Paradiso sulla terra
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 350.

Gesù è in loro che voi seguite, ed ecco l’altezza della vostra gran sorte, l’immensa profusione delle misericordie di Dio, che vi ha voluto arricchire così; ed ecco le gioie del Paradiso sulla terra. Le sentite voi nel vostro cuore? oh! non mi dite di no, perché questo mi farebbe spavento! Impegnatevi invece a sentirle, troncando, con generosa recisione, qualunque attacco che il vostro cuore potrebbe ancora occultamente conservare verso le creature e sotto qualunque titolo il più semplice, il più puro, il più santo.

 

Giorno 13

Non marcare differenza
tra il Povero sofferente e Gesù nel Sacramento
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 352.

L’anima vostra seguirà Gesù Cristo nel povero, in terra, come seguirà, nel cielo, l’Agnello divino; e la vostra vita sarà un perenne tripudio, un convito del celeste sponsalizio, e il cantico sarà misterioso! arcano! sublime! […] E perché fosse costante questa armonia del vostro canto, state perennemente allo spirito della vostra santa osservanza che lega il cuore e l’anima vostra a Gesù Cristo pei suoi Poverelli, in maniera da non marcar differenza tra il Povero sofferente e Gesù nel Sacramento.

 

Giorno 14

L’arrivo del Povero sarà sempre una festa
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, pp. 353-355.

Non si lasci mai Gesù sulla croce pel dolce trattenimento del Taborre; e chi oggi è al Taborre vi sia per avere maggior animo di seguirlo domani al Calvario. Sia sempre pronta ad aiutare Gesù nel Povero e per qualunque bisogno, senza pensare mai al come si farà domani, quando potrà rimediare per oggi. […] L’arrivo del Povero sarà sempre una nuova festa per le buone suore e lo accoglieranno sempre come la visita del Signore, mostrando anche all’esterno la gioia dei loro cuori nell’avere la sorte di ricevere Gesù Cristo nella casa loro.

 

Giorno 15

Maria porta una spada nel cuore
A Suor Amalia Sesti, 31-7-1884, LeA I/1, p. 564.

Maria partecipava a tutte le pene di Gesù, ma colla stessa costanza, colla stessa forza, colla stessa unione al divino volere. Essa accompagnava l’Unigenito Figlio suo nel doloroso viaggio, tutto il venerdì sta ai piedi della croce! ma ci sta con tutta la fermezza della vittima, porta una spada acutissima nel suo cuore, […] ma senza rendersi di angustia ai discepoli che aveva accettati in luogo del Figlio suo; […] accentra attorno a sé la Famiglia che il Figlio suo lasciò a Lei affidata e ne prende tutta la cura.

 

Giorno 16

Servire il Povero con abnegazione
Alla contessa Elisabetta Herbert, 26-11-1878, LeA I/1, p. 194.

Rispettare nel Povero la rappresentanza di Gesù Cristo, sentire una immensa carità di servirlo ed aiutarlo con ogni travaglio ed abnegazione nell’amore perfetto dell’ubbidienza e della povertà, è tutto il complesso delle nostre regole.

 

Giorno 17

Amare Dio nei Poverelli suoi
A M. Vincenzina Cusmano, 24-11-1875, LeA I/1, p. 118.

Oh! Sorella mia, quante grazie che ci ha fatto il Signore! Com’è pieno di benignità e di misericordia per le anime nostre! Quanto ingrati siamo stati a non rispondergli amore per amore! […] Per carità! alla sua presenza e nella sua più viva emozione della grazia firmiamo questo patto: o amare Dio o morire e amarlo com’Egli vuole essere amato nel suo spirito e nella sua rappresentanza, che è nei Poverelli suoi.

 

Giorno 18

I Poveri ti danno il mezzo di servire Gesù
A M. Vincenzina Cusmano, 27-9-1883, LeA II, p. 199.

Dilata sempre il tuo cuore a far sempre meglio pei Poveri. Essi ti danno il mezzo fortunato di servire il buon Gesù; e questo spirito di vera fede ti farà provare la vera estasi dell’amore e t’infonderà quel coraggio caritatevole, ch’è capace di vincere ogni ostacolo.

 

Giorno 19

La sorte di servire Gesù nei Poverelli
A P. Salvatore Boscarini, 4-5-1882, LeA I/1, p. 239.

La nostra povera e nascente istituzione, ultima tra tutte che hanno la sorte di adoperarsi nell’esercizio della carità di Gesù Cristo, vita nostra, merita di essere più compatita ed aiutata nello sviluppo del suo esercizio, che di essere onorata da encomi. Destinati alla sorte di servire Gesù nei suoi Poverelli, sentiamo il bisogno dell’aiuto della preghiera per potere riuscire, per quanto è possibile, all’adempimento dei nostri doveri, partecipando ai suoi dolori, alle sue sofferenze per rilevarne coloro che ce lo rappresentano.

 

Giorno 20

Culto unito alla pietà
A M. Vincenzina Cusmano, 11-8-1883, LeA II, pp. 183-184.

Raccomando di non essere mai contenta di prodigare cure solerti e affettuose verso i poveri ammalati. Essi vi rappresentano Gesù sofferente, e per conseguenza vi dev’essere un culto unito alla pietà, che vi deve animare nel loro servizio.

 

Giorno 21

Il Povero è persona sacra
Statuti dell’Associazione del Boccone del Povero, [1868], Filippello, II/1, p. 260.

Riguarderanno il Povero come una persona sacra, dando a lui tutta la preferenza come si deve al rappresentante di Gesù Cristo; avranno, ove lo domandino e sia loro concesso, la sorte di sedere a mensa con lui in quel giorno, privandosi del proprio pranzo a vantaggio dei poveri ammalati, e accomodandosi a quello che la carità avrà mandato ai Poveri.

 

Giorno 22

I Poveri sono il tesoro di Gesù Cristo
Lettera Pastorale di Mons. Giambattista Naselli, 1869, Filippello II/1, p. 276.

Ascoltate la raccomandazione di Gesù Cristo, che tiene fatto a sé quello che voi fate ai suoi Poverelli: questa è una specie di Sacramento, in cui Gesù Cristo è nascosto sotto la figura dei Poveri. «Quod uni ex minimis meis fecistis, mihi fecistis» – «Quello che avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me» -. «Exurivi et dedistis mihi manducare» – «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare». I Poveri sono il tesoro di Gesù Cristo; ed Egli oggi vi dice: «Siavi raccomandato il mio tesoro».

 

Giorno 23

Egli è che si mostra a noi nei Poverelli
A una suora, 21-10-1882, LeA I/1, p. 259.

Egli ci ha prediletto e ci ha chiamati a un perenne convito: non è noia né soffrire il servire il Signore! […] Egli è, Egli è, e non gli uomini, che si mostra a noi nei Poverelli. […] Se abbiamo le traveggole agli occhi, se ancora lo spirito privato e dell’amor proprio ci regge, noi tirati dalla corruzione del nostro cuore, faremo quello che fecero gli Ebrei che L’ebbero in mezzo a loro e non lo conobbero e lo perseguitarono e lo crocifissero!

 

Giorno 24

Non guardate con l’occhio materiale le creature
A una suora, 21-10-1882, LeA I/1, pp. 261-262.

Quanto grande è la nostra fortuna, avendoci Egli chiamato a servirlo ed amarlo nel nostro prossimo, nei suoi Poverelli! Deh, non guardate no, non guardate più coll’occhio materiale le creature, con cui Dio vi fa convivere, e quelle ancora al cui servizio vi fa dedicare. […] Guardate questa bella immagine del vostro buon Gesù, e particolarmente vagheggiatela con l’occhio della vostra fede; amatela col sentimento più intimo ed ardente della vostra carità nella persona dei suoi Poverelli, che egli vi affida.

 

Giorno 25

Il Divinissimo, il primo Povero
A M. Vincenzina Cusmano,
4-4-1883, LeA II, pp. 154-156.

Finita la messa, continuò a defilare la processione per accompagnare il Divinissimo, che le suore erano venute a prendere come il primo Povero pel quale devono poi servire tutti gli altri che avranno la sorte di ricevere. […] Pregate perché avessimo presto i Poveri con noi e perché avessimo la grazia di rispondere allo spirito che il Signore esige da una istituzione che ha fatto nascere perché collo spirito del proprio sacrificio supplisca a quello che può mancare di mezzi per aiutare gli infelici che soffrono. Oh! carità! bruciaci col tuo amore!

 

Giorno 26

Come una nuova visita del caro Gesù
A Suor Amalia Sesti, 6-5-1883, LeA I/1, pp. 369-373.

L’entrata di nuovi Poveri è sempre una nuova benedizione per voi; correte sempre a riceverli con gran festa come una nuova visita del caro Gesù; abbiate gran cura e sollecitudine di tutti e particolarmente di ognuno. […] Nel fare la carità ai Poveri non si fa mai male, ma sempre bene, ancorché si facesse a chi non la merita, perché noi sempre nel Povero vediamo e guardiamo Gesù.

 

Giorno 27

Cosa fecero oggi per la festa di S. Vincenzo?
A P. Francesco Paolo Filippello, 4-6-1883, LeF II, pp. 23-24.

S’informi allo spirito di San Vincenzo de’ Paoli, che pure, nella prima offerta dell’incruento sacrificio, ottenne da Dio le misericordie infinite della sua carità, che poi divampò per tutto il mondo. Io son lieto di trovarmi in questa via, sebbene indegnissimo ed inutile; e mi auguro che le ossa mie aride, quando il Signore formerà la Comunità dei Missionari alla Vincenziana di quei degni sacerdoti, risorgeranno alla vera vita e acquisteranno capacità di operare anche qualche cosa per amore di Colui che merita tutto.

 

Giorno 28

Lo riguarderò fatto a me stesso
Conferenza sullo scopo dell’Associazione, Febbraio 1884.

Nel Poverello che languisce abbandonato noi dobbiamo vedere Gesù sofferente. Nei servizi che gli prestiamo altra mercede non dobbiamo aspettarci che l’amore di Dio. Noi dobbiamo esercitare misericordia verso gli uomini per ottenere le misericordie di Dio. A far questo ci ha chiamati quel Gesù che disse: «Quello che voi farete al più miserabile del vostro prossimo, io lo riguarderò come fatto a me stesso. Un bicchier d’acqua dato in mio nome, non rimarrà senza essere rimeritato. Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia».

 

Giorno 29

I Poverelli ci rappresentano Gesù stesso
M. Vincenzina Cusmano, a Suor Germana Marocco,12-1-1992.

Il Signore possa benedirvi tutte, care figlie, con le più elette benedizioni, essendo osservantissime della regola, e così portare avanti la casa e garantire i Poverelli, che per noi sono l’immagine del nostro amato Gesù, anzi ci rappresentano Lui stesso; amiamo a preferenza la virtù della carità e Dio ci guarderà sempre con occhio benigno.

 

Giorno 30

I Poveri, i nostri cari padroni
M. Vincenzina Cusmano alle suore della comunità di Canicattì, 1-12-1892.

