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CONGREGAZIONE FEMMINILE SUORE SERVE DEI POVERI

ASSOCIAZIONE

È la prima delle fondazioni del Cusmano, il quale vi diede inizio il 21 febbraio 1867, nel clima del pauperismo che, negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia, colpì la Sicilia, soprattutto in seguito alla legge di soppressione dei conventi e dei monasteri.  Il Cusmano si sentiva interpellato dal di dentro a fare qualcosa per i poveri della sua città. Una pia pratica in uso presso la famiglia dell’amico Michele De Franchis lo aveva illuminato circa la modalità di attuazione del suo anelito di carità verso i poveri: aveva visto che, al pranzo, ogni commensale prelevava un «boccone» da ogni pietanza, il quale, messo insieme con quello degli altri commensali, formava il pasto per un povero, giornalmente ammesso alla loro mensa. Lo stesso egli voleva fare a Palermo, coinvolgendo tutte le famiglie nella pratica del «boccone» per i poveri della città. Ma da ben sette anni lottava per la realizzazione della sua idea, non ottenendone il permesso dal suo direttore spirituale, il can.co Domenico Turano.

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Nel febbraio 1867, però, una notizia diffusa su un giornale, della morte per fame di un ragazzo e di una giovane, gli fece strappare il consenso dal Turano ed egli poté dare inizio all’opera tanto desiderata. Nacque così l’Associazione del Boccone del Povero, un movimento caritativo che mobilitò, all’insegna della carità del «boccone», tutta la Chiesa palermitana nelle varie sue componenti. Per un po’ di tempo il Cusmano lavorò da solo, ma ben presto si affiancarono a lui sacerdoti e laici di ambo i sessi nella colletta e nella distribuzione del «boccone» ai poveri, anche in seguito all’invito dell’arcivescovo, che autorizzò il Cusmano a riunire cooperatori.

Era pertanto una nuova immagine di Chiesa, che prevedeva un rinnovamento generale. L’Associazione del Boccone del Povero chiamava tutti: clero, religiosi e laici, uomini e donne, famiglie, ricchi e poveri, a contribuire al rinnovamento della vita ecclesiale siciliana. Nel tessuto della carità ecclesiale si qualificava, nello specifico della carità del «boccone», come l’animazione caritativa delle strutture ecclesiali, parrocchie, gruppi e associazioni, dell’intera cittadinanza nelle sue dimensioni familiari, civili e sociali.

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