Raddoppiate l’amore, carissime figlie, ripigliate la santa osservanza, siate unite in santa carità, fate con tutto il cuore il servizio ai Poveri, ossia ai nostri cari padroni, che ci rappresentano la persona stessa del nostro caro Gesù, e sarete felici in eterno. Oh! come sarà bello ricevere nell’ultimo giorno la retribuzione delle nostre piccole e miserabili fatiche. Il Signore vi benedica tutte, carissime figlie, e pregate per me, la più miserabile delle creature.

«LA MISSIONE DI EVANGELIZZARE I POVERELLI»

«Ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi
e mi sarete testimoni a Gerusalemme,
in tutta la Giudea e la Samaria
e fino agli estremi confini della terra»
(At 1,8)
«Lo Spirito Santo scenda ad illuminare le menti ed i cuori vostri,
e vi faccia raccogliere il frutto della vostra missione
coll’edificazione delle anime che debbono essere convertite a Gesù Cristo
per mezzo della Mamma nostra santissima e della predica continua del vostro buon esempio nella S. Osservanza. Così sia»
(P. Giacomo Cusmano)

Il P. Cusmano ha un forte senso della «missione». Egli progressivamente acquista la consapevolezza di aver ricevuto un mandato dall’alto, a cui egli sente di dover essere fedele. Quella giovanile «speranza», che Dio lo avrebbe «riempito del suo spirito» e lo avrebbe fatto «apostolo della sua carità», diventa certezza negli anni della maturità: la sua «polvere», docile al volere di Dio, sarà elevata «ad ardue mete», mentre egli coltiverà sempre nel cuore «il desiderio ardente della missione».
Ed è in obbedienza a tale mandato che egli fonda la sua opera. E’ sicuro che essa è voluta da Dio e che diventerà un albero frondoso, nei cui rami si possa riparare «l’umanità languente». La sua missione allora si trasmette ai suoi figli e alle sue figlie: una missione che si modella sull’azione creatrice, redentrice e santificatrice della SS. Trinità; mentre l’opera cusmaniana, ispirandosi alla carità di San Vincenzo, si propone di riprodurne le grandi imprese apostoliche, benché in modeste proporzioni, quale «pietruzza» che coopera alla costruzione dell’edificio della Chiesa di Dio.
Piccola sì, l’opera cusmaniana, ma di grande respiro apostolico; si tratta di infiammare di amor di Dio gli animi di tutti e di far divampare ovunque l’«incendio della carità»: nei cuori dei fratelli poveri anzitutto – dalla culla alla tomba – per reinserirli nel circuito dell’amore di Dio e renderli consapevoli della loro dignità di figli di Dio, loro che ne sono l’immagine più rispondente e preziosa. Ma non meno impellente è lo zelo per la salvezza dell’anima dei fratelli ricchi, i quali devono essere educati alla condivisione e a una vita «con» i fratelli poveri: «avvicinare i ricchi e i poveri» allora è la «missione doppia», specifica dei cusmaniani.
È ovvio che un tale compito comporta fatiche, difficoltà, sofferenze a volte gravi, che possono portare anche al martirio di carità. È la «missione barbara» a cui è chiamata la persona che, seguendo il Cusmano, si vota alla carità radicale, sulle orme di Cristo. Allora il Fondatore ricorda il «sogno» fatto da una delle prime suore, là dove queste venivano invitate a mettere il piede dove Gesù lo metteva, cioè sulle sue impronte insanguinate.
La missione così, nata dal cuore di Dio, intrisa del suo ardente anelito per la salvezza di tutti gli uomini e di tutti i continenti della terra, si colora a volte anche di sangue. Il martirio non rimane solo un anelito; nel tempo esso può divenire realtà, dimostrando efficacemente e concretamente la santità della missione cusmaniana. Ma non meno efficace e impegnativo è il martirio incruento, quotidiano, feriale, di chi vuole restare fedele all’invio che ha ricevuto da parte dello Spirito: è la «predica della carità delle opere», attraverso cui deve essere proposta la fede. E «la predica dell’esempio» è la più efficace.
La benedizione del Padre allora si protrae nei secoli e perdura nel tempo sui suoi figli e sulle sue figlie: perché ovunque divampi ancora «il fuoco della carità».

 

Giorno 1

Dio potrà riempirmi del suo spirito
e farmi apostolo della sua carità
A M. Vincenzina Cusmano, 4-5-1864, LeA I/1, p. 5.

Non perderò la speranza che un giorno Dio potrà riempirmi del suo spirito e farmi apostolo della sua carità, se ora, prescelto all gran sorte e chiamato qual uno dei tre a pregare nell’orto del Getsemani, pieno di svogliatezza e d’indifferenza, non faccia altro che dormire. Prega tu il Signore che mi faccia crescere in questa santa speranza, perché l’anima mia non si smarrisca alla contemplazione delle sue orrende miserie, le quali, per quanto creda conoscerle, non sono appena sfiorate!

 

Giorno 2

Il Signore manderà il suo Spirito
e soffierà la mia polvere a più ardue mete
A M. Vincenzina Cusmano, 3-12-1875, LeA I/1, p. 124.

Prega tu (Iddio) che mi accordi la retta intenzione di volere impiegare la mia vita e tutti i miei travagli all’esaltamento della sua gloria, alla salute di tutte le anime che ha ricomprate col suo Preziosissimo Sangue. Sento che sarebbe meglio trovarmi a predicare Gesù Cristo tra i barbari o sostenere le fatiche dell’apostolato, che quelle del trafficante; ma sono mezzi al fine. […] Metterò così, se Dio non vorrà altrimenti, la mia pietruzza in questo vasto edificio che cresce sempre nel campo della Chiesa. Quando il Signore vorrà, disporrà altrimenti, manderà il suo Spirito e soffierà la mia polvere a più ardue mete.

 

Giorno 3

Dal piccolo germe, grandi opere
A Don Ercole Tedeschi, 19-6-1868, LeA I/1, pp. 49-50.

Imploro (dal S. Padre) una larga benedizione che scenda sull’opera e la confermi, […] augurandoci di vedere spuntare tra noi e da questo piccolo germe, tutte quelle grandi opere, che hanno mutato e migliorato le condizioni della Francia, con costituzioni adattate alle circostanze de’ tempi e dei luoghi nostri, perché più facile si renda la diffusione della carità nel cuore di tutti e rinvigorisca la fede che sembra volersi partire da noi.

 

Giorno 4

Noi siamo francescani e vincenzini
A Suor Lucina Imperati, 21-8-1884, LeA I/1, pp. 596-598.

S. Francesco per tutta la sua vita fece questa orazione su questo tema: «Signore, egli diceva, fatemi conoscere chi sono io e chi siete Voi». Se il dono della santa umiltà ci tenesse come il pubblicano pentito, saremmo meglio giustificati dalla grazia, che non fu il superbo ebreo fariseo. […] Noi siamo francescani e vincenzini; la regola francescana nostra è quella del terzo ordine; in quanto al resto della nostra osservanza nessuna di voi ha professato i voti.

Anniversario dell’Inizio della comunità dei Frati: Palermo Quinta Casa, 1884.

 

Giorno 5

Il desiderio ardente della missione
Al cardinale Carlo Marziale Lavigerie, 26-10-1887, LeA I/3, p. 406.

Ho creduto sempre di dovere nascondere nel mio povero cuore e di comprimere dentro di esso il desiderio ardente della missione, come una tentazione di raffinata superbia. […] L’alta degnazione però dell’Eminenza Vostra Reverendissima di venire sino alla nostra misera inutilità per invitarci a sì grande impresa, se non mi ha animato del tutto ad intraprenderla, pure mi ha fatto credere che il Signore ha voluto guardare la nostra miseria per disporci all’altissima impresa. […] Mi sappia dire ciò che il Signore vuole da questa nascente istituzione e ci metteremo all’impresa.

 

Giorno 6

L’Africa ci attende
P. Salvatore Gambino a P. Giacomo Cusmano,
24-6-1885, Archivio dei Missionari Servi dei Poveri.

Alle dieci e minuti ricevemmo il Cardinale (Lavigerie). La prima parola che mi disse fu che veniva per portarci in Africa; […] costituì me avvocato presso la Signoria Vostra per ottenergli questa spedizione in Africa, ed io assicurandolo che la Signoria Vostra l’avrebbe certamente contentata, pregai lui a costituirsi avvocato mio presso la Signoria Vostra per impegnarla a spedire me pel primo in quella terra adusta, molto più che il colorito del mio volto dimostra che io sia nativo dell’Africa. Partì contentissimo dell’Opera del Boccone del Povero e diceva che veramente aveva trovato quanto gli avevano detto in diversi punti.

 

Giorno 7

L’evangelizzazione dell’Africa
Dichiarazione ,senza autore né data
In «Centro di Documentazione Cusmaniana».

Nei tre giorni che stette a letto dopo l’ultima operazione (P. Giacomo) non parlava d’altro che dello spirito del suo Istituto, e dell’evangelizzazione dell’Africa. Era il momento in cui la politica agitava la questione italo-africana ed un nipote del P. Giacomo, ufficiale dell’esercito italiano, aveva acquistato la carta del continente per studiarne la strategia militare. Il P. Giacomo gliela chiese e, avutala, se ne stava le lunghe ore studiandola anch’egli per vedere le vie e i siti da percorrere per estendere anche ivi la civiltà del Vangelo e la carità di Gesù Cristo.

 

Giorno 8

La vostra missione è grandissima.
Alle suore di una comunità di Palermo, 30-8-1882, LeA I/, o. 249.

Con Gesù Cristo e per Gesù Cristo sarete tutto a tutti e guadagnerete tutti a Gesù Cristo e sarà glorificato e benedetto il suo nome, che vi ha prediletto così. […] Figlie mie, la vostra missione, comunque piccole voi siate ed inutili, è grandissima; se risponderete coll’osservanza allo spirito della vocazione, opererete un gran bene, ma se no… Osservate, dunque, e pregate; il Signore sarà con voi ad operare prodigi, il buon odore di Lui si diffonderà per tutto il mondo e le anime lo seguiranno.

 

Giorno 9

Cooperando con Dio Creatore
Conferenza alle prime sei suore, [23-5-1880], Filippello II/2, p. 162.

Come la Santissima Trinità è sempre occupata della santificazione di ogni anima, così voi, o sorelle, dovrete essere occupate dello zelo di santificare le povere anime. Nelle orfanelle affidate alle vostre cure voi cooperando con Dio creatore, dovrete creare un’educazione nuova, uno spirito nuovo, una vita nuova; e dovrete provvedere a tutti i bisogni dei Poverelli, per mezzo delle opere di misericordia corporali e spirituali.

 

Giorno 10

Cooperando col Divin Redentore
Conferenza alle prime sei suore, [23-5-1880], Filippello II/2, p. 162.

Cooperando col Divin Redentore voi dovrete redimere le anime dalla vita del mondo corrotto: chiamarle dalla via della perdizione e liberarle dai pericoli o da quelle occasioni che sono naufragio dell’innocenza, aiutarle a sollevarsi dall’abiezione o dall’avvilimento e guidarle a vivere oneste e virtuose, difenderle come gigli fra le spine e agevolarle a conservare illibata la candida veste ricevuta nel santo battesimo.

 

Giorno 11

Cooperando con lo Spirito Santo
Conferenza alle prime sei suore, [23-5-1880], Filippello II/2, p. 162.

Cooperando con lo Spirito santo dovrete adoperarvi a santificare le anime abbandonate. Con le vostre sante esortazioni avvalorate dal vostro buono spirito, dovrete ispirare nelle anime il gusto ai beni eterni, educare l’intelligenza alle cose di Dio, consigliare ciò che è gradito a Dio e più utile all’eterna salvezza, confortare le anime nelle tribolazioni della vita a superare le difficoltà che ostacolano l’avanzamento spirituale, dare la conoscenza delle cose della religione e delle verità della fede, elevare lo spirito a rimirare più da vicino la faccia di Dio, nella faccia di Dio vedere quella del prossimo, […] ispirare l’orrore della colpa e il timore di Dio.

 

Giorno 12

Prepararsi alla missione barbara
A Suor Maddalena Cusmano, 12-9-1883, LeA II, p. 188.

Girgenti è il noviziato della Cina, ed io non credo che l’anima tua non aneli di prepararsi alla missione barbara, dove insieme alla lieta speranza di potere guadagnare le anime che sono possedute dal demonio, vi è ancora la gran consolazione di potere incontrare la sorte di dare la vita per Gesù Cristo nella sorte infinita del martirio. Stare a Girgenti è un martirio in secco, vuol dire senza spargimento di sangue. […] Un’anima che si educa a tale scuola di sacrificio, non esiterà punto d’incontrare il martirio più crudele, ammesso sempre la grazia del Signore.

 

Giorno 13

Ma c’è il pericolo del martirio
Dichiarazione di Suor Macrina Garofalo,
Senza data, Centro di Documentazione Cusmaniana.

Nell’anno 1883, festa di tutti i Santi, il P. Giacomo venne nel nostro refettorio e ci disse: «Io parto per la Cina. Chi di voi suore mi vuole accompagnare per andare a evangelizzare gl’infedeli?». Allora io mi alzai e dissi: «Son pronta». Egli aggiunse: «Ma c’è il pericolo del martirio». Ed io risposi che sarei stata pronta anche a questo. So però che, avendo alcuni suoi amici riferito ciò all’arcivescovo, il Card. Celesia, questi glielo proibì.

 

Giorno 14

Sia Gesù amato da tutti i cuori
A Suor Maddalena Cusmano, 12-9-1883, LeA II, pp. 189-190.

Che importa a noi se soffriremo un poco più o un poco meno, quando Dio è glorificato dalla retta intenzione di piacere a lui? dall’ardente desiderio di guadagnare le anime che egli ha ricomprato col prezioso suo sangue? […] Ancora non abbiamo impiegato 33 anni nella continuazione del suo ministero! né abbiamo camminato veramente sulle sue orme! […] Bada di tenere la massima attenzione di mettere il piede ove egli l’ha messo […] e l’alito suo ti basterà per […] animarti ad ogni impresa. […] «Sia Gesù amato da tutti i cuori»: questo dev’essere il nostro più ardente desiderio, e a questo devono mirare le nostre opere.

 

Giorno 15

I santi voti, offrendoci allo sposo immortale
Dal «Diario di M. Mattia Ligotti»,
Senza data, in «Centro di Documentazione Cusmaniana».

E non ti dimenticherò, 15 Ottobre 1903, quando Egli – il venerato Padre (P. Francesco Mammana) – nella cappella della Casa Madre, tutta un soave profumo e sull’altare tutto un mazzo di gigli, splendente nei sacri paramenti, raggiante di ardore serafico, c’invitò alla santa comunione ed a pronunziare i santi voti, offrendoci allo sposo Immortale, ostie e vittime, per morire sulla croce, inchiodate con Lui. Gioia e commozione esuberavano dal suo cuore, e parea volesse leggere nei nostri occhi la commozione e l’esultanza dell’anima nostra.

Anniversario dell’emissione della prima professione religiosa delle suore:
Palermo, Casa Madre, 1903

 

Giorno 16

Pronti ad affrontare la morte
P. Francesco Spoto, 22-11-1964, «Diario di un martirio», pp. 90-91.

Grande gioia questa mattina: dopo 10 giorni possiamo celebrare la santa messa e farci la santa comunione. Al sacrificio di Cristo Redentore uniamo il nostro e rinnoviamo l’offerta della nostra vita. Alcuni rami di albero sostengono l’altare; i raggi del sole che penetrano tra le foglie, fanno da candele; il canto armonioso degli uccelli sostituisce l’organo. La nostra commozione è al colmo; il Corpo di Cristo fortifica la nostra fede e ci tiene pronti ad affrontare la morte.

 

Giorno 17

Il sangue dei martiri era il seme dei cristiani
A Suor Veronica Calascibetta, 1-4-1884, LeA I/1, p. 540.

Io vorrei che tu, carissima figlia, sollevassi un poco il tuo spirito, pensando che quello che soffri hai la sorte di soffrirlo per amore di G.C. e come il sangue dei martiri era il seme dei cristiani, perché molti per questo ottenevano la grazia della conversione, così vorrei che tu, offrendo sinceramente e con vera carità a Dio le tue sofferenze, ottenessi da Lui la grazia di vedere coteste anime piene del vero amore di Dio, siano dame, damigelle od orfane e così la tua missione sarà da Dio benedetta.

 

Giorno 18

Lo spirito dell’istituzione
A un signore, 1882, LeF I, p. 544.

Lo spirito dell’istituzione è questo: riguardare nel Povero, nel sofferente l’immagine di Gesù Cristo e correre ad aiutarlo incontrando qualunque sacrifizio, anche la morte, imitando Colui che volle incontrare la morte per dare a noi la vita. Talché si deve preferire in tutto il Povero; e se manca un letto, una camicia, un piatto di zuppa, non deve mancare per il Povero che il Signore ci ha affidato, ma per uno di essi.

 

Giorno 19

La missione di evangelizzare i Poveri
A P. Francesco Paolo Filippello, 4-6-1883, LeF II, pp. 22-23.

Ho lodato e benedetto il Signore che con tanta predilezione l’invita alla continuazione del suo ministero sopra la terra. Se l’universale giudizio è fondato sulle opere di misericordia, […] che sarà di quel sacerdote che, dimentico di essere seguace di Gesù Cristo nella sublime missione di evangelizzare i Poveri, pensa di avere bene compito il suo ministero quando, gonfio di vana scienza, ha potuto raggiungere dignità e lucri che lo distinguono fra tanti? […] Colui ch’è l’eterna sapienza del Padre ha voluto premettere la pratica alla teoria, «coepit facere et docere» e […] ci annunzia che la sua missione è appunto quella di evangelizzare i Poveri.

 

Giorno 20

L’infanzia è ricordo del pellegrinaggio
del Verbo di Dio nel mondo
A Vincenzo Begattini, 10-6-1885, LeF II, p. 141.

Noi serviamo Gesù Cristo nell’infanzia e nella vecchiezza, due stadi della vita nei quali il povero è esposto alle più ineffabili miserie. Gesù Cristo si fece infante per riscattare l’infanzia e la culla del cristianesimo è la culla di un infante. Tale infanzia è tenero ricordo del pellegrinaggio del Verbo di Dio nel mondo: e Gesù Cristo che abbracciò e benedisse i pargoli, con quell’amplesso fidò ai Servi dei Poveri il ministero di rappresentare il grande sacramento della pietà.

 

Giorno 21

La nostra missione per la vecchiezza
A Vincenzo Begattini, 10-6-1885, LeF II, p. 142.

La nostra missione si estende non meno per la vecchiezza per quell’età che, a ragione della sua impotenza, si rannoda all’infanzia, per quell’età che, essendo l’ultimo crepuscolo della vita, ha mestieri di essere preparata al giorno eterno. Così anche ai vecchi, stracchi della vita e prossimi all’orizzonte dell’eternità, sono apprestati i dovuti servizi ed i mezzi necessari ad essere apparecchiati al destino immortale.

 

Giorno 22

Educare i Poveri a conoscere la propria nobiltà
Conferenza alla prime sei suore, 23-5-1880, Filippello II/2, p. 163.

Dobbiamo guadagnare le anime di quei poveri i quali, perché abbandonati e disprezzati dalla società, sono di nessuno. […] Dobbiamo educare i poveri a conoscere la propria nobiltà, a tenere una condotta degna della propria grandezza, a non avvilire la propria dignità di uomini, di figli di Dio, di rappresentanti di Gesù Cristo e di principi ereditari del regno dei cieli. Bisogna educare i poverelli a glorificare e portare Dio nel loro corpo e portare l’immagine della passione del Salvatore. […] E voi, figlie, sarete ben fortunate con questi sentimenti. […] E il Signore si renderà propizio all’anima vostra.

 

Giorno 23

La missione doppia
A Suor Maddalena Cusmano, 12-9-1883, LeA II. pp. 197-198.

La nostra missione è doppia: aiutare i Poveri per rendere più mite la loro sofferenza e guadagnarli a Dio, avvicinare i ricchi ai poveri, per renderli capaci di guadagnarsi la grazia del Signore, onde procurare la loro eterna salute. Io adunque insieme alle anime delle povere orfanelle ti raccomando quelle delle signorine. Procura coi modi della grazia d’innamorarle di Gesù Cristo e allora avremo guadagnato tutto. Prega assai il Signore per questo e adoperati quanto più puoi e speriamo che il Signore ti benedica.

 

Giorno 24

Avvicinando i poveri ai ricchi
A Suor Amalia Sesti, 14-6-1886, LeA I/2, pp.379-380.

Figlia mia, deve sempre regolarsi e condurre la comunità custodendo con ogni prudenza il buon nome della stessa, perché lo Spirito Santo ci insegna che dobbiamo avere cura del buon nome, perché anche questo serve a procurare la gloria di Dio e l’edificazione delle anime. […] La nostra missione è missione di carità e avvicinando i poveri ai ricchi con tutti i modi caritatevoli, che ci sono possibili, l’avremo assai compita. Il rimanente è Dio che deve operarlo nella sua misericordi.

 

Giorno 25

Da granello di senape a grande albero
Indirizzo letto al Card. Celesia, 30-11-1871, LeF I, pp. 184-186.

Scopo dell’Opera cui si è dato il nome di Boccone del Povero è quello di riprodurre fra noi le istituzioni di San Vincenzo de’ Paoli con costituzioni adattate ai bisogni dell’isola nostra, onde facilitare l’impianto delle case di misericordia. […] E verrebbero evangelizzati i poveri e conservata la fede per l’esercizio della carità. Questa carità stessa farebbe crescere questo granello di senape in un grande albero capace di ricoverare l’umanità languente e di ristorarla con ogni specie di soccorso.

 

Giorno 26

La missione apostolica per tutto il mondo
A M. Vincenzina Cusmano, 21-7-1882, LeA II, pp. 98-99.

La vostra missione è quella di servire Gesù nei suoi Poverelli, e quando il demonio si adopera in essi con maggiore violenza per fare riuscire inutile la vostra missione, vuol dire che la vostra opera lo spaventa. […] Siate sicuri nella fede che, essendo Gesù con voi, il trionfo è indubitato […] e troverete ad un tempo due grandi tesori: la perfetta vostra unione con Dio e il guadagno completo delle anime. […] Siate con Dio nella vostra santa osservanza e vincerete ogni ostacolo, la vostra missione apostolica si dilaterà per tutto il mondo e le vostre conquiste saranno immense e meravigliose.

 

Giorno 27

La terra in questo incendio di carità
A Suor Maddalena Cusmano, 6-5-1883, LeA I/1, p. 370.

Innamorateli di questo amore col vostro santo esempio, siate come il fuoco che tutto accende: «Ignem veni mittere in terram et quid volo nisi ut accendatur?», dice il buon Gesù, che venne a mettere il fuoco sulla terra e che non vuole altro che sia tutto acceso. E voi, che dovete imitarlo in tutto, non dovete portare altro che questo fuoco santo dell’amore di Dio e dovete appiccarlo ad ogni cuore, perché tutta la terra si consumi in questo incendio di carità.

 

Giorno 28

Predicare la fede per la carità delle opere
A M. Vincenzina Cusmano, 8-2-1887, LeA II, pp. 357-358.

Io non lascio di pregare perché il Signore vi mantenga forti e piene di salute nell’esercizio più eroico della carità cristiana. La vostra missione è appunto questa: predicare la fede per la carità delle vostre opere; e quello che far non potete, deve essere espresso colla nota del vostro massimo dolore. Mi auguro che questo Spirito sia sempre sovrabbondante nei vostri cuori, da diffonderlo a tutte le creature di cotesto paese, se si risveglierà a questo dolce invito come un sol uomo, amando Gesù nei Poverelli più abbandonati, più ributtanti, più sofferenti. Oh! Gesù mio! Amate Gesù! Amate Maria! e sarete fortunate abbastanza. Ridesterete la fede, propagherete l’incendio della carità ovunque.

 

Giorno 29

La predica del buon esempio
A Suor Lucina Imperati, 27-3-1885, LeA I/2, pp. 14-15.

Oh, che gran gioia se avremo la sorte di rispondere a Dio nello spirito della santa vocazione! Di certo la Mamma nostra Santissima, nel darvi la sua santa regola, vuole che lo scopo nostro sia quello di santificare il mondo per la continuata predica del buon esempio. Fortunati noi se vi riusciremo! Figlie mie, io mi raccomando assai alla vostra carità. Amate Gesù con tutto il vostro cuore e sarete felici. […] Amate Maria e avrete trovato il paradiso in terra. […] Finisco, benedicendovi unitamente alle orfane, ai poveri, agli ammalati, cogli aspiranti, inservienti e tutti.

 

Giorno 30

Il beato Giacomo Cusmano
Sua Santità Giovanni Paolo II, Città del Vaticano, 30-10-1983.

Il beato Giacomo Cusmano, medico e sacerdote, per sanare le piaghe della povertà e della miseria che affliggevano tanta parte della popolazione, […] scelse la via della carità: amore di Dio che si traduceva nell’amore effettivo verso i fratelli e nel dono di sé ai più bisognosi e sofferenti in un servizio spinto sino al sacrificio eroico. Egli guidò i suoi figli e le sue figlie spirituali all’esercizio della carità nella fedeltà ai consigli evangelici e nella tensione alla santità. Le sue lettere spirituali sono documenti di una sapienza ascetica in cui si accordano fortezza e soavità.

Anniversario della beatificazione del P. Giacomo Cusmano, Piazza San Pietro, 1983

 

Giorno 31

Far divampare il fuoco della carità
A M. Vincenzina Cusmano, 27-9-1887, LeA I/3, p. 357.

Benedico tutte le suore una per una, perché possano avere buona salute onde servire il Signore in buona osservanza sino alla fine della loro vita. Benedico lei con tutte le suore e i Poverelli di Gesù Cristo e le auguro la pienezza dell’amore di Dio per poterlo infondere in tutti e sapere ovunque far divampare il fuoco della carità.

«CARITA’ SENZA LIMITI»
E
«BOCCONE-AMO DI CARITA’»

«Venite, benedetti del Padre mio,
ricevete in eredità il regno preparato per voi
fin dalla fondazione del mondo. Perché…»
(Mt 25, 34)
«Dobbiamo aprire le braccia a tutti coloro che soffrono,
specialmente a quelli che sono rifiutati da tutti,
che non possono trovare asilo in altri istituti:
non sono di alcuno, dunque sono nostri»
(P. Giacomo Cusmano)

La missione cusmaniana ha un’ampiezza di destinazione che include tutti coloro che si trovano in situazione di bisogno, di qualunque età o condizione, «dalla culla al sepolcro». Poveri anziani, «vecchierelli» come teneramente li chiamava il Cusmano, fanciulli, infermi, famiglie bisognose, tutti sono da vedere nella loro realtà di persone umane degne di ogni attenzione, e come tali adeguatamente servite. L’ottica dello spirito poi con cui i figli e le figlie del Cusmano guardano ad essi, cioè come «luogo» della presenza di Dio, segno sacramentale del Cristo come lo è l’Eucaristia, oltre che portare a una pregnante mistica della carità, conduce a una generosa immolazione «sull’altare della carità», che giunge fino alla «posposizione», a una prassi di servizio fuor di misura.
E’ inoltre una missione integrale quella cusmaniana: si rivolge a tutti gli uomini e a tutto l’uomo, nelle varie dimensioni di una umanità aperta ai diversi valori, del corpo e dello spirito. Il P. Giacomo sente come «posizione dolorosa il dover negare l’aiuto ai poveri che ne hanno bisogno» e si augura che le sue case siano come quelle del Cottolengo, ove ogni umana sofferenza possa trovare aiuto e conforto.
Tra i poveri poi si devono scegliere «quelli di nessuno»: «Non sono di alcuno, dunque sono nostri». Campi di azione propri della missione cusmaniana, pertanto, sono tutti quelli che comunemente vengono elencati sotto il titolo di «opere di misericordia», corporale e spirituale. E’ sempre presente, infatti, e prioritario, lo scopo evangelizzatore dell’opera.
Ma è nel «boccone» che lo spirito cusmaniano raggiunge la sua specificità e originalità: il boccone è incontro di cuori, espressione della comune figliolanza del Padre, mezzo di prevenzione e di promozione umana, evangelizzazione del ricco e del povero, pedagogia della carità, proposta di famiglia cristiana dalla mensa aperta, stimolo alla formulazione di una società più giusta in cui si sia capaci di «soccorrere la miseria dei poveri rendendone meno disperata la vita, esercitare la carità dei ricchi, rendendone meno invidiata la sorte». E basterebbe che si desse «un poco da tutti coloro che hanno qualche cosa» per formare «il molto che bisogna pei poveri».
Così si faciliterebbe anche l’auspicato rinnovamento della Chiesa, una Chiesa in cui ogni famiglia cristiana giornalmente, attraverso il «boccone», si senta chiamata alla condivisione della propria mensa e alla comunione: una Chiesa, cioè, che faccia continuamente riferimento alla Chiesa delle origini. Il ricordo della diaconia dei tempi apostolici, delle agapi dei primi cristiani, il riferimento ai discepoli di Emmaus, che riconobbero Cristo «nello spezzare il pane», caricano di denso significato la prassi del «boccone cusmaniano», vedendone la matrice spirituale nel «boccone eucaristico»
Giustamente si è parlato di una «teologia cusmaniana dell’eucaristia», che va oltre una visione riduttiva, quale potrebbe essere la concezione troppo elementare e materiale di elemosina. Il «boccone cusmaniano» è quel «pane spezzato» che, realizzato, nella storia, nella persona stessa del Cristo per sfamare di Dio tutti gli uomini, resi figli del suo Padre Celeste, viene rinnovato ogni volta che, nel tempo, con la celebrazione eucaristica lo stesso Cristo si dona a noi sotto le specie eucaristiche, per sfamarci ancora una volta «di ogni dannoso appetito» e nutrirci «del vero nutrimento che dà la vita e la vita eterna».
Ma, per rendere pienamente efficace alla nostra santificazione questo mistero dell’amore di Dio – dice il Cusmano – occorre la nostra personale cooperazione: occorre che anche noi «spezziamo il pane», perché la fede nel Cristo presente sulla mensa dell’altare resta incompiuta se la nostra partecipazione al momento liturgico non viene completata con la conseguente prassi di vita.

 

Giorno 1

La carità che parte dal cuore di Dio
Conferenza sullo scopo dell’Associazione,
Febbraio 1884, «Pochi pensieri del P. Giacomo Cusmano», p. 7.

Nostro scopo è alleviare la povertà, dissipare l’ignoranza, alleggerire le sofferenze; sollevando i malati, istruendo gli ignoranti, soccorrendo i Poveri; in una parola, sovvenire ad ogni forma di infortuni, vendicare l’umanità così dimenticata e derelitta. Noi dobbiamo sentire nel cuor nostro l’impulso della tenerezza e della pietà; scendere nel campo della miseria; soccorrere la povertà; alleviare i dolori; asciugare le lacrime degli infelici; offrire al mondo intero lo spettacolo di quella carità che parte dal cuore di Dio.

 

Giorno 2

Il suffragio delle anime purganti
A Suor Maddalena Cusmano, 6-5-1883, LeA I/1, p. 369.

Noi preghiamo ed offriamo sempre le opere buone per suffragio delle anime purganti e in quel modo che più piace al Cuore del nostro Gesù; ma quando avete dei moribondi è sempre buono che si preghi e si faccia il più che si può per le loro anime, perché quei momenti sono assai preziosi ed io vi raccomando di assisterli con tutta carità, di pregare per loro e di aiutarli nel miglior modo che vi riesce possibile.

 

Giorno 3

Sull’altare della carità
Conferenza sul servizio dei Poveri,
Febbraio 1884, «Pochi pensieri del P. Giacomo Cusmano», p. 8.

Generosamente sull’altare della carità dobbiamo immolare a Dio la giovinezza, i domestici affetti, i beni di fortuna, rinunziare a tutto; tutto sacrificare per sovvenire quell’ammasso di umane miserie, la cui vista è così umiliante per l’orgoglio umano, così ributtante per l’umana delicatezza. […] Per noi il ben fare dev’essere un vero bisogno del cuore, una vera passione.

 

Giorno 4

Non sono di alcuno, dunque sono nostri
Conferenza sul servizio dei Poveri,
Febbraio 1884, «Pochi pensieri del P. Giacomo Cusmano», p. 8.

Dobbiamo aprire le braccia a tutti coloro che soffrono, specialmente a quelli che sono rifiutati da tutti, che non possono trovare asilo in altri istituti: non sono di alcuno, dunque sono nostri; la carità di Gesù Cristo abbraccia ogni sofferenza. Corriamo là ove più bisogni presenta la miseria, spiando tutti i mali della specie umana, perché nessuno ne resti senza conforto.

 

Giorno 5

I fanciulli, l’oggetto delle compiacenze di Gesù
Conferenza sul servizio degli orfani,
Marzo 1884, «Pochi pensieri di P. Giacomo Cusmano», pp. 11-12.

Stendiamo le braccia alla fanciullezza, con la fede di sovvenire all’infanzia di Gesù. Accogliamo il fanciullo orbato di padre o figlio di miseri genitori. Con sollecitudine pari a quella di una madre prendiamo cura dell’istruzione necessaria allo svolgimento delle facoltà della mente e del cuore. […] I fanciulli formarono e sono l’oggetto delle compiacenze di Gesù Cristo. E Gesù ebbe parole assai tremende contro coloro che non sanno custodire l’innocenza dei fanciulli. Impariamo da lui a saperli amare e custodire come la pupilla degli occhi suoi.

 

Giorno 6

Gli infermi, le afflitte membra del Cristo Crocifisso
Conferenza sul servizio degli infermi,
Marzo 1884, «Pochi pensieri del P. Giacomo Cusmano», p. 13.

Il povero infermo assistiamo con la più squisita carità, con ogni sollecitudine, curandone le malattie, siano anche del morbo più schifoso, senza ribrezzo lavandone le piaghe, medicando le putride ulcere. […] Lieti e rassegnati al capezzale degli infermi, cui dobbiamo assistere e di giorno e di notte, dimentichi di noi stessi, […] per non mai distaccarci dalle afflitte membra del Cristo Crocifisso. […] Adoperiamoci a ritornare a sanità il corpo; e studiamone ancora di rendere la salute allo spirito, perché aspettino tranquilli il dì del giudizio e volino in seno all’eterno e misericordioso amore.

 

Giorno 7

La premura che usereste pel proprio genitore
A Suor Maddalena Cusmano, 21-5-1884, LeA I/1, p. 489.

Faceste benissimo a far chiamare il medico pel povero paralitico, e così dovete far sempre; nelle sofferenze dei Poveri dovete usare tutta quella premura che usereste pel proprio genitore, aggiungendovi lo spirito che la santa regola c’ispira, inculcandoci di vedere il nostro amato Gesù, nel Poverello che affida alle nostre cure.

 

Giorno 8

Dalla culla al sepolcro, corpo e anima
Conferenza sul servizio degli infermi,
Marzo 1884, «Pochi pensieri del P. Giacomo Cusmano», p. 15.

Così noi dobbiamo servire il Povero di ogni età, in qualunque stato si trovi; assisterlo dalla culla sino al sepolcro, e prendendo cura del corpo dobbiamo agevolarne anche i modi di salvare l’anima, che tanto è preziosa agli occhi di Dio. Corrispondiamo fedelmente allo scopo di migliorare le condizioni del nostro prossimo e diminuire per quanto possibile la somma dei mali che pesano sopra l’umana famiglia: operando e lavorando! L’anima della nostra associazione dev’essere la vita operativa e laboriosa. Sulla nostra bandiera sta scritto: amare Dio col sudore della fronte!

 

Giorno 9

Ispirate la fame del pane eucaristico
A Suor Maddalena Cusmano, 6-5-1883, LeA I/1, p. 370.

Insegnate a tutti la santa dottrina e spiegatela in modo da farla capire a tutti. Ispirate a tutti la fame del pane eucaristico, perché sentano il desiderio di cibarsene ogni giorno e di custodirsi sempre in grazia di Dio onde non perdere la santa comunione. Fate loro pigliare la santa abitudine di farsi l’esame di coscienza ogni sera, di non dormire senza riconciliarsi col Signore con l’atto di contrizione vera. Fate in modo che sentano il desiderio di camminare nella via della virtù e che amino sempre a gara l’amabilissimo Gesù. Innamorateli di questo amore col vostro esempio: siate come il fuoco che tutto accende.

 

Giorno 10

Non il povero deve sperimentare la penuria, ma noi
A M. Vincenzina Cusmano, 21-10-1884, LeA II, p. 243.

Noi dobbiamo dare a mangiare ai Poveri pria di mangiare noi, ed egualmente dobbiamo vestire i Poveri pria di vestire noi, e così per tutto il resto delle cose necessarie alla vita; non è il Povero che deve pel primo sperimentare la penuria e la sofferenza, ma dobbiamo essere noi. Passiamo dunque all’osservanza, mettiamo negli occhi nostri questo lato prodigioso. Fate pel vestire quello che avete fatto pel mangiare; […] appresso vi leverete anche le camice per darle alle orfanelle, e così vedremo che, se il cuore dei monrealesi non si muove, certamente si muoverà quello di Dio.

 

Giorno 11

L’ideale della nostra istituzione
A P. Salvatore Gambino, 13-4-1883, LeA I/1, p. 345.

Se non fossi amareggiatissimo per le notizie da costì ricevute, qui troverei l’ideale della nostra istituzione. L’avrei voluto un momento al mio fianco per vederlo gioire, contemplando le misericordie usateci dal Signore, con ripetuti e continuati spettacoli di carità. Le buone suore, che in buona parte han gustato la delizia di dormire per terra, privilegio accordato secondo l’ordine gerarchico e di antichità, mi han lasciato assai contento per tutto; sebbene ora temo di me nel dire questa parola «contento», ma pure non posso fare a meno di dirlo.

 

Giorno 12

Nelle relazioni di sorella
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 355.

Questo spirito di rispettare, servire ed amare Gesù Cristo nel Povero, non deve venir meno nelle relazioni di sorella; e perciò si parleranno sempre collo stesso rispetto che usano col Povero, si ameranno collo stesso amore, si aiuteranno colla stessa premura, desiderando ognuna di gravarsi di tutta la fatica delle altre, perché le altre abbiano tempo di ristorarsi e di riposarsi. Né malattie, né stanchezza di lavori sostenuti esenta la buona suora da questo spirito, dovendo tutte cercare di potere morire per questo solo, per aver lavorato in aiuto del buon Gesù, sia nei Poveri che nelle suore.

 

Giorno 13

Date sempre e vi sarà dato
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 354.

Sia sempre pronta ad aiutare Gesù nel Povero e per qualunque bisogno, senza pensare mai al come si farà domani, quando potrà rimediare per oggi. La nostra cassa è quella della Provvidenza e non verrà mai meno a chi vive nella fede. Date sempre e vi sarà sempre dato. […] Oltre i Poveri interni avrete però quelli esterni. […] Quando manca per l’interno, siete voi obbligate a supplire col vostro; per l’esterno non avete questo obbligo, se non ve lo dà una speciale ispirazione dall’Amore colla viva fede di non mancare la sua carità.

 

Giorno 14

Correte, è sempre Gesù

Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 352.

Correte alla santa comunione, correte al letto dell’ammalato, correte a sfamare l’affamato, correte a vestire l’ignudo, a dissetare l’assetato, ad insegnare all’ignorante, a seppellire il morto, è sempre Gesù, non diminuite il vostro affetto, non allentate le vostre premure, non menomate il vostro spirito. Egli vi sta daccanto, languisce pel vostro amore e questo vuol darvi quando per tutte queste vie vi chiama a sé, vi avvicina e vi stringe al suo Cuore!

 

Giorno 15

Una casa come quella del Cottolengo
A M. Vincenzina Cusmano, 3-8-1887, LeA II, p. 396.

Noi dobbiamo fare la carità, ed io sono dolentissimo che tuttavia non abbiamo ovunque una casa come quella del Cottolengo, nella quale ogni umana afflizione trovi ristoro ed aiuto. […] Io prego, figlie mie, e fo pregare perché il Signore ci infonda il coraggio e lo spirito della vera carità. […] Stiamo sempre uniti a Lui e pronti ad ogni suo servizio e non abbiamo altro timore che quello di poterlo offendere.

 

Giorno 16

Tutto il resto delle opere di carità
Al sindaco di San Cataldo, 23-3-1885, LeA I/2, p. 8.

Io voglio essere pronto non solamente a pensare per le povere orfane, ma per le sale di baliato, per gli asili d’infanzia, pei poveri infermi, pei soccorsi a domicilio, e per tutto il resto delle opere di carità, che man mano potranno svilupparsi. Senonché mi sembra prudente che le cose si facessero ad una ad una e che si cominciasse la nuova, quando la prima iniziata fosse nel suo pieno ed ordinario sviluppo.

 

Giorno 17

Lo scopo che si prefigge la casa dei poveri
La Casa dei Poveri, 1868, Filippello, II/1, pp. 521-522.

Soccorrere la miseria dei Poveri rendendone meno disperata la vita, esercitare la carità dei ricchi facendone meno invidiata la sorte, distruggere l’accattonaggio riguardato dai pubblicisti come la vergogna di popoli colti, togliere la mostruosità di vedere nella stessa famiglia umana esseri sventurati morire d’inedia, impedire l’infame traffico delle tenere creature poste nella dura condizione o di morire di fame o di degradarsi con tanto scapito della morale e della salute pubblica: ecco lo scopo che si prefigge la Casa dei Poveri accogliendo in sé ogni condizione ed età, esercitando ogni industria, recando sollievi d’ogni ragione alle svariate miserie che accompagnano l’umanità dalla culla alla tomba.

 

Giorno 18

Propagare la fede per mezzo della carità
Statuti dell’Associazione «Boccone del Povero»,
[1868], Filippello II/1, p. 257.

Fine dell’Associazione del Boccone del Povero si è propagare la fede per mezzo della carità. Chiamasi così perché essa è tutta poggiata sulla privazione giornaliera che i soci fanno di un solo boccone, e perché il boccone che essa va raccogliendo nelle loro case è il mezzo principale di cui si serve per sollevare la miseria dei Poverelli.

 

Giorno 19

Ad ogni pietanza, da tutti un boccone
Lettera Pastorale di Mons. G. B. Naselli, 6-4-1869, Filippello II/1, p. 263.

In una famiglia (De Franchis) era l’ora del desinare, quando un giovane sacerdote amico […] si accorse d’un nobilissimo atto di carità, che solevasi in quella formalmente esercitare: vide che ad ogni pietanza toglievasi da tutti un boccone, che essi chiamavano il boccone del povero, e chetamente il riponeano in un piatto vuoto, collocato appositamente nel centro della mensa. Terminato quel pasto frugale, si vide entrare e sedere a mensa un Povero, cui i figli di quella pietosa famiglia affrettavansi a servire con quella grazia ed ilarità, che rende più accetto il donativo.

 

Giorno 20

Generalizzare tal atto nelle famiglie cristiane
Lettera Pastorale di Mons. G. B. Naselli, 6-4-1869, Filippello II/1, p. 263.

Questo fatto fu come una rivelazione al cuore del giovine sacerdote. […] Generalizzare tal atto nelle famiglie cristiane, stabilire la cosa sopra basi che avrebbero resa per tutti agevole la raccolta del boccone e la distribuzione ai Poveri, far conserva delle cencerie per coprire le nudità, o per utilizzarle col vendere le inservibili ad alcun uso, ecco l’idea che venne in punto ispirata da Dio a chi stava spettatore di quel pranzo cristiano, moderato dalla frugalità e santificato dalla carità pei Poverelli di Gesù Cristo.

 

Giorno 21

Quella tenerissima giornata
A M. Vincenzina Cusmano, 26-11-1887, LeA II/, pp, 177-179.

Dopo tanti anni di desiderio il Signore volle nella sua infinita misericordia accordarmi anche questo gran bene di vivere in comunità e con tanti ottimi sacerdoti, che m’impongono venerazione e rispetto. […] L’Eminentissimo salì sopra, benedisse noi e la casa e fece un discorso tenerissimo per affidarci la missione di evangelizzare i Poverelli di G.C. […] Non posso descrivere quella tenerissima giornata, che mi sarà presente per tutta la vita: ma spero che il Signore mi abbia rigenerato alla vera vita della fede nella sua adorabile volontà per darmi la sorte di impiegarmi per sempre al suo santo servizio.

Anniversario della Istituzione dei Missionari Servi dei Poveri: San Marco, 1887.

 

Giorno 22

Le «pie donne» si ispiravano allo spirito del P. Giacomo
Dichiarazione di mons. Ignazio Zuccaro, Filippello II/1, p. 121.

Era un prodigio come tutto veniva compito da sole sei donne. […] Quelle pie portavano tutto il peso dell’Associazione, stavano sino alla mezzanotte a lavorare quando, abbattute dalla fatica e dal sonno, così vestite com’erano, adagiavansi un po’ a dormire fino alle quattro del mattino. Con quanta gioia si lavorava da tutte! Molte facevano a gara per prestare l’opera loro. Quegli umili servizi erano invidiati. Era sì grande l’amore che animava quelle pie, che tutte erano come estatiche, parea che in terra non posassero. Tutte ispiravansi allo spirito di sacrifizio del P. Giacomo.

 

Giorno 23

L’«eroica giovine» Marianna Delisi
Lettera Pastorale di Mons. G. B. Naselli, 6-4-1869, Filippello II/1, p. 266.

Instancabile e sofferente tolse per sé tutto il peso della fatica. […] Spese l’eroica giovine un paio d’anni in questo caritatevole esercizio, quando una grave malattia viene a coglierla nel bel centro delle sue fatiche; ma non ristette per questo. […] Già spirante ricordava ancora alle sorelle i sussidi da attribuirsi ai poveri. Fu compianta da tutti i poverelli, ai quali, quando non poteva apprestar gli aiuti corporali avea sempre dato i conforti dell’anima, per lo spirito di penitenza che infondeva in essi, esortandoli come madre amorosa a rassegnarsi ai divini voleri. I primi suffragi […] saranno applicati all’anima caritatevole di Marianna Delisi.

 

Giorno 24

Un apostolato di carità nella vostra famiglia
Lettera Pastorale di Mons. G. B. Naselli, 6-4-1869, Filippello II/1, p. 273.

Non si chiede il vostro denaro, ma un solo boccone, che ognuno può agevolmente togliere dalle giornaliere pietanze, e questo per darlo a Gesù Cristo nella persona dei suoi poveri. Vi si domanda che esortiate le vostre famiglie a fare altrettanto, e questo non senza un grande vantaggio dell’anima vostra. Così infatti eserciterete un apostolato di carità nella vostra famiglia; i vostri fanciulli si educheranno ad aver viscere di misericordia verso gli infelici, il pensiero del povero sarà perenne e la compassione per esso diverrà connaturata e come sangue nelle vene dei vostri figliuoli.

 

Giorno 25

Il mezzo adoperato dal divino Maestro
Lettera Pastorale di Mons. G. B. Naselli, 6-4-1869, Filippello II/1, p. 274.

Il mezzo opportunissimo a conservare la fede nel popolo è sollevarne, quanto si può, la miseria e la fame. Fu questo appunto il mezzo adoperato dal divino Maestro per allettare i poveri all’amore della sua religione. Egli saziava di pane le turbe fameliche pria di istruirle ne’ misteri più sublimi dell’Eucaristia, che è la base della fede cristiana. I suoi discepoli non facevano diversamente. Non era infatti l’elemosina il mezzo potentissimo di cui si valeva l’Apostolo per propagare e mantenere la fede cristiana in tutto il mondo?

 

Giorno 26

Il Boccone del Povero è la santa Comunione
Conferenza sul Boccone del Povero, [1880], Filippello II/2, p. 226.

Questo nome misterioso (il Boccone del Povero) […] venne dall’idea della santa Eucaristia, sacramento del divino amore, per mezzo del quale Gesù Cristo, rendendosi pane di vita eterna e comunicandosi nella frazione di esso ai peccatori, che sono nel vero senso i poveri, perché spogli affatto dei beni eterni, viene a ricercarli sfamandoli di ogni strano e dannoso appetito e nutrendoli del vero nutrimento che dà la vita e la vita eterna. Talché il Boccone del Povero, nel suo intendimento, è la santa Comunione, per la quale, procurando che partecipino tutti i peccatori, si diffonda ovunque il principio della generazione e della vita.

 

Giorno 27

Unire tutti nel vincolo della carità
Conferenza sul Boccone del Povero, [1880], Filippello, II/2, p 226.

Da ciò si vede che il soccorso materiale, che si è cercato dall’Associazione nata sotto questo nome, non ha avuto altro scopo che quello di riunire mezzi ed operai per lavorare alla vita vera, all’osservanza della santa legge di Dio, all’imitazione e all’unione di Gesù Cristo; e così, avvicinando i ricchi ai poveri, unire tutte le creature nel vincolo della carità che formar deve l’eterna beatitudine degli eletti.

 

Giorno 28

Un poco formerebbe il molto che bisogna pei Poveri
A nome di M. Vincenzina Cusmano, senza destinatario, Senza data, LeF II, p. 473.

Oh! Se si ridestasse in tutti i cuori la carità di Gesù Cristo, come finirebbe lo strazio della povertà abbandonata che oggi mai ripete fra noi le scene della più crudele barbarie! Un poco che si darebbe da tutti coloro che hanno qualche cosa, formerebbe il molto che bisogna pei Poveri, e senza avvedercene sarebbe sollevata ogni miseria, e s’impedirebbe la disperazione di tanti che attirano l’indignazione di Dio colle loro imprecazioni contro i ricchi che vivono dimentichi delle loro sofferenze.

 

Giorno 29

Conobbero Gesù mentre spezzava il pane
Detti riferiti da sacerdoti di S. Giuseppe Jato, Filippello II/2, p. 296.

Gesù spezzò il pane per cibare le turbe, e affidò agli apostoli la missione di aiutarli e servirli. […] I due discepoli di Emmaus conobbero Gesù non mentr’egli spiegava le Scritture, ma mentre spezzava il pane. Dunque noi, se vogliamo far conoscere Gesù, dobbiamo cominciare non dal docere ma dal facere. […] Spezziamo il pane ai poveri, pasciamoli col boccone offerto dalla carità cristiana e benedetto dalla carità divina; e così li renderemo docili al nostro ministero sacerdotale: da bruti li ridurremo a uomini, e da uomini li ridurremo cristiani.

 

Giorno 30

Felice quel giorno quando l’amo del boccone…
Detti riferiti da Michele De Franchis, Filippello II/1, p. 64.

O cuori dei Poverelli, il boccone preparato dai ricchi sarà la vostra esca; il boccone vi prenderà all’amo, all’amore di Dio! E preda di Gesù diverrete voi pure, o ricchi. Io vi preparo un amo per cogliervi: […] esso prenderà pure il vostro cuore nell’atto medesimo in cui voi vi metterete il vostro boccone per darlo ai bisognosi! […] Felice quel giorno quando l’amo del boccone potrà prendere insieme il cuore del ricco ed il cuore del povero, quando esso potrà unire tutti i cuori in uno, quando potrà dirsi che tutti in unità di amore formiamo un cuor solo, un’anima sola!

«QUESTA VITA, UN VIAGGIO VERSO L’ETERNITA’»

«Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che,
prese le lampade, uscirono incontro allo sposo. […]
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora»
(Mt 25, 1-13)
«Amate Gesù con tutto il vostro cuore e sarete felici.
Amate Maria e avrete trovato il Paradiso in terra»
(P. Giacomo Cusmano)

Il mese di dicembre, ultimo dell’anno, è ricco di spiritualità mariana e cristologica. La Madre e il Figlio, come sono stati uniti intimamente nella vita terrena, lo sono anche nella vita della Chiesa. Il Cusmano sente profondamente la presenza di Maria, la Gran Madre di Dio come egli la denomina, nella vita del popolo cristiano, il quale senza Maria sarebbe del tutto povero, orfano della Mamma celeste. Il legame con il Figlio suo divino è oltremodo evidente nella sua Concezione Immacolata e, in correlazione, nella generazione terrena del Verbo Eterno di Dio, Incarnato e fattosi uomo appunto per la mediazione di Maria, la Vergine Madre Immacolata.
La spiritualità cristocentrica del Cusmano, che parte proprio dalla considerazione del «Verbo Umanato», sottolinea poi con particolari sfumature il tempo liturgico natalizio, segnalando quel clima di festa e di novità che è la Novena del Santo Natale, che egli vuole celebrata nel modo più devoto e gioioso.
Ma la fine dell’anno sollecita pure la considerazione del senso escatologico della vita umana, quell’accelerazione del corso della vita con il procedere degli anni. Ed è quanto mai opportuno ascoltare la voce del Padre che ci esorta a vivere sempre più intensamente i momenti che ci separano dal grande incontro con Dio, il momento tanto temuto e tanto atteso.
La vita, dice il P. Giacomo, è un viaggio verso l’eternità, ma la sua meta finale dobbiamo prepararla qui, mentre siamo ancora «viatori», in attesa di essere anche noi «beati» comprensori, là nel Paradiso, dove sarà molto bello ritrovarci tutti insiem, accolti di volta in volta dai fratelli e dalle sorelle che ci hanno precedute.
E allora, teniamo accesa la lampada…

 

Giorno 1

La Mamma nostra è la Madre di Dio
A Suor Lucina Imperati, 8-8-1887, LeA I/3, pp. 171-172.

Nostro Signore Gesù Cristo ci ha insegnato che, qualunque cosa noi domandiamo in suo nome all’Eterno suo Padre, ci sarà accordata. Oltre ciò si ricordino che la Mamma nostra è la stessa Madre di Dio, che essa è la nostra Superiora, e che siamo nella sua casa, all’osservanza della sua regola; stia fiduciosa e piena di coraggio, che otterrà tutto. […] Qui si sta facendo eseguire una bella statua della Immacolata come una delle apparizioni di Lourdes. […] La benedico con tutti.

 

Giorno 2

Per mezzo della Madre Santissima
A Suor Maddalena Cusmano, 6-5-1883, LeA I/1, pp. 374-76.

Se voi non conoscete del tutto la vostra santa regola, pure avete quanto basta per sapere come regolarvi per imitare in voi la vita di Gesù Cristo, seguendo in tutto il suo esempio per mezzo della Madre Santissima che fu la prima a copiarla in sé. Siate dunque vigilanti in tutto, e pronte a lasciare la vita pria dell’osservanza, ch’è la vita vera vostra e vita eterna. […] Vi benedico tutti nel Signore, perché vi faccia secondo il suo cuore.

 

Giorno 3

La Gran Madre di Dio e Mamma nostra
A Suor Amalia Sesti, 28-10-1885, LeA I/2, pp. 228-229.

La predica dell’esempio è la più eloquente ed efficace. […] Addio a tutte, buone figlie; pensate sempre che avete scelto Gesù per vostra eredità nel tempo e nell’eternità e che avete promesso, per contentare la Gran Madre di Dio e Mamma nostra, di copiare in voi la sua vita. Vi benedico di nuovo.

 

Giorno 4

Un’Ave alla Madre di Dio
Beato Annibale Di Francia,
Testimonianza, 7-3-1923, cit. G. Dolcimascolo, «Sulle relazioni…».

Lo accompagnavo alla stazione. […] Pensando a tante cose belle che aveva compite il P. Giacomo, […] lo interrogai: «P. Giacomo, come fa Vostra Reverenza per ottenere le grazie dal Signore per la fondazione della sua opera?». Mi rispose: «Dico un’Ave alla Madre di Dio». Non mi appagai, mi parve troppo poco, e lo interrogai di nuovo. […] Mi replicò: «Dico un’Ave alla Madre di Dio». Ed io, che non avevo la sua fede, ebbi il coraggio d’insistere per la terza volta per strappargli il segreto. […] E il Servo del Signore, […] ripetendomi per la terza volta la frase nuda e semplice: «Dico un’Ave Maria alla Madre di Dio».

 

Giorno 5

Per maestra la Gran Madre di Dio
Senza destinatario né data, LeF II, p. 193.

Questa regola propone e vuole l’imitazione perfetta della vita di Gesù Cristo ed ha per maestra e per prima superiora la Gran Madre di Dio, perché essa fu la prima che la praticò copiandola in sé. Da ciò facilmente può comprendersi che l’ubbidienza sino alla morte ed alla morte di croce deve formare il grande desiderio di chi si sente chiamata a dedicare la sua vita al servizio di Gesù Cristo nei suoi Poverelli. Uno sguardo a Gesù Cristo basta per togliere la curiosità di voler conoscere la regola. Cosa fece Gesù Cristo per i poveri peccatori? Per l’anima nostra medesima? Questo deve fare l’anima chiamata in questa regola al servizio di Gesù Cristo nei suoi Poverelli.

 

Giorno 6

Che sia contenta di noi la Mamma nostra
A una suora, 13-11-1885, LeA I/2, p. 244

Non basta il nostro contento per professare i santi Voti nella Regola della Gran Madre di Dio, ma bisogna che sia contenta di noi la Mamma nostra e il suo Divino Figliuolo, Gesù Cristo Dio consustanziale al Padre, e Sposo amantissimo delle anime nostre. […] La vita di Gesù Cristo copiata dalla Santissima Vergine è la Regola nostra; noi dobbiamo copiare in noi Gesù Cristo medesimo. […] S’impegni adunque, figlia mia, alla perfetta osservanza della santa Regola; lasci contenta la Mamma e il Figliuolo della sua osservanza. Prepari la sua dote copiando Gesù […] e a questo gran fine la benedico nel nome del Signore e della Vergine Santa.

 

Giorno 7

Domani è il giorno della Mamma nostra
A una suora, 7-12-1882, LeA I/1, p. 325.

Io vi ricordo che domani è il giorno della Mamma nostra Santissima, e vi esorto a stringere un nodo nell’amoroso affetto della Gran Madre di Dio e Madre nostra colla perfetta unione all’adorabile volontà del Figlio suo. Volete piacere alla Madre? Amate tenerissimamente il Figlio. Volete piacere al Figlio? Amate tenerissimamente la Madre, e così sarete la figlia prediletta e riceverete la pienezza del dono di Dio.

 

Giorno 8

Il giorno della Mamma nostra Immacolata
A Suor Veronica Calascibetta, 7-12-1882, LeA I/1, p. 328.

È il giorno della Mamma nostra, quello in cui ricevi la presente, e sotto il titolo d’Immacolata; qual’altra gioia possono dare le figlie a tanta Madre fuori di questa, di custodirsi pure e senza macchia per di lei amore e del suo Santissimo Figlio? Oh! Io lo spero che questo giorno sia per voi di rinnovellamento di spirito per mostrarvi da oggi in poi le vere figlie della Gran Madre di Dio e serve del suo benedetto Figliuolo nei suoi Poverelli. Volano i momenti del nostro tempo […] arriverà quello che ci presenterà al cospetto di Madre sì tenera! Che dolore se non avremo il suo uniforme!

 

Giorno 9

Rilegga sempre le mie lettere
A Suor Amalia Sesti, 2-12-1884, LeA I/1, pp. 644-645.

Sarebbe stato sempre mio desiderio che lei, figlia mia, avesse letto e riletto al bisogno la prima mia lettera e le altre di seguito, perché avesse potuto meglio rispondere allo spirito della santa obbedienza. […] Lei ha mal capito sin ora quello che vuole il Signore col permettere tutte queste cose; Dio vuole la prova della sua fedeltà conservandosi nello spirito della regola. […] Rilegga sempre le mie lettere e conformi il suo spirito a quanto l’obbedienza le dice. Se arriverà a far questo, allora comincia veramente ad essere Serva dei Poveri e a corrispondere alla sua vocazione.

 

Giorno 10

Mondo, carne, demonio…
Alle suore della comunità di Valguarnera, 24-4-1883, LeA I/1, p. 351.

E’ la spada della giustizia che deve farla finita con questi orridi usurpatori dell’amore di Dio nel nostro cuore e nelle nostre anime. Mondo, carne, demonio, superbia di vita, amor proprio sono crudeli tiranni feroci di noi, miseri figliuoli della colpa, che ardiscono mettersi al posto di Dio e tenerci schiavi in catene crudeli da non farci più sentire la nostra gran dignità di figlluoli di Dio, di spose di Gesù cristo. […] Animo, adunque, figlie mie! Coraggio! […] Cacciate fuori dal vostro cuore verginale questi crudeli usurpatori del regno di Dio nelle anime nostre, e verrà in voi il vostro regno e voi farete la sua Volontà in terra come la fanno i beati nel cielo.

 

Giorno 11

Voi invece pensate a tante cose…
Al personale della prima comunità, 31-3-1872, LeA I/1, p. 60.

Nel chiamarvi a tanta sorte non volle alimentare la vostra vana gloria e la vostra superbia; ma tutto al contrario vi ha prescelto per farvi apprezzare la povertà, l’umiltà, la purità, la carità, e farvi modello di ogni virtù cristiana, […] sollecito solo di tesorizzare dei tesori del cielo! Voi invece pensate a tante cose, vi angustiate di mille altre, vi fate sempre più intollerante, meno ubbidiente, più pretendente. […] Non agitate il vostro cuore circa molte cose; una sola è necessaria: amare Dio. Non siate sollecito di quello che serve o servirà al vostro vestire o al vostro mangiare. «Quaerite primum regnum Dei et haec pmnia adicientur vobis».

 

Giorno 12

Perché perdere tempo?
Al personale della prima comunità, 31-3-1872, LeA I/1, pp. 61-62.

Iddio vi ha dato una bella occasione per la vostra santificazione, chiamandovi al suo santo servizio in questa casa di santità. Come avete profittato delle sue grazie? Qual uso avete fatto dei doni di Dio? Pensateci un po’ seriamente […] Perché perdere tempo in vani discorsi e ridicole dicerie? Perché non profittare di tutti i momenti per spingere il cuore nostro e quello degli altri al suo divino amore? […] Ah! Si faccia sentire la sua santa pace nel di lei cuore per profittare del tempo che Dio lascia a di lei disposizione, onde guadagnarsi l’eternità felice.

 

Giorno 13

Chissà se sarà l’ultima visita…
A una suora, 5-4-1887, LeA I/3, p. 48.

Noi non sappiamo l’ora nella quale arriverà la morte, e per questo dobbiamo essere sempre preparati, perché il Signore ci avvisa che verrà quando meno lo aspettiamo. Però bisogna avere fiducia nella misericordia di Dio e non disperare mai della sua bontà. Aspetta in pace, figlia mia, la visita del Signore e con piena rassegnazione abbraccia la croce che il Signore ti ha mandato. Chi sa se sarà questa l’ultima visita che il Signore ti fa sulla terra! Procura di trarne profitto, perché è assai amara la sorte di coloro che saranno da Lui divisi nell’eternità.

 

Giorno 14

Nell’eternità non potrà più rimediarvi
A Suor Adaucta Calascibetta, 20-2-1887, LeA I/3, pp. 31-32.

Figlia mia, è il Signore che mi ha affidato l’anima sua, ed io non posso lasciare di fare il mio dovere per guadagnarla a Gesù Cristo. Ma lei deve dire davvero, deve rendere conto del passato qui, per non renderlo dinanzi alla presenza del severo Giudice nell’eternità dove non potrà più rimediarvi; e deve cambiare assolutamente vita. […] Se non aggiusta il passato, non potrà mutare per l’avvenire, e si troverà sempre nella schiavitù del suo cuore e del demonio. […] Cominci una vita nuova, una vita di vera suora, di sposa vera di Gesù Cristo, […] Che grande sventura passare da questa vita senza averlo conosciuto ed amato. «Misero chi non l’ama. Se la grand’ora il chiama, mai più l’amerà».

 

Giorno 15

Gli interessi della vita eterna
A M. Vincenzina Cusmano, 27-7-1887, LeA II, pp. 391-392.

I negozianti per un solo guadagno pecuniario non curano stenti e non lasciano cosa inosservata per raggiungere il maggior guadagno. Così anche più accorta dovrebbe essere l’anima per gli interessi della vita eterna. […] Oh! Allora sì che troverà la pace del signore e capirà che, anche in terra, possono pregustarsi le delizie del cielo, che io le desidero

 

Giorno 16

Il S. Natale è la festa nostra
A Suor Vittoria Anello, 17-12-1887, LeA I/3, p. 425.

Spiacemi che non pensano per la novena del S. Natale. La prego, se loro non ci pensano, di farla, leggendo il libro con tutta devozione, e di far cantare alle ragazze il «Tu scendi dalle stelle», scegliendo un piccolo numero di voci, bene accordate e a mezza voce, senza quelle lunghe cantilene che fanno perdere la devozione. Il S. Natale è la festa nostra ed io non vorrei che si trascurasse.

 

Giorno 17

Preparate la via del Signore
Omelia alle suore nel periodo natalizio, Senza data, LeF II, p. 539.

Gridava il Battista nel deserto: «Preparate la via del Signore, e vedrà ogni uomo il Salvatore di Dio». Or Giovanni è l’espressione, è la sintesi della Chiesa che lo precorse, egli raccolse in sé lo spirito di tutti i profeti, egli la fede e la carità di tutti i giusti, egli il desiderio ardente di tutti i patriarchi per Gesù Cristo. E quando Giovanni esulta dinanzi a Gesù Cristo, sono in lui tutti i Profeti, tutti i patriarchi, tutti i giusti che esultano sin da Abramo, pel desiderio di colui che dovea venire nel nome del Signore, desiderato da tutte le genti.

 

Giorno 18

L’anima mia è assetata di te
Omelia alle suore nel periodo natalizio, Senza data, LeF II, p540.

O spose fortunate, svegliate sempre più il vostro desiderio e il vostro amore per Gesù Cristo venuto, che starà con noi personalmente fino alla consumazione dei secoli nel sacri cibori eucaristici. Oh! Io veggo, diceva l’antica Sinagoga, io veggo il Messia sospirato, ma non al presente; lo scorgo, ma non da vicino. […] L’anima, gridava il Profeta esprimendo il desiderio di tutta la Chiesa, l’anima mia è assetata di te, la mia carne ti brama in terra arida e asciutta, senza acqua. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivo. Noi ti desideriamo come il cervo assetato desidera l’acqua, come il deserto la pioggia. L’anima nostra si consuma e vien meno nel desiderio del Salvatore di Dio.

 

Giorno 19

Abbiamo contemplato il Verbo Divino
A M. Vincenzina Cusmano, 18-12-1885, LeA II, p. 313.

Siamo in corso di novena: in questo primo triduo abbiamo contemplato il Verbo Divino nel seno del Padre; in questo che segue lo contempleremo nel seno della Vergine Mamma nostra e nel terzo lo vedremo e ci prepareremo a vederlo vestito della nostra carne e tutto nostro e studieremo come doverci fare suoi.

 

Giorno 20

Scenda il desiderio dei colli eterni
Omelia alle suore nel periodo natalizio, Senza data, LeF II, p. 540.

Ma deh! Perché mai il Signore differisce il suo Cristo? Egli ha posto dinanzi a sé una nuvola, perché non penetri sino a lui il nostro gemito. E noi alziamo le grida come nei dì solenni nella casa del Signore, tanto che si rompa il saldo diamante de’ cieli, e scenda il desiderio dei colli eterni. Al Cristo venturo rendono testimonianza la legge e i profeti, questa era la voce di tutta la sinagoga, questo l’ardente desiderio. Il Cristo venturo si predicava ogni sabato, questo si ripeteva ogni giorno, a questo si pensava in ogni momento. Del Cristo parlava il padre alla famiglia, di lui il maestro agli scolari, di lui il sacerdote ai fedeli. Del Cristo si trattava nelle conversazioni, questa era la buona novella che si attendeva da secoli, quel popolo non conosceva altra storia.

 

Giorno 21

L’economia di tutte le Scritture
Omelia alle suore durante il periodo natalizio, Senza data, LeF II, p. 541.

Di questo erano occupate le menti, per questo avvampavano i cuori. E ne erano tanto inebriati, era sì forte la brama e la passione che ne sentivano, che nei discorsi familiari, mentre ragionavano di cose aliene, mentre trattavan tutt’altri affari, si riduceano a parlar del Messia. Questa è l’economia di tutte le Scritture, questo è lo stile dei Profeti. Non sono voli lirici, sono slanci d’amore, era l’eloquenza del cuore, anziché quella del sillogismo; si sentivano trasportati dallo Spirito di Dio, e volavano al Messia. Ohimé! G.C. lontano traeva a sé così fortemente i cuori di quegli antichi, presente ha sì lontani i nostri! Non veduto era ardentemente amato; posseduto è così indegnamente negletto!

 

Giorno 22

Il più santo dei giorni per lui
P. Pietro Boccone, Filippello, I, p. 159.

Il più solenne, il più santo dei giorni per lui è arrivato. Il can. Turano, suo padre spirituale, assiste al conferimento del sacerdozio. Quando il vescovo interroga: «Chi salirà il monte del Signore, o chi starà nel suo santuario?», il Turano risponde con un tono così marcato da far comprendere che quella risposta era positivamente allusiva a Giacomo: «Colui che ha le mani pure e il cuore mondo… questi avrà benedizioni dal Signore e misericordia da Dio suo Salvatore; tale è la stirpe di coloro che cercano la faccia del Dio di Jacob!». E quando il vescovo cerca pubbliche testimonianze per sapere se l’ordinando sia degno del sacerdozio, il Turano solennemente ed enfaticamente afferma: «Scio et testificor».

Ordinazione sacerdotale del P. Giacomo Cusmano: Palermo, 22 dicembre 1860.

 

Giorno 23

Felice con Gesù Bambino nel cuore
A Maria Stella Celestre, 23-12-1885, LeF II, p. 184.

Si avvicina la festa del S. Natale ed io vorrei che la buona figlia mia sentisse la voce degli angeli, che annunziano la gloria che si deve a Dio nell’alto dei cieli e la pace che si dona agli uomini di buona volontà in terra, e vorrei che questa voce producesse nel suo cuore gli effetti salutari per vederla felice con Gesù Bambino nel suo cuore.

 

Giorno 24

Il Bambino Gesù prenda possesso della casa nostra
A Suor Celeste Calascibetta, 19-12-1884, LeA I/1, p. 649.

Mi auguro che il Signore vi accordi la grazia di solennizzare con vera devozione la natività del nostro Bambinello Gesù, e che riesca tanto tenera tale funzione ad ognuna di voi, da lasciarvi rubare tutto il cuore del suo santo amore, per portarlo sempre nel cuore vostro nel tempo e nell’eternità. Pregate per me e per tutti in quei momenti solenni e fate che il Bambino Gesù prenda possesso della casa nostra, e Lui solo vi regni e vi governi sino alla consumazione dei secoli.

 

Giorno 25

Nasca Gesù Bambino nel suo cuore
A un signore (Don Gaetano), Senza data, LeF II, pp. 487-488.

Le auguro tutte le celesti benedizioni per le feste natalizie. Nasca Gesù Bambino nel suo cuore e vi porti la pace che Egli donò agli uomini di buona volontà e l’unisca in tutto al suo s. volere da non vivere più in sé, ma in G.C., ch’è vita e pace e sicura ricchezza! La benedico nel Signore con tutti di sua degna famiglia.

 

Giorno 26

In compagnia del Bambinello
A Frate Arcangelo Di Maggio, 17-1-1888, LeA I/3, p. 444.

Il gran freddo di San Marco mi ha fatto calcolare quale deve essere quello che voi avete dovuto patire in cotesta casa, così scautelata; bisogna il Bambinello di Betlem per poterlo soffrire senza disagio! Gesù, per amor vostro noi vogliamo incontrare qualunque patire; il vostro amore soltanto ci sarà sufficiente a portarlo in pace , anche con santa letizia!

 

Giorno 27

Come sarà bello in Paradiso…
A Suor Lucina Imperati, 24-7-1887, LeA I/3, pp. 119-120.

Non accresca il suo soffrire, ma metta tutto quello che il Signore le regala come un fascio di mirra, dinanzi a Lui, per amore del quale solamente si può avere la forza di abbracciarlo. […] Oh! Come sarà bello poterci ricordare in Paradiso di aver sofferto qualche cosa per amore di Dio! E’ questo il pabulo delle anime amanti; ed io vorrei che fosse il pabulo di tutti noi, per essere lieto della più grande e sicura letizia che possa aversi sopra la terra. I santi desideravano il patire; e chi studia ala loro vita, facilmente si accorge che nessun’altra cosa è tanto desiderabile sopra la terra.

Anniversario della morte di P. Francesco Spoto,
Repubblica Democratica del Congo, Rungu, 1964.

 

Giorno 28

I beati … e i viatori
A una suora, Senza data, LeF II, pp. 386-387.

È assai dolce all’anima assaporare i carismi di Dio e sentire quella dolcezza che non gustata non si intende mai. Ma non è in questo che si piace al Signore. Egli per venire a noi non prescelse la via dei fiori, ma quella delle spine. […] Abbracciamo la croce che egli ci dà, saremo certi di ritrovarlo per questa via: […] camminandovi, non vedi tu le orme del suo prezioso Sangue che egli vi ha stampate? […] I beati sono beati… e i viatori solo quando sono nella Croce con Gesù Cristo possiedono Dio e vivono nella sua volontà. E da questo è vero, verissimo quanto rivelò S. Teresa che noi patendo e i beati godendo abbiamo la vera felicità. Ed io, da padre, non posso desiderarvi altrimenti.

 

Giorno 29

Teniamo la lampada accesa
A Suor Amalia Sesti, 4-4-1886, LeA I/2, p. 334.

È necessario che le anime nostre si educhino alla vita della fede e sperare in Dio solo e per questo il Signore toglie le speranze umane per metterci nelle vie sue. Seguiamolo, figlie mie, ma non lasciamo di stare fermi nei nostri doveri, nella santa osservanza, nel gemito della preghiera, sicuri nella santa aspettazione dell’arrivo del Signore. Teniamo accesa la lampada, per trovarci pronte al suo arrivo e non dubitiamo punto del suo abbandono. Egli è Padre, amico e sposo delle anime nostre, e non tarderà a venire in nostro soccorso se noi cammineremo nelle sue vie.

 

Giorno 30

Questa vita, un viaggio nell’eternità
A M. Vincenzina Cusmano, 9-7-1886, LeA II, pp. 319-320.

Che grande consolazione sarà per le nostre anime, se dopo il penoso viaggio di questa vita troveremo le nostre sorelle e la prima Assistente che ci introducono nella casa di Dio nel Paradiso! Fortunate le anime che calcolano questa vita come un viaggio nell’eternità e non fermano qui la loro stanza, ma si preparano e si affaticano solamente per formarsela nell’eternità! Voi, per predilezione di Dio, siete chiamate a questa gran sorte, e conviene raggiungerla ad ogni costo. Viva Gesù! Ecco il motto d’ordine che ci deve spingere sempre avanti, facendolo sempre abitare nei nostri cuori.

 

Giorno 31

Le infinite grazie che il Signore ci ha usate…
A Suor Pasqualina Lauriano, 31-12-1887, LeA I/3, p. 433.

È l’ultimo giorno dell’anno 1887; quanti motivi non abbiamo di rendere infinite grazie al Signore, per le infinite grazie che ci ha usate, e quante calde preghiere non dobbiamo a Lui rivolgere pel nostro fedele regolamento per l’avvenire! Io con tutti della Comunità abbiamo pregato e pregheremo per questo, implorando tutte le celesti benedizioni sopra di voi ed in tale abbondanza da parteciparne, per la vostra edificazione, tutto cotesta città, ed in particolare le anime al vostro zelo affidate, augurandovi ogni bene temporale ed eterno.